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Crisi economica, come risponde il mondo Gli ultimi provvedimenti Stato per Stato

marzo 27, 2009 di Redazione 

Paese per Paese, come il mondo sta reagendo alle difficoltà: concretamente quali misure ha preso chi, per rispondere alla crisi. Le schede. 

Nella foto, il presidente americano Barack Obama con alcuni consiglieri

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di Attilio IEVOLELLA

L’attualità è limpida, almeno in questo momento: cartello ‘Lavori in corso’ esposto ufficialmente, sino a data da destinarsi… E aggiornamenti continui, con proposte e piani economici ad hoc.
Altrettanto chiaro anche il contesto, europeo e mondiale: crisi finanziaria prima, ed economica poi. Così, a metà novembre dello scorso anno c’era stato un primo confronto a Washington, ora il rendez vous si terrà a Londra, il 2 aprile prossimo: obiettivo – immutato, nonostante siano passati oltre tre mesi – è la ricerca di una soluzione, meglio delle soluzioni, all’attuale crisi. Il compito è affidato al cosiddetto ‘Gruppo dei Venti’, noto anche come ‘G-20′, che vede riuniti ministri dell’Economia e governatori delle Banche centrali di venti diversi Stati. I Paesi coinvolti, sino ad oggi? L’elenco, per dovere di cronaca, è presto fatto: Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Messico, Russia, Arabia Saudita, Sud Africa, Corea del Sud, Turchia, Regno Unito, Stati Uniti d’America e Unione Europea. Con l’aggiunta, ad hoc, di un rappresentante rispettivamente del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale.
Quante possibilità ci sono che si individui una strada comune da percorrere? Difficile dirlo. Anche perché l’impressione che si ricava, sfogliando quotidiani nazionali e internazionali e approfondendo documenti economico-finanziari, è quella che ogni Stato segua la filosofia spicciola del ‘Si salvi chi può’…
Impressione giusta? Noi abbiamo provato a mettere su carta, per sommi capi, i diversi ‘piani anti-crisi’ adottati dai singoli Stati per offrire (ed avere) un quadro più dettagliato, e poter trovare una risposta. Sempre con la consapevolezza, come detto all’inizio, che il cartello ‘Lavori in corso’ – o ‘Work in progress’, se preferite – rimarrà esposto ancora a lungo…

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L’ITALIA
Partiamo, in questo viaggio, dall’Italia, che ha visto approvato, di recente, dall’Ecofin (ovvero il Consiglio ‘Economia e Finanza’ dell’Unione Europea) il pacchetto anti-crisi aggiornato.
Le misure proposte? In rapida sintesi: 2,4 miliardi di euro per i bonus alle famiglie; fondo per l’affitto (per le famiglie con basso reddito) aumentato di 20 milioni di euro; 350 milioni di euro per ‘bloccare’, nel 2009, il tasso sui mutui (che potrà arrivare fino al 4%); 100 milioni di euro per gli interventi urgenti nell’ambito del più complessivo ‘piano casa’; 1,2 miliardi di euro per gli ammortizzatori sociali; fondo di garanzia per il credito alle piccole e medie imprese (le famose ‘Pmi’); ‘Tremonti-bond’ – con ufficialità arrivata nelle ultime ore -, ovvero lo strumento individuato dal ministero del Tesoro per garantire al sistema creditizio liquidità e risorse, laddove necessario, e per evitare una stretta nei finanziamenti alle imprese; piano da 16,6 miliardi di euro per le infrastrutture.

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IL CONTESTO EUROPEO…

Austria - L’ultimo aggiornamento, in ordine di tempo, è l’approvazione della riforma fiscale (con effetto retroattivo al primo gennaio di quest’anno): previsto uno sgravio pari a 3,3 miliardi di euro per i contribuenti, ovvero famiglie e imprese. Con l’aggiunta di un eco-incentivo di 1.500 euro per la rottamazione delle automobili più vecchie (per un totale di 45 milioni di euro). E con la decisione di cancellare il regime fiscale agevolato sugli incentivi e sui premio riservati ai manager.
Anche questa iniziativa si inserisce nel solco seguito sinora dall’Austria: impulsi forti al sistema economico nazionale, dal lato dei consumatori e da quello dei produttori.
Da segnalare, a questo proposito, tra gli altri provvedimenti, il nuovo accordo con le parti sociali sulla riduzione degli orari di lavoro, accordo che prevede di prolungare questo regime sino a 18 mesi (contro i 6 mesi previsti sinora) per evitare un’impennata nel tasso di disoccupazione, e la previsione di un fondo da un miliardo di euro per la formazione dei lavoratori.
Allo stesso tempo, l’Austria ha anche previsto una riforma del sistema sanitario, intervenendo sull’ambito finanziario e puntando a un contenimento dei costi, e, allo stesso tempo, ha creato un fondo ad hoc per questo 2009 (tra i 30 e i 50 milioni di euro) per garantire liquidità, con la previsione di altri 450 milioni di euro da spalmare tra il 2010 e il 2012
Per quanto concerne, poi, l’Est Europa, lì dove le banche austriache hanno grossi investimenti, è previsto un allargamento del credito pari a 230 miliardi di euro. E questo passaggio richiama anche la decisione di ampliare il credito alle piccole e medie imprese all’interno del Paese: tra i 200 e i 600 milioni di euro. Con l’opportunità, peraltro, di ricorrere al cosiddetto ‘kommunalkredit’ per le municipalità.

Francia - Anche in questo caso, l’aggiornamento è in real time, per quanto possibile. E l’ultima novità in ordine di tempo riguarda l’ipotesi di una legge ad hoc per ridurre i bonus ai manager. Per il resto, però, pare improbabile un ulteriore aggiornamento sulle misure anti-crisi prospettate sino ad oggi, nonostante la protesta della popolazione francese.
Da questo punto di vista, resta ferma la cifra di 26 miliardi di euro, da spendere già quest’anno, tra il 50 e il 75 per cento. In dettaglio, 11,4 miliardi di euro sono destinati a sostenere le imprese (settore banche, innanzitutto), garantendo loro liquidità; altri 11,1 miliardi di euro destinati al fondo per le opere pubbliche, alle attività industriali (settore auto, in primis), a interventi di ‘solidarietà’ (con un incremento del salario di sostegno per i redditi più bassi e con l’aumento dell’indennità di disoccupazione); altri 4 miliardi di euro per le grandi opere infrastrutturali.
Cifre a parte, però, gli interventi principali, sino ad ora, sono quelli destinati al settore cosiddetto automotive e al settore bancario. Con l’aggiunta di puntare sulla chiave delle infrastrutture, grandi, medie e piccole, per muovere l’economia. E con l’idea, infine, di creare un Fondo pubblico ad hoc per affrontare la crisi, soprattutto nella difficile gestione delle risorse pubbliche, da destinare o direttamente alle imprese oppure alle banche perché non chiudano i rubinetti del credito alle aziende.

Germania - Due pacchetti di interventi nel breve volgere di pochi mesi per un totale di 130 miliardi di euro. L’ultimo piano presentato è nato nella prospettiva – tutta da verificare – di poter essere efficace sul lungo periodo, puntando, tra l’altro, su investimenti per modernizzare il Paese, taglio delle tasse, sostegno al settore dell’automobile, sostegno al sistema bancario ed assicurativo.
Da segnalare, però, in particolare, l’intervento sulla questione occupazionale, puntando sulla riduzione degli orari per salvaguardare posti di lavoro, la riduzione dell’imposizione fiscale per i ceti meno abbienti e la previsione di un bonus per le famiglie, il sostegno alle banche per garantire liquidità alle imprese. Allo stesso tempo, in una prospettiva futura, vanno tenuti presenti i fondi (14 miliardi di euro) per asili, scuole, strade ed ospedali, e soprattutto il riferimento costante all’idea di una politica economica e di investimenti eco-compatibile: così, 900 milioni di euro sono destinati alla ricerca e allo sviluppo, e fondi ad hoc sono previsti per incentivare l’acquisto di nuovi modelli di auto (più moderni e meno inquinanti) con un bonus e una riduzione della tassa sui veicoli.

Irlanda - È il simbolo della crisi economica europea, il Paese che correva più (e meglio) degli altri, e che oggi si ritrova completamente immobile. Tanto da dover auspicare l’intervento e il sostegno dell’Unione Europea per affrontare i problemi più urgenti, che sono soprattutto quelli legati al sistema bancario, senza dimenticare, sia chiaro, l’impennata nella disoccupazione.
Le soluzioni? Nazionalizzazione di una banca, e interventi corposi (ovvero circa 10 miliardi di euro a sostegno di altre cinque banche), più un taglio alle retribuzioni dei dipendenti pubblici e un piano ad hoc per consentire allo Stato di risparmiare ben 15 miliardi di euro nell’arco di due anni.
Peraltro, in questi ultimi giorni sta delineandosi l’intenzione dell’Europa di approntare una sorta di piano d’emergenza per i Paesi più colpiti dalla crisi: non è un caso che tra i principali destinatari ci possa essere l’Irlanda…

Olanda - Anche in questo caso è stato innanzitutto il sistema creditizio a richiedere l’intervento dello Stato, prevedendo una copertura interna e una esterna (con riferimento soprattutto all’area dell’Europa orientale). Obiettivo è garantire liquidità alle banche e, di conseguenza, capitali alle imprese per investimenti e produzione: lo Stato garantirà fino al 50 per cento dei prestiti concessi dalle banche. Previsto anche uno stanziamento di 20 milioni di euro all’anno per le aziende olandesi che esportano e investono in India e in Cina.
Da segnalare poi la decisione di allungare i tempi (fino a cinque anni, e non più tre anni) per consentire ai cosiddetti fondi-pensione di ricostituire adeguate riserve – così come richiesto per legge – per evitare il taglio delle risorse destinate poi ai lavoratori.
E l’ultima novità, in ordine di tempo, è quella relativa alla scelta di lasciare invariato, e cioè sempre a 100.000 euro, in materia di risparmio, la soglia di garanzia per singolo detentore di conto corrente per banca.

Polonia - Anche in questo caso l’intervento europeo potrebbe rivelarsi fondamentale. Previsto uno stanziamento tra i 3,5 e i 4 miliardi di euro dalla Banca Europea per gli Investimenti, che il governo polacco punta a spalmare su progetti e grandi infrastrutture.
Allo stesso tempo, è stato previsto un piano di stabilizzazione e di sviluppo, impegnando più di 10 miliardi di euro per garantire il credito rispetto alle richieste delle imprese.

Inghilterra - L’obiettivo primario è stato chiarissimo: evitare il collasso del sistema bancario, con l’intervento pesante dello Stato. E con la convinzione che ciò avrebbe comportato conseguenze positive importanti, ovvero tutela per i risparmi delle famiglie e credito a disposizione delle imprese. E, ancora, progetti, investimenti, lavoro.
Il fronte del sostegno alle banche è, però, sempre aperto, soprattutto perché le banche inglesi hanno attraversato momenti di grosse difficoltà: i rubinetti dello Stato, quindi, continuano ad essere a disposizione.
Allo stesso tempo, comunque, sono stati previsti alcuni interventi in ambito fiscale: in particolare, taglio alle tasse sui redditi più bassi e aumento del peso fiscale sui redditi più alti, sostegno per i pensionati, riduzione dell’Iva. E, allo stesso tempo, è stato previsto anche un intervento per aiutare le famiglie a fronteggiare i mutui: circa 15 miliardi di euro spalmati su due anni.
Al contempo, si è deciso di prevedere quasi 4 miliardi di euro su investimenti, oltre 14 miliardi di euro per le infrastrutture, un pacchetto (da 4 miliardi di euro) per le piccole e medie imprese.

Spagna - Ridurre il forte tasso di disoccupazione. Questo l’obiettivo dichiarato per questo 2009. Ma il piano economico approntato è complesso e tocca settori diversi, seguendo quattro direttive: sostegno alle famiglie e alle imprese, rilancio dell’occupazione, interventi nell’ambito finanziario e sul bilancio, modernizzazione economica.
Per quanto concerne le famiglie e le imprese, gli interventi riguardano la riduzione del peso fiscale, con una ‘spinta’, rispettivamente, di 14 miliardi di euro e di 17 miliardi di euro. Con l’aggiunta, per le imprese, di un intervento dello Stato per garantire l’accesso al credito (per una cifra di 29 miliardi di euro).
Lo strumento dell’investimento sui progetti locali, invece, dovrebbe consentire di rilanciare l’occupazione: previsto un investimento complessivo attorno ai 33 miliardi di euro.
A ciò, poi, va aggiunta la decisione di offrire una garanzia fino a 100.000 euro per cliente, per riaprire i flussi di credito alle famiglie.

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…E IL RESTO DEL MONDO

Australia - La strada tracciata è quella di ricorrere a un deficit temporaneo per dare un sostegno al mondo del lavoro e per incentivare la crescita economica. In questa ottica si colloca il pacchetto da circa 21 miliardi di euro approntato dal governo. Diverse le misure adottate, tra cui quella di approntare circa 2 miliardi di euro per offrire garanzie sui depositi bancari, finanziamenti e investimenti per le infrastrutture e un taglio ai tassi.
Allo stesso tempo, è previsto un rimborso di poco inferiore ai 500 euro per i contribuenti che hanno guadagnato meno di 52 mila euro nell’anno finanziario 2007-2008.
Da segnalare anche un pacchetto di 325 milioni di euro per interventi infrastrutturali nelle comunità e sulle autostrade, e la previsione di interventi nell’ambito dell’edilizia sociale.

Cina - Presenta un pacchetto economico assai corposo, con quasi 450 miliardi di euro a disposizione, assieme a un piano per incentivare gli acquisti di elettrodomestici nelle zone rurali e a un sostegno per i settori industriali più importanti.
Diversi, comunque, i campi sui quali verranno spalmati i fondi a disposizione: tra gli altri, il settore settile, quello dell’auto, quello dell’industria pesante e dell’acciaio, quello della cantieristica e dell’elettronica.
Da segnalare, però, anche l’intervento sull’ambito dei consumi, oltre che su quello degli investimenti: così, 3 miliardi di euro per dare una casa alle fasce di reddito più basse, 3 miliardi e mezzo di euro per servizi pubblici come elettricità, acqua e costruzione di strade nelle aree rurali, quasi 2 miliardi di euro per sanità e istruzione, poco più di un miliardo di euro per progetti ambientali, oltre un miliardo e mezzo di euro per la ristrutturazione economica e industriale, quasi 3 miliardi di euro per le grandi infrastrutture.

Giappone - Gli ultimi dati sono stati assolutamente negativi (su tutto, il crollo nelle esportazioni), tanto da spingere ad ipotizzare la messa in campo di un pacchetto da 151 miliardi di euro. La stretta attualità, però, parla, innanzitutto, di un recente intervento della Banca centrale, con 15 miliardi di euro alle banche tramite il ricorso ai bond governativi: obiettivo è garantire liquidità alle banche e, quindi, possibilità di credito per famiglie e imprese. E questa è stata la strada seguita sino ad oggi, con l’intervento dello Stato per sostenere le banche (con l’acquisto di azioni fino a 8 miliardi di euro), per la creazione di un fondo da 13 miliardi di euro per sostenere le imprese (e allo stesso tempo con l’innalzamento della soglia di garanzia pubblica sui presti alle imprese), e con la previsione di un pacchetto di aiuti alle famiglie (circa 17 miliardi di euro) collocato all’interno di una serie di misure fiscali.

Corea del Sud - Creare nuovo lavoro e garantire il sostentamento della popolazione. Questi gli obiettivi fissati dalla Corea del Sud, ampliando la spesa rispetto a quanto previsto per affrontare la crisi, e portandola, per ora, a oltre 150 miliardi di euro, da spalmare sui mercati finanziari, sul sostegno alle famiglie con i redditi più bassi e sul settore dell’occupazione e della formazione. In particolare, è previsto, così come in altri Stati, l’immissione di liquidità per le banche e, quindi, per le imprese, tagli alle imposte per i redditi più bassi e fondi per progetti di sviluppo a carattere ambientale.

Stati Uniti d’America - Per concludere, quello che è il riferimento principale in ambito mondiale – e forse anche per questo più vivisezionato e più contestato -, ovvero l’opera portata avanti dal fresco presidente Usa, Barack Obama. Da questo punto di vista, il pensiero va subito all’annunciato piano da quasi 600 miliardi di euro, ‘spalmato’ su infrastrutture, sgravi fiscali per il ceto medio, fondi federali ai singoli Stati, fondi per l’assistenza sanitaria, tassazione elevata sui redditi più alti, tassazione su produttori di petrolio e di gas. A ciò, poi, vanno aggiunti: i fondi per il mercato immobiliare, sostenendo le famiglie nel rifinanziamento dei mutui per non perdere le loro case; il corposo intervento nel settore finanziario e in quello creditizio, per evitare il collasso; il sostegno al settore dell’auto.
E in questo quadro, poi, si deve inserire l’ultima novità: ovvero un piano ad hoc da oltre 730 miliardi di euro per bonificare il sistema bancario e creditizio statunitense.

Attilio Ievolella

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