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Europee ’09, parla l’on. Gottardi: “Perchè ho pubblicato il mio bilancio di mandato”

marzo 26, 2009 di Redazione 

Prosegue il cammino di avvicinamento alle elezioni continentali del prossimo giugno. Dopo il colloquio con il grande Francesco Enrico Speroni, che trovate nell’archivio Politico, oggi vi proponiamo quello con l’europarlamentare uscente del Pd, a Strasburgo iscritta al gruppo del Pse, che sceglie di non ripresentarsi a questa tornata. Ma lo spunto è soprattutto la scelta di rendere pubbliche le voci di indennità e spese per questa legislatura. Ne abbiamo approfittato per parlare in generale di Europa e del processo di integrazione. Sentiamo.

Nella foto, l’europarlamentare del Pd Donata Gottardi

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di Marco FATTORINI

Onorevole Donata Gottardi, siamo alla scadenza del mandato e alla vigilia delle elezioni che a giugno rinnoveranno l’assemblea di Strasburgo. Lei pensa di ricandidarsi?
“No, non ho intenzione di ricandidarmi. Penso comunque di essere riuscita a realizzare risultati. Per essere relatori di dossier significativi occorre dimostrare impegno, costante presenza e competenza. E’ anche l’eccesso di rotazione che penalizza la capacità di incidere a livello europeo e noi siamo un Paese in cui si tende troppo spesso a considerare il seggio al Parlamento europeo un’occasione cui rinunciare a fronte di qualsivoglia altro incarico locale o nazionale. E’ una contraddizione, quindi, non ricandidarsi e interrompere il filo delle relazioni attivate. Ne sono consapevole, ma credo di avere sufficienti e validi motivi. Da quando ho iniziato a occuparmi di conciliazione tra vita professionale e vita personale e familiare, la mia vita è stata assorbita quasi completamente dal lavoro. L’impegno al Parlamento europeo significa partire per Strasburgo o Bruxelles ogni lunedì (e finora non sono mai mancata), rientrare il giovedì e dedicare il venerdì e il sabato mattina alle iniziative, come ho cercato di documentare nel primo e nel secondo bilancio di mandato e di trasparenza (il terzo arriverà a conclusione). E’ un impegno a tempo pieno, che assorbe tempo, molto tempo. Troppo poco il tempo che resta per le persone care.
E poiché il personale è sempre intrecciato con il politico – ho sempre condiviso questa idea, cara soprattutto alle donne – non sarei in grado di spiegare oggi, dopo più di dieci anni passati intensamente (come consigliera di parità, come consigliera giuridica, …), perché dedicare altri cinque anni a un impegno di rappresentanza politica”.
Nell’ambito della sua attività di europarlamentare lei ha pubblicato un bilancio di trasparenza nel quale pone un elenco di indennità e spese per mostrare apertamente quelli che sono i conti inerenti al suo mandato. E’ una risposta al vento dell’antipolitica? Un modo per far conoscere veramente tutta l’attività svolta? Ce ne parli.
“Ho pubblicato il primo bilancio di mandato e di trasparenza a maggio 2007, giusto un anno dopo l’inizio della mia attività al parlamento europeo. Giusto quando é stato pubblicato il libro di Rizzo e Stella.
Avevo assunto un impegno con gli studenti dell’ultimo master in Responsabilità sociale delle imprese che ho seguito come docente. Non si può chiedere alle imprese la trasparenza e la rendicontazione e non farne uno dei passaggi di verifica della propria attività.
Del resto, in altri Paesi europei, con liste elettorali bloccate, la nuova candidatura si basa proprio sull’esito dell’attività svolta”.
Lei è stata molto precisa nello stilare tale documento e nel fornire informazioni economiche come queste. Ma quale è il trend generale nel Parlamento Europeo? C’è una vera trasparenza e una sostanziale apertura in questo senso?
“Sicuramente molto più ampia di quanto avvenga al parlamento nazionale. Anche se le informazioni richieste non sono così dettagliate”.
Alla luce (non solo) di costi e indennità varie, non sarebbe opportuno migliorare e dare maggiore importanza all’attività e all’azione del Parlamento Europeo? Vede margini di sviluppo e di incremento per il futuro di Strasburgo?
“Forse sarebbe soprattutto necessario realizzare un collegamento reale tra le attività che si svolgono al parlamento europeo e quelle del parlamento nazionale. Attualmente il nostro parlamento é attrezzato solo per la fase discendente e non anche per la fase ascendente, che ovviamente é quella principale”.
Non crede che soprattutto l’Italia dovrebbe maturare una più consapevole riflessione in merito all’Europa e alle sue potenzialità di organo sovranazionale che difende e promuove istanze comuni?
“Assolutamente sì, anche se mi pare che il processo sia ancora troppo lento. Nel frattempo gli altri Paesi continuano a incidere molto più di quanto siamo in grado di fare noi. E non penso a pressione nazionalista, ma di reale collegamento ed elaborazione di idee in una visione davvero europeista”.
Lei è iscritta al Partito socialista europeo. Crede che il Pd possa aderirvi oppure sussistono ancora forti ostacoli interni al partito?
“Penso che il risultato non possa che essere questo. Credo che non sia molto chiaro che non stiamo parlando di partito europeo ma di gruppo al parlamento europeo.
Anche parlare di necessità per i socialisti europei di aprirsi e riflettere sui cambiamenti in atto mi pare importante, ma senza alcun provincialismo, cioè senza alcuna presunzione di condizionare l’evoluzione sulla base della nostra esperienza. Il Partito democratico é una esperienza di straordinaria importanza, ma si deve seguire il metodo europeo, dello scambio fecondo di idee e progetti, senza alcuna imposizione”.
In conclusione, ci dica lei qualche impressione, momento e flash della sua personale esperienza al Parlamento Europeo.
“Un’esperienza straordinaria, che se svolta con dedizione e passione ti consente di avvicinare le altre realtà e di comprendere molto di quanto sta avvenendo”.

Marco Fattorini

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