Top

Testamento biologico, così le leggi nel resto d’Europa e negli Stati Uniti. Schede

marzo 26, 2009 di Redazione 

Non vale quanto il giudizio che gli altri abitanti del pianeta danno della nostra situazione interna (che il Politico.it ha raccontato in un pezzo di Luna De Bartolo), perchè nel caso di oggi entrano in gioco differenze storiche e culturali che vanno ovviamente tenute in conto con grande sensibilità. Tuttavia pensiamo sia di grande interesse, mentre alla Camera si vota sul testamento biologico, scoprire come gli altri paesi europei e gli americani si sono comportati sullo stesso tema, cioè se e come hanno legiferato, e dopo che tipo di discussione. Il bravissimo Andrea Onori ci porta a conoscere le legislazioni in materia nel resto dell’Occidente, stato per stato.

Nella foto, il documento di “testamento biologico” negli Stati Uniti

-

di Andrea ONORI

E’ in corso in queste ore la discussione sul disegno di legge di regolamentazione del cosiddetto testamento biologico. Come vedremo in molti Paesi europei e negli Stati Uniti il dibattito è in corso già da tempo o addirittura c’è già una legge specifica.
Da noi, la tendenza della stampa è a evidenziare i pareri della politica e molto meno quelli dei diretti interessati, dei medici, di esperti e raramente si è preoccupata di approfondire il tema delle legislazioni degli altri Paesi, cosa che facciamo noi compiutamente oggi.
Paese per paese, dunque, vediamo qual è lo stato delle cose in Europa e in America, per ciò che riguarda la dichiarazione di trattamento di fine vita.

Francia. In Francia la legge è del 22 aprile 2005 ed è frutto di uno specifico dibattito parlamentare, iniziato nell’ottobre 2003. La norma utorizza il medico a prendere la decisione di limitare o anche interrompere il trattamento, nel caso in cui la persona malata non sia in grado di esprimere la propria volontà. Si afferma che atti di prevenzione scientificamente riconosciuti come inutili possono essere sospesi o non iniziati affatto. C’è la possibilità, per un soggetto maggiorenne, di esprimere anticipatamente il suo orientamento relativo alle limitazioni o cessazioni di trattamenti medici nel caso in cui il paziente non avesse più le facoltà per esprimersi. Se il paziente è un minore o un maggiorenne sotto tutela, il medico consulta anche familiari o chi ha la tutela, a meno che non si tratti di una situazione di urgenza.

Germania. Nell’altro Paese-guida d’Europa, la Germania, il dibattito ha coinvolto anche categorie di professionisti interessati. Nell’ordinamento tedesco il testamento biologico non è stato ancora oggetto di una disciplina normativa specifica ma trova impiego nella pratica e conferma nella giurisprudenza. Nel 2003 la Corte suprema è intervenuta riconoscendo “l’atto di disposizione del paziente”, cioè una specifica forma di dichiarazione di volontà personale. “La Corte riconosce il diritto di autodeterminazione dell’individuo”, si legge nel testo. Il principio della tutela della dignità umana impone infatti che una decisione, presa da un soggetto nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali, debba essere rispettata, anche qualora sia sopravvenuto uno stato d’incapacità. Nell’ipotesi di diversità di vedute tra il medico ed il paziente, nella sua espressione contingente o precedente al momento della malattia, la decisione finale spetta al giudice tutelare.

Olanda. Nei Paesi Bassi la disciplina è del 2001 (“Legge per il controllo di interruzione della vita su richiesta e assistenza al suicidio”). La legge olandese è molto più “avanzata” (in positivo o meno, lasciamo il giudizio al lettore) e prevede anche il livello di “assistenza al suicidio”, che si compie assistendo il malato o fornendogli i mezzi. Sono previste, però, commissioni regionali di controllo. Per i soggetti di età compresa tra i 16 e i 18 anni, si prevede che la richiesta possa essere eseguita a condizione che i genitori o il tutore siano stati coinvolti nella decisione. Inoltre, anche per i minorenni di età compresa tra i 12 e i 16 anni si ammette la richiesta a condizione che i genitori siano d’accordo.

Inghilterra. Nel Regno Unito fino all’adozione del “Mental Capacity Act” – in vigore dal 1 ottobre 2007 – il testamento biologico non era previsto dalla disciplina legislativa ma veniva riconosciuto da una consolidata giurisprudenza, che ne aveva definito le condizioni di validità. Il “Mental Act” ha istituito un quadro giuridico per i soggetti incapaci di prendere decisioni in modo autonomo e per le dichiarazioni anticipate di volontà. L’Act richiede che si spefichi quali tipi di trattamento s’intendano rifiutare compilando un modulo e può essere assunto solo da un maggiorenne. Inoltre, un soggetto può dare incarico ad un terzo di decidere per lui qualora ovviamente non fosse più in grado di autodeterminarsi. Nel caso in cui il malato “incapace” non abbia comunicato anticipatamente le proprie volontà e non abbia relazioni familiari o sociali, si affida all’IMCA che “esprime le volontà, i sentimenti, le convinzioni e i valori dell’incapace, e, se lo reputa necessario per difendere l’interesse di questi, può opporsi alle decisioni dei medici”.

Spagna. Con l’approvazione della legge del 14 novembre 2002, “recante disposizioni per la regolamentare i diritti del paziente e degli obblighi in materia di informazione e documentazione clinica”, il Parlamento spagnolo ha profondamente modificato la disciplina del rapporto medico-paziente. La legge parla del “rispetto dell’autonomia del paziente” per cui egli può sottoporsi o rifiutare alcuni trattamenti. Per i pazienti che non possono prestare il consenso per problemi fisici o psichici il consenso viene dato dal rappresentante o – se non è stato nominato – dai familiari. I minori hanno il diritto di decidere dai 16 ai 18 anni. Per i più piccoli il consenso è prestato dal rappresentante legale del minore.

Stati Uniti. In America il “caso Quinlan” preparò l’approvazione, in California, del “Natural Death Act” del 1976 che fu il primo provvedimento in questo senso al di là dell’oceano. Successivamente, molti altri stati si sono dotati di una legislazione in materia. Per trovare una scelta a livello federale bisogna arrivare al 1991, con l’istituzione del “Patient self determination Act”. Sulla base di tale legge, vengono riconosciuti i diritti della persona di accettare o rifiutare i trattamenti medici e di formulare dichiarazioni anticipate di volontà (“living will”). Con il “living will”, il soggetto nomina un’altra persona come rappresentante incaricandola di assumere le decisioni in merito all’assistenza ed alla cura. La normativa di alcuni Stati federati propone uno schema semplice e generico in base al quale ognuno può indicare, scrivendo di proprio pugno, le sue scelte; in altri Stati si segue, invece, uno schema molto dettagliato, sempre compilando un questionario.

Andrea Onori

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom