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Festival della Matematica, Nash, Schelling e Odifreddi a confronto

marzo 25, 2009 di Redazione 

I due premi Nobel per l’Economia sono tra le massime autorità mondiali della Teoria dei Giochi, la chiave di lettura logica dei “conflitti” tra diversi “attori”. Ne hanno parlato in forma divulgativa a quest’incontro organizzato alla kermesse della “scienza più astratta” coordinato dal matematico italiano. Un momento (in parte vanificato) di riflessione comune, che il Politico.it, con Federico Betta, vi racconta.

Nella foto, il matematico John Nash, alla cui figura è dedicato il film di Ron Howard interpretato da Russel Crowe “A beautiful mind”

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Festival della Matematica 2009
Creazioni e ricreazioni

John Nash, Thomas Schelling

John Nash Premio Nobel per l’Economia
Thomas Schelling Premio Nobel per l’Economia
introduce e coordina
Piergiorgio Odifreddi

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di Federico BETTA

All’Auditorium Parco della Musica di Roma, si è appena concluso il Festival della matematica.
Come ogni anno, siamo alla terza edizione, il successo di pubblico è stato immenso. Forse potrebbe sembrare strano, data la difficoltà di molte persone nell’approccio alla scienza più astratta. Ma le giornate (dal 19 al 22 marzo) sono state organizzate per seguire gli eventi senza venire frustrati dalla propria incompetenza in materia. Infatti, grazie alla direzione scientifica di Piergiorgio Odifreddi, matematico impenitente, come si autodefinisce in un suo famoso libro, il livello culturale delle manifestazioni ha proposto una chiara scelta nei confronti della divulgazione scientifica.
Da tempo Odifreddi, che in verità ha una formazione da logico, si occupa di tradurre la matematica, i suoi paradossi e le questioni che solleva in ristrettissimi ambiti accademici, in un linguaggio comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Come ogni buona divulgazione, da Galileo a Bertrand Russel, i suoi scritti non rinunciano alla completezza dell’esposizione, ma evitano i tecnicismi e i formalismi, per affrontare i grandi temi dell’astrazione simbolica con un linguaggio naturale e spesso divertente.
Il Festival, organizzato sotto il Patronato del Presidente della Repubblica, promosso dalla Provincia Roma e prodotto dalla Fondazione Musica per Roma, è cominciato a New York il 10 e 11 marzo (in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura). Dopo la due giorni oltreoceano il calendario, fittissimo, ha visto, sui palchi dell’Auditorium Parco della Musica, i più importanti matematici e scienziati viventi, in una serie di incontri e lezioni magistrali.
Per il Politico.it ho seguito con interesse l’incontro tra due personalità di spicco: i premi Nobel John Forbes Nash Jr. e Thomas Schelling. Entrambi matematici ed economisti, Nash e Schelling sono tra le massime autorità mondiali della Teoria dei Giochi.
La moderna TdG dalla sua nascita, risalente alla pubblicazione di “Theory of Games and Economic Behavior” di John von Neumann e Oskar Morgenstern nel 1944, continua ad essere oggetto di ridefinizione teorica. Se agli inizi era considerata una teoria delle situazioni del conflitto tra soggetti razionali, oggigiorno è sempre più associata ad aspetti relativi alla psicologia degli attori in gioco. Se analizziamo le strategie di elezione di candidati politici, le cause di una guerra, la manipolazione degli ordini del giorno nelle legislature o le azioni delle lobby di potere (a questo possono servire i formalismi della TdG) avremo sempre a che fare, infatti, con soggetti multipli (costituiti da più di una persona) e quasi mai esclusivamente razionali (ma spinti da istinti, interessi, preferenze personali). Lo stesso Schelling, durante l’incontro, ha ribadito l’insufficienza delle modellizzazioni esclusivamente logiche, portando come esempio l’analisi della crisi missilistica tra Stati Uniti e Cuba negli anni ’60.
Il discorso è complicato ma la retorica dei due invitati, coordinati da Piergiorgio Odifreddi, l’ha trasformato in una chiacchierata tra vecchi amici.
Forse questo il neo più grande di una manifestazione di successo: la divulgazione per un pubblico non particolarmente interessato, ma attratto dalle grandi personalità, ha imposto alcune leggerezze nella scelta degli argomenti, privilegiando l’immagine di una scienza alla portata di tutti, ed evitando di richiedere sforzo intellettuale da parte del pubblico.
Un pubblico spesso troppo assopito nell’ascolto passivo, educato dalle ipersemplificate trasmissioni televisive (anche quelle di divulgazione scientifica), forse, in un Festival della Matematica, dovrebbe poter trovare pane per i suoi neuroni. Magari uscendo dalle belle sale dell’Auditorium senza aver capito tutto, ma stimolato ad ampliare la ricerca o a coltivare un interesse nuovo. Altrimenti si rischia di creare l’ennesimo grande evento romano, immortalato dalle testate di tutto il mondo, vetrina di una cultura di pura facciata. E, allora, sarebbe meglio rinunciare all’ascolto di qualche grande premio Nobel e destinare maggiori risorse allo sviluppo delle nostre esangui Università. Dalle quali, sicuramente, potrà uscirà qualche bravo divulgatore.

Federico Betta

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