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Nuovo racconto di Fantapolitica: “Il Paese della Felicità!” di F. Laratta

marzo 24, 2009 di Redazione 

Il nostro giornale è assolutamente unico nel panorama dell’informa- zione in Italia, perchè oltre ai più classici articoli e interventi di firme autorevoli e uomini politici ospita anche scritti personali, pezzi d’autore e racconti, catalogati nei blog e nelle rubriche, degli stessi grandi protagonisti della politica italiana. Dopo uno scritto uscito ad ottobre, che vi riproporremo, il deputato del Partito democratico - che, come ricordavamo allora, è anche un grande giornalista e scrittore – ci propone oggi questo secondo racconto di fantapolitica, dedicato, come il primo, al presidente Berlusconi. Un pezzo di satira di (una) parte, ovviamente, al quale si alternano abitualmente contributi della sua complementare; com’è nello spirito di una tribuna aperta e plurale come la nostra. Buona lettura.

A lato, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

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Fantapolitica – Il Paese della Felicità

di FRANCO LARATTA*

Il Presidente del Consiglio non rientra a casa da tempo. Il comodo e ormai spazioso talamo non lo accoglie neanche per le consuete tre orette di sonno prescrittegli dai suoi sette medici, che lo marcano stretto nell´arco della giornata rifiutando all´ostinato settantenne negoziazioni al ribasso di una soglia di riposo già così modesta. Di giorno, l´Ufficio di Palazzo Chigi è inaccessibile ai più. Trovano udienza pochissime persone: il fido sottosegretario alla presidenza, l´irreprensibile consigliere per gli Affari di Stato, il Comandante in capo alle Forze Armate, il consigliere speciale per le relazioni con la Santa Sede, gli ambasciatori degli Stati Uniti e della Russia.

E ancora: gli insostituibili dodici avvocati che lo aggiornano sullo stato dei processi a suo carico, l´anziano sacerdote ideologo, le tre ministre predilette, il devoto delegato alla cultura, struggente nel recitare le sue poesie, e l´acerbo Guardasigilli, impeccabile nel piantonare l´uscio e scattare a ogni ordine.

Il Primo Ministro concede loro pochi minuti di colloquio tra le sette e le otto del mattino. Quindi, preferisce restar solo fino a notte fonda e, complici la penombra prima il buio dopo, libera i suoi pensieri: sa di avere in mano il destino di un intero Paese che il corpo elettorale per la terza volta gli ha consegnato con un indiscusso plebiscito. La missione lo intimorisce ma non può dribblare le sue responsabilità. Deve salvare una nazione che affonda sotto i colpi dei Pm, bonificare un parlamento avvelenato da un´opposizione corrosiva e irriconoscente, imbavagliare giornali che pubblicano quotidianamente pruriginose intercettazioni telefoniche, offrendo in pasto ai palati più famelici vizi privati che offuscano le pubbliche virtù. E poi c´è la crisi economica, ed il fatto che gli italiani non spendono più, mentre i giornali fanno i catastrofisti. Per non parlare dei tg che danno sempre notizie negative, raccontano di fabbriche che chiudono, di stupri e violenze.
Basta! Non se ne può più di questi catastrofismi. Serve un gesto clamoroso agli occhi dei generosi elettori e del mondo intero per sventare una volta per tutte i ripetuti attentati alla sua onorabilità. Bisogna alzare le dighe per arginare l´onda giustizialista. Occorre ridare fiducia ai cittadini. E deve arrivare più forte all´imminente vertice del G8 (che per l’occasione è divenuto G20; e forse G35!) che si terrà in Italia e alla successiva assemblea Onu che animerà con un suo intervento che si annuncia storico. Un ritorno in grande stile sulla scena mondiale gli consentirà di rigiocarsi su quei banchi la credibilità e il prestigio, gettati alle ortiche in passato per quella insopprimibile vena goliardica che ha lasciato più segni tra gli osservatori internazionali dei suoi contributi al dibattito politico.

Il Capo del Governo italiano non può essere messo in discussione da nessuno, né ora né mai. Neppure nei luoghi istituzionali, specie se ad agitare la contestazione è una minoranza pretestuosa e arrogante, che presta il fianco a magistrati livorosi, solidali coi primi nell´intralciare l´opera di rilancio del Paese avviata dal Governo. Lui è `quasi santo´, anzi è `unto dal Signore´, per cui nè il Capo dello Stato, nè le opposizioni, neppure stampa e magistratura possono toccarlo. Tantomeno Fini.

Non sono i deliri di un uomo con un ego spropositato, ma ciò che gli italiani si attendono. Volontà urlata anche nei più recenti sondaggi, che disegnano una curva di gradimento per il nuovo esecutivo in costante e straordinaria ascesa. E proprio i fragranti sondaggi sfornati a ripetizione dagli istituti di ricerca hanno inebriato Berlusconi al punto che dopo l´ennesima rilevazione a suo favore ha sciolto le riserve e deciso di scendere in campo con una veste autoritaria ancora sconosciuta.

Alle tredici convoca lo staff di fiducia, il suo Gabinetto, i vertici delle Forze Armate, il Nunzio Apostolico in Italia, gli ambasciatori americano e russo, quindi i direttori dei giornali e dei tg a lui vicini. Dopo quaranta giorni e quaranta notti di clausura assoluta, senza mangiare e bere (salvo un bicchiere d´acqua al giorno come Pannella insegna), il Presidente è pronto ad annunciare al Paese, in diretta televisiva, la “Rivoluzione dolce”: chiudere con la Repubblica e con la Carta Costituzionale per dar vita al Regno della Felicità!

Prima dell´ufficializzazione, Berlusconi fa tre telefonate importanti nelle quali anticipa ai rispettivi interlocutori la filosofia della sua rivoluzione.

La prima a Obama (che però ha fatto dire che non era in… Casa in quel momento!); la seconda telefonata raggiunge Putin (è lui che comanda ancora in Russia) e che gli ha garantito senza esitazioni l´appoggio al Cavaliere attraverso l´invio alla stazione di Roma Termini dell´Armata russa, che, c´è da giurarci, conoscerà presto i fasti del passato); la terza telefonata è per il Papa (Benedetto XVI si è detto felice. Ha quindi avvisato il Premier dell´imminente visita a Palazzo Chigi del cardinale vicario di Roma – quello influente, anche se dimissionario per limiti di età – per sottoporgli un elenco di richieste urgenti, tra cui spicca in cima alla lunga lista la trasformazione dell´otto per mille in otto per cento che i contribuenti dovranno obbligatoriamente destinare alla Chiesa)”.

Il Presidente, quindi, anticipa al suo staff i contenuti del proclama alla Nazione. Il testo viene accolto con grande soddisfazione. Qualcuno si commuove, altri battono le mani, un paio si inginocchiano. Una statua della madonnina di Lourdes, adagiata sulla scrivania della presidenza, sembra voler piangere. Testimone del prodigio il sempre più fedele ministro della Cultura, che, per l´occasione, improvvisa a braccio versi profondi ed eleganti: <<Lacrime. Gioia. Amore. La felicità oggi è con noi>>.

Alle venti in punto è la volta della diretta televisiva che, da stime di tecnici dell´Auditel, raggiungerà picchi di audience elevatissimi (si parla di quarantaquattro milioni di italiani incollati al video). Il Presidente sfoggia l´abituale appeal mediatico, reso irresistibile dalla consapevolezza della svolta storica che sta proponendo ai cittadini.

Legge con passione e commozione il discorso costituente e invita i teleutenti a premere in chiusura il tasto verde del telecomando per approvarlo e quindi renderlo immediatamente efficace. Quel clic cambierà la storia del Paese, proiettandolo, dopo 60 anni, in una dimensione di eterna pace e prosperità.

Questi i passaggi salienti della Rivoluzione dolce: <<Da questo momento io sono il Signore, Capo e Padrone della nazione. Non avrai altro Capo all´infuori di me. Stante la fiducia accordatami dal corpo elettorale, con la certezza che stasera i telespettatori la confermeranno digitando il tasto verde del telecomando, affermo e stabilisco quanto segue:

- la mia famiglia si assume il compito di garantire al Paese, ora e per sempre, una guida stabile e sicura;

- le elezioni, che sono una perdita di tempo, costano troppo e producono solo guasti, saranno sostituite da periodici sondaggi e da consultazioni mediante il telecomando (si voterà con il già citato tasto verde per approvare);

- tutti i poteri dello Stato – il Parlamento, il Governo e la Magistratura – dipendono dal Presidente del Consiglio, che è anche Capo dello Stato. Egli li nomina, i cittadini ratificano con il tasto verde. Egli li licenzia nel caso di inadeguatezza, i cittadini lo assecondano. Nessun potere dello Stato può contraddire il Presidente, pena l´immediata decadenza;

- i cittadini saranno d´ora in poi sudditi fedeli e felici, e riconosceranno nella famiglia del Presidente “l´unica, sola, santa famiglia d´Italia” da cui discenderanno per via ereditaria i futuri presidenti del consiglio, individuati tra tutti i primogeniti maschi
della stirpe Berlusconi e destinati ad essere venerati nei secoli;

- il popolo italiano sarà denominato d´ora in poi “popolo felice” e l´Italia riconosciuta dal mondo intero come la “nazione della felicità” per antonomasia, titoli acquisiti potendo vantare un presidente altrettanto felice;

- la nazione della felicità sarà alleata degli Stati Uniti d´America e la stretta relazione di fatto tra i due Paesi sarà propedeutica ad una successiva annessione, che eleverà a cinquantuno gli stati della federazione americana;

- il Presidente della Felicità, infine, sarà incoronato dal Papa nella Basilica di San Pietro. Così tutti i suoi successori>>.

Come previsto, il 99% dei quarantaquattro milioni di telespettatori premiano il discorso e il relativo disegno rivoluzionario cliccando il tasto verde. L´1% dei contrari, per ragioni tecniche (il telecomando non era dotato di altri tasti) non è riuscito ad esprimere il proprio voto. L´unica, sola, santa famiglia d´Italia ha garantito che l´imperdonabile svista sarà presto corretta. Perché la nazione della felicità sarà libera e
democratica, anche se questo il Presidente della Felicità, “per una svista”, lo ha omesso nel suo proclama televisivo. Un dettaglio, nulla più, cosa di poco conto, in un Paese che da quel momento in poi avrebbe vissuto di felicità assoluta.

Il mattino dopo, in San Pietro, spetta al Papa incoronare il presidente quale capo assoluto del Paese della Felicità. Presenti tutti i capi di Stato e di Governo in una Roma blindata e superprotetta, off-limits per i cittadini comuni, invitati a seguire la cerimonia sulla tv di Stato (l´unica superstite, a causa di un ennesimo guasto tecnico che dalla mezzanotte ha oscurato gli altri canali). La pandemia dei guasti tecnici, documentata ampiamente dai libri di storia e diffusa ancora oggi in molti stati africani e mediorientali, stava interessando anche l´Italia, in cui si cominciavano ad individuare i primi focolai.

L´indomani, il solo giornale presente nelle edicole, “La Repubblica della Felicità”, racconta con ricchezza di particolari, ricorrendo a un registro un filino apologetico, l´investitura di Silvio III. Emblematico il titolo a sei colonne: “Da oggi il Paese è felice”.

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito democratico

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