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Viaggio nell’etnia Romanì, così detti Rom Scopriamo tutto di loro. Chi sono. Culture

marzo 22, 2009 di Redazione 

Veniamo a sapere che provengono dall’India e ci sono anche numerose comunità italiane. Scopriamo dunque la popolazione Romanì – e in particolare i Rom romeni – in questo grande servizio della domenica. di Andrea ONORI

Nella foto,

una ragazza Romanì suona il violino

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di Andrea ONORI

La definizione di “zingaro” è un termine generico che riunifica diverse etnie originariamente ritenute nomadi, provenienti da una regione indiana in cui si parla la lingua Romanì, simile al sanscrito. Gli “zingari” di origine indiana in Europa sono rappresentati dai svariati gruppi etnici come i Rom, Sinti, kalè, Romnichels del Galles e ognuno di questi gruppi ha all’interno ulteriori suddivisioni. Piuttosto che servirsi della parola “zingari” (che ha ormai una connotazione negativa) per indicare l’insieme delle etnie, sarebbe bene quindi distinguere le popolazioni romanì e il termine corretto da utilizzare sarebbe proprio quello dell’etnia di provenienza.
Spesso la parola Rom per molti, in modo sbagliato, rimanda a tutte le etnie della popolazione romanì e a volte non si fa distinzione neanche tra Rom e Romeni o tra Sinti e Slavi a causa della loro comune cittadinanza. Solamente una minoranza di cittadini Romeni e slavi è costituita da popoli romanì, come una minoranza di Rom o sinti possono essere di cittadinanza italiana. Ma spesso con il termine “zingari” si fa riferimento anche a popolazioni non indiane come, ad esempio, le “Gens de Voyage” stanziali in Francia, i Jenisch in germania e i Minceir in Irlanda.
E’ difficile parlare di tradizioni e strutture sociali per quanto riguarda le popolazioni romanì visto che nel corso del tempo si sono distinte sempre di più fra di loro ed hanno assunto nuove caratteristiche “offerte” dalla terra di stanziamento. Ad esempio, per quanto riguarda la religione normalmente hanno adottato il culto tipico delle popolazioni non romanì. Possiamo dire che la stragrande maggioranza è cristiana, e soprattutto cattolici, ma anche ortodossi e musulmani, quasi sempre rielaborano le religioni inserendovi i concetti mitici propri della loro cultura.
Tra di loro non esistono classi sociali come le intendiamo noi. Le uniche distinzioni sono di sesso (maschile – femminile) ed a seconda dell’età.
Il matrimonio, che di solito avviene quando le persone sono ancora in giovane età, è anch’esso regolato dalle usanze, diverse però tra le varie etnie. Può anche tenersi tra persone di diversa etnia o tra un uomo o donna romaní e uomo o donna “gagè” (cioè estraneo alla popolazione romaní).

Negli ultimi tempi in Italia si fa spesso un uso inesatto delle parola Rom, “zingari”, Romeni soprattutto per un livello di conoscenza molto basso che abbiamo di queste popolazioni.
Nel territorio italiano sono presenti vari gruppi etnici della popolazione romanì nei quali molti hanno la cittadinanza italiana. I gruppi più numerosi nella nostra penisola sono rom e sinti.
Secondo fonti storiche si ritiene che i primi immigrati di etnia rom e sinti siano arrivati nel 1392 come conseguenza della battaglia del Kosovo fra l’impero ottomano e quelle serbo-cristiane che, con la vittoria del primo, affermò l’influenza islamica nei Balcani. Secondo fonti di archivi municipali, a Bologna appaiono le prime popolazioni romanì ufficialmente nel 1422.
In Italia i Rom romeni oggi sono circa 50 mila (5% dei romeni immigrati) mentre i Rom in Romania sono un milione e mezzo su 22 milioni di abitanti, ed è la nazione che ha più Rom in Europa.
In Italia le popolazioni rom e sinti sono molto variegate al loro interno dal punto di vista etnico e culturale. Nel nostro territorio vi sono Rom italiani (con cittadinanza circa 90.000) di cui 30.000 sono residenti nel sud Italia e possono essere distinti tra:

1) – Rom abruzzesi e molisani: parlano romanì e dialetti locali. Praticano l’allevamento e il commercio di cavalli. Diversi nuclei sono emigrati in vari centri del Lazio a partire dal ’900;
2) – Rom napoletani (napulengre): ben integrati, fino agli anni ’70 si occupavano principalmente della fabbricazione di attrezzi da pesca e di spettacoli ambulanti;
3) – Rom cilentani: comunità di 800 persone residente ad Eboli, con punte di elevata alfabetizzazione;
4) – Rom lucani: uno dei gruppi più integrati;
5) – Rom pugliesi;
6) – Rom calabresi: uno dei gruppi più poveri, con 1550 ancora residenti in abitazioni di fortuna;
7) – Camminanti siciliani;

Poi vivono nel nostro territorio anche Rom harvati (7.000 persone giunte dalla Jugoslavia settentrionale dopo la Seconda guerra mondiale), Rom lovari (circa 1.000 persone, si occupano principalmente dell’allevamento di cavalli), Rom balcanici (circa 70.000), Rom jugoslavi (presenti principalmente in campi del Nord Italia), Khorakhanè (“lettori di Corano”) di religione musulmana e provenienti da Kosovo e Bosnia-Erzegovina, che rappresentano il gruppo più numeroso di rom stranieri presente nel Bresciano. E infine i Dasikhané, caratterizzati di religione ortodossa, provenienti da Romania e Bulgaria.
I Rom romeni sono il gruppo in maggior crescita, hanno comunità a Milano, Roma, Napoli, Bologna, Bari, Genova, ma si stanno espandendo anche nel resto d’Italia.

Per quanto riguarda l’etnia sinti abbiamo circa 30.000persone, residenti principalmente in Nord e Centro Italia e occupati principalmente come giostrai, un mestiere che sta scomparendo e che li costringe ultimamente a reinventarsi in nuovi lavori.
A questi si aggiungono i “clandestini”, il cui numero non è stabilito ufficialmente in quanto stranieri ritenuti irregolari dallo stato italiano, che non sono registrati ed è come se non esistessero.

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Qui in poi parleremo soprattutto dei Rom Romeni, che hanno riempito le pagine di cronaca italiane negli ultimi tempi, ma vogliamo avere bene in mente la pluralità etnica e culturale dell’intero popolo romanì.

E allora. Il 1 gennaio 2007 la Romania entrò nell’Unione europea in punta di piedi, il problema era rappresentato soprattutto dalla carovana di Rom romeni che avrebbe inondato l’Europa. L’ingresso nella Ue ha suscitato allarmismi e tensioni per il timore degli “zingari” e tutt’oggi vi è un sentimento ostile ed una percezione negativa verso il popolo Rom da parte di governi e molti cittadini comunitari. Ciò che accomuna molti italiani e romeni oggi è proprio l’ostilità verso la popolazione romanì.
In Romania, i primi Rom la cui presenza sia documentata provenivano dall’India nel XIII secolo, ma la loro immigrazione è ancora più antica. Secondo numerosissimi studi, tutte le etnie romanì provenivano dall’India e verso l’anno mille iniziarono l’esodo fuggendo dalle devastanti incursioni di Mahmud di Ghazni.
Approdati nel territorio Romeno furono ridotti in schiavitù, lavoravano nei campi come gli africani che venivano portati in America. Se fuggivano erano percossi brutalmente, gli venivano tagliate le labbra o bruciate le piante dei piedi. Formalmente la loro schiavitù durò fino al 1855 ma proseguì anche negli anni a seguire fino a che il nazismo lì condannò alla morte adottando la politica dello sterminio che loro chiamano porrajamos (divoramento). Il regime nazista uccise circa 250.000 popoli romanì nei campi di sterminio, una cifra che deve essere raddoppiata considerando i romanì uccisi appena catturati oppure morti durante il trasferimento verso i lager.

Nel nostro tempo, a Bucarest i Rom hanno i loro quartieri nei casermoni comprati dopo la caduta del regime comunista di Ceaucescu. Si possono incontrare spazzini Rom, bambini che tornano dalla scuola, venditori di fiori ma ci sono anche bande che organizzano furti e rapine come in tutti i gruppi umani nel mondo.
I Rom, a volte protagonisti di episodi di cronaca che li vedono coinvolti in attività criminose, costituiscono molto spesso il bersaglio di vere e proprie campagne di odio razziale e sono vittime di una discriminazione alla quale spesso non sono estranee le stesse istituzioni.

Andrea Onori

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