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Sabato un mese segreteria Franceschini “Racconto” della nuova leadership Pd

marzo 18, 2009 di Redazione 

Sembrano passati mesi, scrive il nostro Fattorini, e invece sono solo quattro settimane, da quando l’ex candidato alla segreteria del Ppi è assurto alla guida dei Democratici. Sembra di più perchè molte cose sono cambiate: i riformisti hanno preso un profilo chiaro, iniziato un’opposizione netta e, ciliegina sulla torta, propositiva. I sondaggi danno il Pd in crescita, anche se il divario che continua a separarlo dal partito del presidente del Consiglio resta grande. Difficile una vittoria alle Europee, ma un buon risultato, quello comincia a profilarsi come possibile. Merito appunto di Dario Franceschini, del quale, trenta giorni dopo l’elezione, vi proponiamo questo ritratto.

Nella foto, immagine tratta da una trasmissione di Democratica Tv, il segretario del Partito Democratico Dario Franceschini

di Marco FATTORINI

Sembrano passati mesi e mesi dalle dimissioni del primo segretario Pd Walter Veltroni. Appaiono sfocate quelle immagini e certe polemiche, forse perché nel frattempo di acqua sotto i ponti del dibattito politico ne è passata molta, anche se non si può certo dire che il Pd sia guarito da una malattia pressoché congenita.Stando così le cose, il sintomo che si avverte è di un salto, magari non troppo grande, ma comunque significativo e diretto verso un corso veramente nuovo: quello, per ora, aperto dall’ex numero 2 ed oggi leader del Partito democratico: Dario Franceschini.
Emiliano d.o.c., anticipato dal suo accento, è anche relativamente giovane, se si pensi alla media d’età dei colleghi parlamentari. Un passato nel Partito Popolare e poi nella Margherita di Rutelli, fino a diventare vice di Veltroni nel Pd.
Consumatasi la definitiva rottura tra l’ex sindaco di Roma e il suo partito, l’assemblea-fiume di quel sabato 21 febbraio si è conclusa proprio con la scelta del nome del suo ex-vice per una nuova guida del Pd, almeno fino al prossimo congresso.

Franceschini “traghettatore”? Oppure “commissario straordinario” un po’ come Fantozzi per Alitalia? Magari semplicemente segretario del Partito Democratico. In qualunque modo lo si voglia chiamare, il nuovo numero 1 del centrosinistra si è caricato sulle spalle problemi e crisi del Pd per ricominciare a pedalare e magari rimettere in carreggiata la creatura democratica, anche perché il futuro è lì che incombe e prende il nome di elezioni europee e consultazioni amministrative.
Nonostante l’eredità pesante e la patata bollente sembra che l’ex Margherita si stia muovendo con agio e disinvoltura nel nuovo ruolo assegnatogli. Netto e determinato nell’opporre critiche e giudizi al governo Berlusconi, si è finora contraddistinto per essersi assurto a portavoce di istanze propositive tese a fornire strumenti e soluzioni ai problemi della stretta attualità. L’assegno ai disoccupati è una proposta targata Franceschini, idea che ha scatenato dibattiti e molti confronti, ricetta che ha obbligato il Governo a dare motivazioni sulla sua non-attuazione: ha insomma smosso un’opposizione fino a quel momento sterile e ferma alle parole.

Eppure a vederlo così sembrerebbe anche timido, tutt’altro. Dario Franceschini incalza e interroga continuamente Berlusconi e i suoi ministri, si è circondato di una nuova squadra di segreteria scegliendo al suo fianco non i soliti vecchi nomi dell’oligarchia diessina ma amministratori e dirigenti del Pd perlopiù provenienti dalle realtà locali. Sì, proprio loro che forse rappresentano la parte più sana ed efficiente del Partito Democratico nelle regioni, nei comuni, nelle province: lontani da correnti e giochi sottobanco dei palazzi romani. D’altronde è lo stesso Franceschini a dire
“Non li ho chiesti e non ho fatto patti: non avrò né padrini né protettori”: parole che non possono non far pensare a quei venti burrascosi che in passato hanno deteriorato la creatura democratica.

Vuole lavorare a testa bassa, portare avanti il mandato assegnatogli, per il quale ha giurato sulla Costituzione, e cercare di ridare un volto e raddrizzare la schiena al Partito Democratico, lo stesso che è uscito massacrato dalla Sardegna perdendo il suo leader Veltroni.
Ebbene proprio quest’ultimo è legato da una grande amicizia con Franceschini il quale non ha mai rinnegato il lavoro e i meriti di Walter. Anzi ne ha ammirato l’azione politica fino all’atto sincero e umile delle dimissioni e delle ammissioni delle “colpe”.
In altre occasioni abbiamo un Franceschini ironico ai limiti del sarcastico (soprattutto quando risponde alle frecciatine del cavaliere). Franceschini ambientalista nel difendere il paesaggio dal piano casa del Governo. Franceschini che finalmente ruba un po’ di scena all’opposizione chiassosa dell’Italia dei Valori.

Sono passate poche settimane, tempo assolutamente insufficiente per giudicare qualsivoglia operato ma qualche impressione si è concretizzata e l’idea tradottasi in realtà è che il nuovo segretario del PD ha raccolto la sfida e si è messo in discussione senza timori o riverenze di sorta.
Adesso bisogna vedere se questo lavoro proseguirà e soprattutto se darà i frutti sperati in occasione delle elezioni di giugno e lì la parola spetterà ai cittadini. Solo allora potremmo trarre le conclusioni definitive sull’azione del nuovo, combattivo segretario.

Marco Fattorini

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