Top

Retroscena (ma non troppo…). Progetto di D’Alema: un Pd ‘più socialista’. E ora?

marzo 17, 2009 di Redazione 

La segreteria Franceschini ha rimesso in piedi il Partito democratico, dandogli un profilo netto che non sembra richiedere ulteriori aggiustamenti. E che può “accontentare” anche i malpancisti di sinistra. Tra questi, non è un mistero ci fosse l’ex presidente del Consiglio, pronto, si diceva, a lanciare un’opa (cominciata a dire il vero già con la costituzione di Red) sul nuovo partito per farlo svoltare a sinistra, o meglio in senso socialista. Nella prospettiva poi di un’alleanza con il centro cattolico dell’Udc più altri. Ipotesi tramontata? Ci ragioniamo su.

Nella foto, Massimo D’Alema con il “suo” candidato alla segreteria per il congresso di ottobre, Pierluigi Bersani (a sinistra)

di Lorenzo CASTELLANI

Massimo D’Alema sarebbe un ottimo marinaio. Pochi sono coloro che riescono a navigare così bene, senza naufragare mai completamente, nel mare della politica. E per decenni. Non c’è partito o coalizione che tenga. Giovani Comunisti, Pci, Ds, Ulivo, Pd. Massimo D’Alema c’è sempre. Il perpetuo dirigente di partito. Cambiano le formazioni, le segreterie, i dirigenti, i presidenti, i leader. Massimo D’Alema resta. Occupa tutte le posizioni elencate nel corso degli anni. L’eterno burattinaio che tira le fila per muovere il suo gioco politico. Uno dei pochi che pure non esercitando direttamente il potere sembra sempre avere frecce al suo arco. Ma qual è il progetto politico di questo grande manovratore, l’obiettivo dell’uomo simbolo del passaggio dal partito comunista al centrosinistra.
D’Alema inizia a ripensare la sinistra italiana nel 1994. La sua idea politica può essere sintetizzata proprio con una frase dell’Onorevole: «L’ Italia ha bisogno di una sorta di “partito nuovo della sinistra” che governa, ed è evidente che esso non nascerà se non dall’ incontro fra la tradizione laica e socialista della sinistra italiana e la tradizione cattolica democratica e progressista». Un primo embrione del Pd, ma chiaramente con D’Alema a fare da demiurgo ed ideologo. Queste prime idee furono sviluppate a braccetto con Giuliano Amato, altra storica colonna intellettuale del centrosinistra. Così i due teorici esponevano i loro progetti, D’Alema: “Non parlo di una ricomposizione unitaria, ma della costruzione di una forza nuova, di un socialismo nuovo. Una grande forza, con forme nuove, che deve diventare il pilastro della democrazia in Italia e che deve essere in grado di guardare con orgoglio alle radici comuni”. Amato: “I comunisti non esistono più, se non i piccoli partiti. I socialisti fanno di tutto per essere piccoli, addirittura collocandosi in parti diverse. Allora, la grande questione dell’ unità a sinistra è diventata la costruzione di un grande partito riformista di stampo europeo, che deve “stazzare” dal 35 per cento in su” e che “aggreghi una pluralità di componenti”. D’Alema aveva in mente un Partito Nazionale dei Riformisti, che fosse più socialista che di sinistra, ma che sapesse guardare anche ai cattolici.
La storia travolgerà il progetto, complice la forza politica del centrodestra e l’immobilismo di Rifondazione Comunista. Arriverà Prodi con i suoi governi e le sue coalizioni. Ancora una volta D’Alema lavora dietro le quinte.
Caduto il Governo Prodi nel 2008, con la costituzione del Partito Democratico l’ex presidente del Consiglio fonda la sua corrente, muove forti critiche alla Segreteria. Il Pd si scompone e si apre la profonda crisi di partito e di identità che oggi Dario Franceschini è chiamato a risolvere. Limpido il piano di D’Alema. Realizzare il suo vecchio progetto politico dall’interno del Partito Democratico. Spostare tutto il partito sulla sua linea. Fare sì che l’aggettivo “Democratico” possa identificarsi con “Riformista” o “Socialista”. Vedere insomma finalmente realizzata la sua vecchia aspirazione e la sua costante ambizione.
A questo si aggiunge la volontà dalemiana di sedurre il centro cattolico. D’Alema in tutti questi anni ha svolto un lavoro certosino sottobanco per coltivarsi amicizie e simpatie prima di Follini ed ora di Casini. Una carta importante per un’eventuale l’alleanza con l’Udc. Forse l’unica misura di emergenza che potrebbe rivelarsi vincente nelle prossime elezioni con il centrodestra, sia sul piano locale sia nazionale. Nel frattempo auspica l’ingresso degli eurodeputati del Pd che verranno eletti alle prossime europee nel gruppo del Partito Socialista Europeo. In vista invece del Congresso di ottobre, il cavallo della sua corrente in corsa alla Segreteria dovrebbe essere Pierluigi Bersani. Il cerchio si chiude, tutto torna.

Lorenzo Castellani

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom