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Europee ’09, intervista a Speroni: ‘In Europa ci siano pari condizioni’

marzo 17, 2009 di Redazione 

Comincia il percorso di avvicina- mento de il Politico.it al voto del prossimo giugno. Di qui alle set- timane che verranno ascolteremo rappresentanti di tutte le parti pronte a schierarsi alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. In questo primo giro d’ascolto cercheremo di capire innanzitutto com’è andata in Europa in questi cinque anni, quali idee ci si prepara a mettere in campo per il futuro e come verranno composte le liste. Partiamo con un pezzo da novanta degli ultimi quindici anni di politica italiana, esponente di primo piano della Lega, oggi eurodeputato, un tempo luogotenente di Bossi e titolare di un dicastero nel primo Governo Berlusconi: Francesco Enrico Speroni.

Nella foto, l’onorevole Francesco Enrico Speroni (al centro) all’Europarlamento

di Marco FATTORINI

Onorevole Speroni, pensa di ricandidarsi nelle file delle Lega in occasione delle elezioni europee di giugno?
“C’è la possibilità, ma non sono io che decido. Di solito è Umberto Bossi a occuparsi delle compilazioni delle liste elettorali oppure delega tale compito a qualcun altro”.
Alla luce del mandato che sta per scadere, quali sono state le conquiste e i traguardi raggiunti dalla Lega Nord in ambito europeo?
“Nonostante l’esiguo numero di rappresentati della Lega al Parlamento Europeo (siamo in quattro), il nostro gruppo ha dimostrato grande capacità propositiva. Comunque un traguardo importante è stato il cambiamento della direttiva Bolkestein che è stata approvata ma modificata con la cancellazione del principio del paese d’origine: c’è infatti la libertà per i lavoratori e le imprese di operare all’interno dell’Unione Europea. Esse però devono agire secondo le norme e le regole del paese che li “ospita”. Questa è sicuramente una tematica sulla quale sono intervenuto personalmente.
Un’altra battaglia da noi sostenuta è quella che permette di trattenere gli immigrati clandestini sino a 18 mesi nei centri d’identificazione.
C’è comunque da tenere presente che le proposte vere e proprie nel Parlamento Europeo nascono dalla commissione esecutiva, presieduta ora da Barroso, si tratta dunque di un procedimento differente da quello italiano in cui è prevista la “proposta di legge”: noi non possiamo proporre nulla, ma tutt’al più sollecitare la commissione.
Nell’occasione della discussione sulla questione degli immigrati la proposta era in linea con le nostre richieste e ci siamo battuti perché fosse approvata anche insieme con altri (ad esempio Alleanza Nazionale) per sventare alcuni emendamenti che tendevano a svuotarla”.
Qual è il senso della partecipazione di un movimento territoriale come la Lega Nord al Parlamento Europeo?
“Ovviamente siamo qui al Parlamento Europeo per tutelare gli interessi della Padania. Non è vero che per il fatto di essere un movimento territoriale allora dobbiamo svolgere il nostro ruolo solo nel ristretto ambito dei confini geografici. Infatti ci sono anche ricadute di tipo legislativo, economico e sociale di decisioni che vengono prese al di fuori del territorio e del contesto nazionale, in questo caso dell’Unione Europea. La Padania fa parte dell’UE e, a maggior ragione, è anche in questo ambito che si concentra l’azione politica e istituzionale della Lega”.
Quali sono le sfide che la Lega si propone per il futuro? Quale il ruolo del Carroccio nell’avvenire del Parlamento Europeo e dei suoi sviluppi?
“Tra le sfide del futuro, nell’immediato c’è sicuramente il problema della crisi e della tutela delle nostre imprese e dei nostri lavoratori. Secondo me bisogna cercare di eliminare quegli effetti negativi dell’allargamento dell’UE a est. A mio giudizio, infatti, non sono stati rispettati tutti i parametri per l’ingresso dei nuovi paesi; sotto il profilo della differenza economica c’è una discrepanza tra le economie di paesi come la Polonia e la Slovacchia rispetto al resto dell’Europa cosiddetta occidentale. E allora assistiamo a fatti come quelli recentissimi di aziende europee, italiane comprese, che trasferiscono la produzione nei paesi dell’”Europa est” come la Polonia dove vi sono condizioni economiche diverse. Ma questa è una negazione del concetto di Unione Europea in quanto quest’ultima dovrebbe configurarsi come un insieme omogeneo, ovviamente non identico in tutti i suoi punti, ma comunque non dovrebbe esservi tale propensione a trasferire la produzione perché “il lavoro costa meno”. Ci vorrebbero eguali condizioni economiche e dunque bisognerebbe abbattere quella sproporzione di retribuzioni per non mettere in difficoltà un’area dell’UE rispetto ad un’altra. Senza violare i princìpi basilari della libertà di trasferimento e mobilità, occorrerà escogitare dei correttivi per porre rimedio a quello che sta diventando un fatto grave e preoccupante per l’economia italiana e padana in particolare”.
Onorevole Speroni, possiamo dire che la Lega crede nelle potenzialità dell’Europa?
“L’Europa ha indubbiamente grandi potenzialità perché è una delle aree più sviluppate del mondo. Bisogna però evitare le criticità, la prevalenza della burocrazia sulla politica, degli interessi economici sulle tradizioni e le identità dei popoli appartenenti all’Unione Europea: evitare dunque di cacciarci in un circolo che ci privi della nostra sovranità. Non dobbiamo infatti delegare la nostra sovranità ad altri, anche secondo il principio di sussidiarietà. Vogliamo rimanere sempre padroni a casa nostra: non vogliamo avere né un padrone romano né uno di Bruxelles”.

Marco Fattorini

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