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Internazionale, segni di disgelo tra Cuba e Stati Uniti. Verso la fine dell’embargo?

marzo 17, 2009 di Redazione 

L’ormai “lontana” (nel tempo) successione di Raul Castro al fratello Fidel e l’elezione del presidente Democratico aprono prospettive nuove nel rapporto tra lo stato socialista e l’America. Prospettive che si stanno concretizzando in una serie di misure “convergenti” da parte di entrambi i governi: disegno di legge per consentire ai cittadini cubani che vivono negli Stati Uniti di fare visita ai propri cari sull’isola senza limiti di tempo; sostituzione del potente ministro degli Esteri di Fidel, con Raul che prosegue nella rottura col passato. Ce ne parla Andrea Onori.

Nella foto, Barack Obama sullo sfondo delle bandiere dei due paesi

di Andrea ONORI

Tutti gli stati del mondo stanno facendo i conti con il proprio futuro, molte cose stanno cambiando e cambieranno nel modo in cui ci insegna la storia. Tutti fanno programmi e previsioni cercando di consegnare stabilità, modernizzazione e ricambi.Il 31 luglio del 2006 Fidel Castro si dimise dagli incarichi di segretario del Partito comunista cubano e Presidente del Consiglio a causa di problemi di salute, e a succedergli fu il fratello Raul. Tutto il mondo si chiedeva cosa sarebbe successo, se sarebbe proseguita o sarebbe finita la storia del socialismo reale a Cuba.
Ora, che sono passati quasi tre anni dal cambio di presidenza, è evidente come sia in politica interna sia in politica estera ci siano stati molti cambiamenti, e ciò ha avuto riflessi anche nel mondo a livello politico-economico e anche per ciò che riguarda l’interminabile conflitto Cuba-Stati Uniti.

Raul Castro ha realizzato alcune riforme economiche che hanno portato alla liberalizzazione del mercato delle “nuove tecnologie” come DVD, telefoni cellulari, computer ed altro. Sono stati annunciati altri interventi, come la fusione dei due sistemi monetari cubani ed è stata lanciata una campagna per il superamento di lentezze burocratiche e inefficienze interne.
Notizia di questi giorni è proprio l’inizio di un miglioramento nei rapporti tra Stati uniti e Cuba. Non è una sorpresa poiché il neopresidente americano Obama ha fatto spesso riferimento, in campagna elettorale, alla volontà di dialogare e di provare un confronto serio con Cuba.

Dopo l’elezione del primo presidente nero Washington ha allentato l’embargo nei confronti dello stato socialista cubano. Il Congresso ha approvato un pacchetto di misure che prevedono una riduzione di alcune sanzioni nei confronti di Cuba. Il presidente Obama ha iniziato a rimuovere l’embargo sui medicinali e sul cibo. Washington si prepara a tendere la mano a Cuba non solo per risolvere il conflitto tra gli Stati Uniti e il paese, ma anche per distendere i rapporti con tutta l’America Latina che iniziavano a scricchiolare. Non solo, anche i cittadini statunitensi di origine cubana avranno l’autorizzazione a recarsi una volta l’anno nell’isola per far visita ai loro parenti, senza alcuna limitazione di tempo. Il presidente Obama sostiene il progetto di legge e si è detto aperto al dialogo con il leader di Cuba pur senza voler annullare del tutto l’embargo fino a quando l’Havana non si deciderà ad indire elezioni democratiche.

Raul Castro, invece, sostiene di essere pronto a negoziare con la nuova amministrazione – ma al momento non sussisterebbero le condizioni, per le innumerevoli divergenze che hanno separato gli Stati Uniti e Cuba da sempre. Recentemente Raul ha rafforzato il proprio impegno al rinnovamento escludendo dalla “corte” uno dei più radicali collaboratori di Fidel, Felipe Perez Roque, fino a qualche giorno fa apprezzato ministro degli Esteri. Uno degli uomini di maggior rilievo nel governo cubano da più di dieci anni a questa parte.

Andrea Onori

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