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Proposta Pdl a Roma: cimitero per feti. In Lombardia già c’è. La storia

marzo 16, 2009 di Redazione 

Un consigliere del XX municipio, Petrelli, ha presentato un ordine del giorno (approvato) con cui chiede al Comune di riservare un’area dei cimiteri ai “bambini non nati”. Ad Agrigento il primo “caso”.  La Giunta Formigoni ha invece stabilito che i feti (e gli embrioni) devono necessariamente essere sepolti. Questa è la storia di come una parte della politica italiana ha scelto di “dire la sua” su questo delicatis- simo tema. di Luna DE BARTOLO

Nella foto, il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni in consiglio regionale

di Luna DE BARTOLO

Il consiglio del XX municipio di Roma (Tor di Quinto) ha approvato, con 11 sì (Pdl), 3 no (Pd), 2 astenuti (uno de La Destra e uno del Pd) e su ordine del giorno dell’esponente Pdl Marco Petrelli, la richiesta formale inoltrata al Campidoglio circa la proposta di riservare nei cimiteri del XX Municipio apposite aree per la sepoltura di embrioni e feti abortiti, che figurano nel documento con la perifrasi “bambini non nati”. “Altri municipi si stanno muovendo in questa direzione – spiega il consigliere Petrelli – e anche nel XIX un altro esponente del Pdl porterà lo stesso ordine del giorno”. “Questo”, aggiunge, “oltre ad essere un atto dovuto, rappresenta un passo importante per ribadire il diritto alla vita fin dal concepimento”.
Ribadire? La legge italiana stabilisce invece che i diritti riconosciuti “a favore del concepito sono subordinati all’evento della nascita” (art. 1 cc).
Giorgio Gibertini, presidente del Centro di aiuto alla Vita di Roma e promotore dell’iniziativa, commenta così: “Dare sepoltura ai nostri morti è un dovere civile, non si tratta di ideologia. Davanti alla morte tutti dovremmo trovarci uniti e portare a questi bambini un piccolo fiore”. Un’affermazione che tralascia evidentemente di considerare che l’equivalenza aborto-morte ed embrione-bambino non è universalmente condivisa. Affermare che gli embrioni e i feti sono “i nostri morti” è un’ideologia. Come, d’altra parte, lo è asserire perentoriamente che non lo sono. La legge 194 sull’interruzione di gravidanza, confermata a maggioranza da un referendum popolare contro chi ne chiedeva l’abrogazione, relega infatti la scelta etica al libero sentire dell’individuo direttamente coinvolto.
Aggiunge poi Gibertini: “Il Cav di Roma propone per Roma quello che gia’ accade in Lombardia: in caso di aborto, sia spontaneo che volontario, gli ospedali avranno l’obbligo di spiegare ai genitori che possono chiedere la sepoltura e celebrare il funerale. Si tratterebbe di una norma storica sacrosanta in nome del diritto naturale”.

I precedenti - La prima città a prevedere un’apposita area cimiteriale per la sepoltura di embrioni e feti abortiti è stata Agrigento. “Il piccolo cimitero per i bambini mai nati sarà un posto dove le mamme andranno a pregare e servirà da monito per quelle donne che pensano di togliere la vita al bambino che hanno in grembo”, commentava Paco Arnone, presidente dell’Associazione “Difendere la vita con Maria”, che fece partire da Agrigento una battaglia intesa a propagarsi di lì a tutto il mezzogiorno d’Italia. Nella Regione Lombardia, la giunta Formigoni è andata oltre: ha infatti disposto, nel gennaio 2007, che gli embrioni e i feti abortiti non devono più essere smaltiti dagli ospedali. Se la genitrice lo richiede possono essere sepolti privatamente. Altrimenti devono obbligatoriamente essere cremati e portati nei cimiteri. “Per la prima volta in Italia si riconosce al feto il rispetto che merita – commentava Roberto Formigoni – I genitori avranno la possibilità di fare i funerali, altrimenti ci penseranno gli ospedali che lo seppelliranno in una fossa comune”. L’associazione mentale che subito evoca l’immagine delle fosse comuni è, forse, non voluta. Ma sicuramente si inserisce in un contesto che tende a dare forma ad un concetto di colpevolizzazione.

Cosa prevede l’ordinamento giuridico italiano - Il DPR n. 285/90 stabilisce che “per la sepoltura dei prodotti abortivi di presunta età di gestazione dalle 20 alle 28 settimane complete e dei feti che abbiano presumibilmente compiuto 28 settimane di età intrauterina e che all’ufficiale di stato civile non siano stati dichiarati come nati morti, i permessi di trasporto e di seppellimento sono rilasciati dall’unità sanitaria locale”. Inoltre “a richiesta dei genitori, nel cimitero possono essere raccolti con la stessa procedura anche i prodotti del concepimento di presunta età inferiore alle 20 settimane”. Quindi la legge italiana contempla, certamente e come è giusto che sia, la possibilità di richiedere i “prodotti del concepimento” per celebrare un rito funebre e riporli in una tomba.

L’obbligo introdotto dalla Regione Lombardia si configura invece come un attacco strisciante alla legge che tutela il “diritto alla procreazione cosciente e responsabile”: imporre la sepoltura dei feti e degli embrioni senza il consenso della persona sottopostasi all’intervento è un modo di erodere la 194 allo scopo di equiparare il feto ad una persona con diritti giuridicamente riconosciuti, prevalenti su quelli della donna che lo porta in grembo. Il feto è un soggetto giuridico ergo l’aborto è un omicidio.

Dopo il percorso emotivo che ogni donna, individualmente e a modo suo, percorre prima prendere la decisione di sottoporsi all’intervento; dopo l’iter ad ostacoli che comporta la presenza di un 70% di ginecologi “obiettori di coscienza”: un cattivo servizio pubblico che molto spesso prolunga l’attesa fino all’ultimo momento utile e che, oltre al danno psicologico, aumenta esponenzialmente i rischi che l’aborto potrebbe procurare (perforazioni all’utero, alla vescica o all’addome, infertilità); dopo l’intervento chirurgico – tralasciando l’indolenza nel promuovere “l’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza” come previsto dalla legge 194 (vedi la pillola RU 486, in uso da tempo nella stragrande maggioranza dei paesi dell’Unione Europea ma tutt’ora ostacolata in Italia); dopo il “senso di perdita” che quasi tutte le donne, con maggiore o minore intensità, provano a seguito dell’intervento come evidenziato dagli specialisti; alla fine di tutto, ci sarà questa ulteriore domanda: “Vuole fare un funerale privato ed occuparsi lei della sepoltura o preferisce delegare all’ospedale il compito di sotterrarlo in una fossa comune?”. In un luogo fisico, per il ricordo perpetuo.

Luna De Bartolo

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