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Musica, racconto degli Afterhours Dopo il “tradimento” di Sanremo

marzo 14, 2009 di Redazione 

Tra le due interviste di ieri e oggi a Frassinetti e Moles, ci gustiamo un po’ di canzone. Ci facciamo accompagnare, come sempre, dalla nostra Dejanira Bada alla scoperta di questa band italiana che ha riscosso tanto successo, e che il mese scorso abbiamo visto anche sul palco dell’Ariston. Senza troppo entusiasmo da parte dei fans…

Nella foto, gli Afterhours

di Dejanira BADA

“Io non tremo, è solo un po’ di me che se ne va…”. Afterhours, classe ’86, Milano. Nati da una passione viscerale nei confronti della musica, da sempre appartenuta all’ideatore della band, Manuel Agnelli, indiscussa icona rock dell’ambiente alternativo italiano. La scelta del nome del gruppo cadde su After hours, in onore della mitica band di Lou Reed, titolo di una canzone dei Velvet Underground.
Gli After, nonostante gli ormai quasi vent’anni di carriera, sono ancora oggi una delle band più influenti del panorama rock del bel paese. Iniziarono a cantare in inglese, esordendo nel ’90 con l’album “During Christine’s Sleep”, fino al 1995, quando con il disco “Germi”, eseguito totalmente in italiano, raggiunsero un successo incredibile a livello nazionale.
Simbolo di generazioni intere, la band ha cresciuto i propri fans a pane e consapevolezza, il tutto servito con un buon contorno di psichedelia, testi intrisi di amore, dolore e saggezza e con un pizzico di amara ironia. Gli album sicuramente più significativi e rappresentativi del gruppo sono “Germi”, “Hai paura del buio” “Non è per sempre” e solo in seguito “Quello che non c’è”. Ogni canzone appartenente a questi dischi, è stata in grado di regalare all’ascoltatore momenti davvero unici, dove ognuno di noi si è ritrovato almeno per un secondo tra le parole cantate dall’inimitabile Manuel Agnelli.
Quest’ultimo, agli albori del successo, non ha gestito molto bene la celebrità, diventando famoso anche per i suoi atteggiamenti snob, poco umili. Oggi Manuel è un cantante affermato, ha una famiglia e probabilmente anche per questo le sue arie da prima donna si sono un po’ assopite. Gli After hanno visto anche molti cambi di guardia, ultimi tra i quali quelli del bassista Roberto Dell’Era, componente del gruppo dal 2005 e Rodrigo D’Erasmo, che ha sostituito Dario Ciffo soltanto dal 2008.
Oggi gli Afterhours hanno cambiato un po’ il loro stile, come si è potuto notare con l’album “I milanesi ammazzano il sabato” (primo cd della band pubblicato da una major, la Universal), senza però discostarsi troppo dalle loro radici. A febbraio gli After hanno partecipato anche al Festival di Sanremo, fortemente voluti dal presentatore Paolo Bonolis. Molti fans, avuta la notizia, hanno criticato la scelta della band, dando loro dei “venduti”. Ma l’intento di Manuel era forse far arrivare del buon rock all’ascolto di massa.Il gruppo di Agnelli arriva da Milano, amata ed odiata città che tanto ha ispirato gli After. Per molti i testi delle canzoni di questa band, possono anche risultare ermetici, assurdi, incomprensibili, questo anche perchè Manuel, come i Nirvana, i Verdena e tanti altri, usano da sempre la tecnica del cut-up del mitico Burroughs.
Questo metodo di scrittura consiste nel tagliare delle parole da un testo, per poi rimetterle insieme a caso, dando così forma ad un altro testo completamente ricostituito.
Il genere di musica degli Afterhours invece, deriva dalle origini del punk e del grunge. La parta strumentale di ogni composizione ricade nettamente su una scelta di tipo noise, pur dando spazio anche a struggenti ballate o a brani irriverenti e decisamente scherzosi ed ironici. Sì, gli After sono anche questo, perchè essi amano non prendersi sul serio, pur trasmettendo messaggi profondi, intelligenti e a tratti anche inquietanti.
Manuel Agnelli, da sempre, “scatarra sopra” non solo ai giovani d’oggi (citazione per l’appunto tratta dalla canzone “Sui giovani”) ma anche sull’ipocrisia della gente, sulla falsità, sui doppi giochi che il mondo è capace troppo spesso di farci vedere e provare sulla nostra pelle. C’è da dire che gli Afterhours sicuramente non sono mai stati una band ottimista e non hanno mai venduto false speranze a nessuno, anzi.
Il gruppo di Manuel ha un grande seguito, forse un po’ di nicchia, tra quelle poche persone che hanno il coraggio di dirsi la verità, che non si prendono in giro da sole e che riescono a guardarsi allo specchio senza provare disagio. Gli After non sono adatti per chi nasconde la testa sotto la sabbia. “Conflitti interni che lasci a macerare/Perchè è la tua realtà che ti fa inumidire/Puoi non vedere/Puoi rifiutare/Ma le serpi di oggi sono i vostri bambini” (“Germi”, 1985).

Dejanira Bada

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