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Intervista all’on. Frassinetti (An): “Nel Pdl rimarrà la nostra identità”

marzo 13, 2009 di Redazione 

Prosegue il viaggio de il Politico.it tra i nostri parlamentari. Conoscia- mo oggi la deputata del Popolo della Libertà, esponente della Destra sociale di Alemanno e, un tempo, Storace. Che ci parla del congresso fondativo del nuovo partito ma non solo. “Il femminismo non è di sinistra. E’ importante che la legge contro la persecuzione nei confronti delle donne sia stata approvata da noi”.

Nella foto, l’onorevole Paola Frassinetti con il sindaco di Roma Gianni Alemanno

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di Luca LENA

Onorevole Frassinetti, quando ha deciso di dedicarsi alla politica?
“Intorno ai 14 anni – quindi parliamo dei primi anni ’70 – c’era grande attrazione verso la politica, così, dopo essermi inserita nell’ambiente scolastico del “Liceo Classico Carducci” di Milano, ho cominciato ad avvicinarmi ad alcuni movimenti giovanili”.
Quali motivazioni l’hanno spinta ad inserirsi in quel contesto?
“Come ho già detto, in quegli anni il fermento politico era più percepito di adesso. Diciamo che inizialmente non è stata una scelta ragionata. E’ scaturita piuttosto dal mio spirito ribelle che voleva reagire contro alcune prepotenze e fissità di pensiero del tempo. Di fronte poi a situazioni in cui veniva messa in dubbio la semplice libertà d’espressione, ho scoperto la mia natura politica vicina a idee conservatrici. E quelle idee sono rimaste salde per l’arco di tempo che ci porta ad oggi. Il mondo è cambiato, così come la politica, ma alcuni perni del credo politico della destra sono indissolubili”.
Nel 1996, poco dopo essere entrata a far parte di Alleanza Nazionale, fonda assieme ad Alemanno l’associazione culturale “Area”. Ce ne parla?
“La Destra sociale ha avuto sempre un ruolo culturale decisivo; con l’associazione abbiamo voluto portare avanti un discorso “metapolitico” di grande importanza, utilizzando soprattutto la rivista “Area”, che non ha mai subito battute d’arresto nel corso di questi anni. Un esperimento, insomma, che alla fine ha condotto Alemanno a diventare uno dei protagonisti di spicco della politica italiana”.
Alcune settimane fa siete riusciti a far approvare la legge sullo stalking. Una questione che nella maggior parte dei Paesi europei era già stata regolamentata da tempo. Come mai in Italia spesso siamo gli ultimi ad aggiornarci?
“In Italia in questo senso c’è un’arretratezza evidente. Ma un aspetto importante della vicenda è che a colmare la lacuna sia stato un governo di centrodestra, poiché è sbagliata l’idea che vede il femminismo legato unicamente a movimenti di sinistra. Per quanto riguarda la legge direi che si tratti di un provvedimento doveroso, che regola situazioni apparentemente non gravi ma che invece sono spesso l’anticamera per reati come l’omicidio o l’abuso sessuale”.
Rimanendo al tema delle donne, l’On. Carlucci ritiene le quote rosa una misura sbagliata ma necessaria. E’ d’accordo?
“Non ho mai enfatizzato le quote rosa ma ovviamente sono normative transitorie necessarie. Inutile fare demagogia dicendo il contrario. In una situazione di deficit democratico solo l’imposizione di una norma può rafforzare il sistema. In futuro, ovviamente, essendo un provvedimento transitorio potrà anche essere accantonato, ma per adesso è un’assoluta necessità”.
Lei è anche avvocato. Come giudica la critica alle ronde da parte di chi invoca l’inviolabilità dello stato di diritto e la separazione dei poteri?
“Per quanto il termine “ronda” sia assolutamente fuorviante, diciamo che per questa vicenda serve l’approccio giusto. C’è bisogno di un apparato di volontari virtuosi, composta da persone qualificate, come ad esempio ex forze dell’ordine.
Quando ero assessore gestivo il finanziamento di qualcosa di simile; ad esempio, mandavamo carabinieri davanti le scuole durante l’orario d’uscita, con un semplice ruolo di deterrenza, per prevenire furti o spaccio di droga. E’ in questa direzione che dovrebbero essere gestite anche le “ronde”".
Recentemente Berlusconi ha suggerito di far votare in aula solo i capigruppo, ma Fini ha immediatamente rigettato l’idea. Lei da che parte si colloca?
“Io mi metto in una situazione mediana. Il ruolo del parlamentare deve essere valorizzato nelle commissioni ma capisco anche l’esigenza di accelerare la votazione spesso molto farraginosa. Credo però che si possa riuscire a sveltire il voto in aula anche senza imporre il voto solo ai capigruppo”.
Infine, una domanda legata al suo partito. Alleanza Nazionale ha scelto di unirsi a Forza Italia per dar vita al Popolo della Libertà. Adesso, in vista del congresso costitutivo del Pdl, in quale direzione vi muoverete nel tentativo di mantenere una forte identità?
“Gli elettori sanno meglio di tutti che An è presente e lo sarà anche in futuro. Tra poco la lista diventerà un partito, ma non dimentichiamoci che il Pdl è composto da un centro ma anche da una destra. Il segreto starà tutto nel bilanciamento che dovremo saper fornire. Ma sono tranquilla perché l’elettorato di An conosce le nostre battaglie per la difesa della vita e i punti cardine del pensiero politico che abbiamo portato avanti nel corso di questi anni”.

Luca Lena

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