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La nota di Castellani. Italia dei Valori e Di Pietro: visioni opposte di chi li ama e chi no

marzo 10, 2009 di Redazione 

Dopo avere fatto il punto sull’Udc e sulla prospettiva del Partito della nazione, il giovane Castellani analizza il partito e la figura dell’ex pm. Un ritratto lucido, efficace, che vale la pena di gustare.           

Nella foto, Antonio Di Pietro (con il megafono) in piazza con Pancho Pardi e Leoluca Orlando (a destra). Sullo sfondo le bandiere dell’Idv

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di Lorenzo CASTELLANI

Considerato per antonomasia l’unico partito che fa vera opposizione al governo. O meglio sono loro a considerarsi tali e forse è vero. Parliamo dell’Italia dei Valori.

Il partito di Antonio Di Pietro è una formazione politica anomala e nonostante questo è il partito che è cresciuto di più in termini di voti alle ultime elezioni politiche. In Parlamento sta a sinistra, più a sinistra di tutti. Le idee dell’Italia dei Valori però sono tutt’altro che di sinistra. E’ il partito della legalità. Quello che più di tutti tiene alta la bandiera dell’antimafia. E’ il partito che più di tutti se la prende con il sistema di cui fa parte: la casta dei politici. Indimenticabili le battaglie contro i condannati eletti al Parlamento. Contro l’indulto. Quelle per la (non) riforma della giustizia, intercettazioni prima di tutto. Quella contro la legge Gasparri ed il monopolio televisivo. D’altronde è il partito di un magistrato, e che magistrato! Una formazione che vive di giustizialismo e si alimenta di antipolitica. Grillo e Travaglio sono i veri alfieri di Antonio Di Pietro. Il suo Savonarola ed il suo Masaniello. Il leader che più di ogni altro scende in piazza, che assomiglia a Silvio Berlusconi solo in una cosa: l’amore per le folle oceaniche. Ed è li che l’ex pm di Mani Pulite incrementa i suoi voti. Documenti, prove indiziarie, processi in piazza. Così Di Pietro demonizza la corruzione ed il perbenismo dei suoi avversari. Non risparmia nessuno, senza esclusione di colpi. Dalla sua ha una parte della stampa e una buona fetta del mondo della rete. Merito della sua modernità e del suo dinamismo tra i blog del word wide web. Primo fra tutti quello di Beppe Grillo. Politico delle parole forti. Il dipietrese è ormai parte dei nostri linguaggi politici. Un’oratoria inceppata, con inflessioni dialettali tendenti al popolaresco, a tratti vicini al buffo. Il contrario di ciò che ci si aspetterebbe da un uomo che viene dai fori. Efficace però. Quando parla il leader Idv spesso succede di tutto, si scatenano accuse, dibattiti, frizioni.

La dirigenza di partito è piuttosto opaca, invisibile, il vero padre padrone è Di Pietro. Mal sopportato dagli alleati del Partito Democratico, con i quali gioca al gatto e il topo. Considerato poco diplomatico e scevro delle astuzie da chi in politica sguazza da decenni. Incapace, per fortuna o sfortuna, di scendere a compromessi. Letteralmente detestato, e tendiamo all’eufemismo, dal Pdl e dalla Lega Nord. Nemico numero uno del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Tra i due è cresciuto odio profondo che sgorga in superficie appena possibile, senza tante sottigliezze e con l’irruenza propria dei due personaggi.

Chi vota Italia dei Valori è facile immaginarlo. Studenti, impiegati statali, insegnanti, magistrati. Generalmente persone con un titolo di studio di scuola superiore o laureati. Stanchi di una classe politica molle, vedono in Di Pietro ancora l’eroe di Mani Pulite, colui che ha scoperchiato la corruzione, il moralizzatore di un’Italia sull’orlo del precipizio, un antiprofessionista della politica, l’unico leader carismatico in grado di opporsi alla minaccia Berlusconi. Per tanti un simbolo di giustizia. Per altri un reazionario da votare nei momenti crisi totale.

Per gli avversari è una spina nel fianco da togliere al più presto. Un falso mito. Un inquisitore senza pietà che con Mani Pulite ha rincorso e trovato il successo. Colui che vuole fermare il Paese, contrario per principio ad ogni riforma. Sopra le righe, fuori dal politically correct, irrispettoso delle istituzioni delle quali fa parte. Uomo che svelando le magagne altrui vuole in realtà nascondere le proprie.

Questa la visione bilaterale del personaggio. Scegliete quella che preferite o credete a quella a cui volete. Resta il fatto che come Berlusconi ha creato da solo un partito e che al Presidente del Consiglio deve principalmente la sua ascesa politica. Perché l’Idv vive proprio di antiberlusconismo, ne è la roccaforte. Feudo indispensabile al Pd nella logica delle alleanze di centrosinistra in vista di ogni tipo di elezioni,che siano amministrative, europee o politiche. Non sarà mai un partito di governo perché pressante solo su alcuni specifici temi e che deve cominciare a pensare a cosa fare di se stessa nel dopo Berlusconi.

Nel frattempo continuano le schermaglie, le battaglie, i poco nobili insulti che accompagnano la vita politica dei due uomini più amati ed odiati d’Italia. A rifletterci bene, per una legge della fisica, gli opposti si attraggono, si cercano e non è così improbabile che implicitamente, nei modi e nei toni, siano poi tanto diversi.

Lorenzo Castellani

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