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Festa delle donne, come nasce l’8 marzo La situazione oggi. E’ ancora utile la ricorrenza?

marzo 8, 2009 di Redazione 

Il nostro Andrea Onori ci porta a conoscere senso e storia di questa ricorrenza, che tuttavia non basta, e per certi versi svia, dal risolvere i problemi che ancora gravano sull’universo femminile nel mondo. Sentiamo.

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Nella foto,

un’immagine di donne impegnate nelle lotte per l’emancipazione femminile

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di Andrea ONORI

L’8 marzo era originariamente una giornata di lotta, il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli. Tuttavia nel corso degli anni il vero significato di questa ricorrenza è andato un po’ sfumando, lasciando il posto ad una “festa” caratterizzata anche da risvolti commerciali e politici.L’idea di istituire una giornata internazionale della donna fu per la prima volta presa in considerazione quando la rapida industrializzazione e l’espansione economica portarono a molteplici proteste sulle condizioni di lavoro e di disagio. Nel 1907 a Stoccarda si tenne la prima Conferenza internazionale delle donne dove si decise di dare vita ad un Segretariato internazionale. La seconda Conferenza, che si tenne a Copenaghen nel 1910, adottò una risoluzione che proponeva l’istituzione della Giornata internazionale delle donne.

La data dell’8 marzo deriva da una vicenda degli anni ’50, quando alcune operaie di una fabbrica tessile (Cotton) avrebbero condotto nella città di New York una manifestazione contro le precarie condizioni di lavoro e i bassi salari, salvo essere attaccate e disperse dalla polizia. Lo sciopero si protrasse finché l’8 marzo il proprietario bloccò tutte le porte della fabbrica. Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e 129 operaie prigioniere all’interno morirono bruciate dalle fiamme. L’interpretazione della festa come omaggio alle lavoratrici morte nel rogo della fabbrica Cotton è oggi considerata inattendibile. Ma l’episodio, altamente verosimile seppur non storico, è ormai parte dell’immaginario della storia del movimento operaio americano.

L’incendio realmente avvenuto, nel 1911 colpì la Triangle Shirtwaist Company di New York. Le vittime furono 148, ma non furono tutte donne, per la maggior parte donne immigrate (moltissime di origine italiana).

Il direttore generale dell’Unicef, Ann M. Veneman, sottolinea come “quest’anno, la Giornata internazionale della donna tocca un problema che disonora il mondo. Ogni giorno, in tutto il mondo, le donne e le ragazze affrontano violenze domestiche, sfruttamento e abuso sessuale e la tratta di esseri umani” e, ancora, “troppo spesso questi crimini restano impuniti. Lo stupro e la violenza sessuale sono sempre più utilizzati come arma di guerra in situazioni di conflitto”.

Il presidente dell’Unicef Italia, Vincenzo Spadafora: “Anche in Italia i fatti di queste settimane hanno portato alla ribalta della cronaca il dramma della violenza sulle donne. Quando ad essere abusate per di più sono ragazze minorenni, il crimine è, se possibile, ancora più grave. E’ necessario per questo mantenere alta l’attenzione della società civile e sostenere programmi di protezione dei bambini e degli adolescenti”.

Da sempre e ancora oggi la donna è vittima di tentate vessazioni e subordinazioni da parte dell’uomo. Vede il proprio cerchio di libertà di autodeterminazione sempre più restringersi a causa di una politica violenta ed una società che ne fa sempre più una merce di uso e di scambio.

Tutte le donne oggi come allora rivendicano il diritto di decisione, di parità, libertà di scelta e uguaglianza di giustizia nel mondo del lavoro, a livello mediatico (dove sempre più la donna è divenuta un oggetto) e soprattutto nella vita quotidiana.

L’8 marzo serve come ogni anno a tirar fuori alcuni pensieri che spesso restano chiusi ed ingabbiati, ma queste rivendicazioni devo essere gridate da tutti e tutti i giorni. Spesso in questa ricorrenza si sprigiona il peggio di una donna che può esprimere la propria libertà e rivendicare i propri diritti in un solo giorno dell’anno. Molte di esse, come molti uomini lo fanno ogni giorno, danno il peggio di sè nei locali e si buttano nelle braccia, magari, di un ballerino. Un clima troppo festaiolo e spesso poco produttivo.

Andrea Onori

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