Top

Lo stop agli onorevoli pianisti da parte di Fini. Il problema di assenze e diarie

marzo 7, 2009 di Redazione 

Il presidente della Camera è riuscito laddove i suoi predecessori avevano fallito. Il nuovo sistema di voto – basato sul riconoscimento delle impronte digitali - dovrebbe scongiurare le “sostituzioni” dei colleghi. Un gruppo di deputati rifiuta di aderire. Ma il problema non è limitato alla correttezza del voto. Lorenzo Castellani ci spiega perchè.

Nella foto, un pianista in azione

-

di Lorenzo CASTELLANI

Com’è noto, il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha introdotto un nuovo sistema di voto basato sulle impronte digitali dei deputati. Sarà così impossibile votare non solo per se ma anche per il deputato assente. Morte di un’antica prassi del nostro Parlamento.

Il nuovo sistema. I pianisti non suonano più a Montecitorio. O almeno così sembra. Il nuovo sistema tecnologico fortissimamente voluto da Gianfranco Fini non permetterà più il voto-fantasma dei deputati assenti. L’operazione è costata 450mila euro alle casse della Camera. Ogni deputato deve fornire la sua impronta digitale e solo con l’apposizione del proprio dito potrà accedere alla votazione.

Vince dunque la politica del “a mali estremi, estremi rimedi”. Si pone così fine a quel fenomeno sbeffeggiato che vedeva gli onorevoli immortalati nelle pose di voto più assurde da fotografi e telecamere per raggiungere i numeri necessari nel votare un provvedimento nonostante l’assenza dei colleghi. Il vocabolario politico li identificava, per l’appunto, come pianisti.

Ci avevano provato, senza successo, già Bertinotti, Violante e Casini. La loro battaglia si era però risolta in parole. Gianfranco Fini ci è riuscito. Ha risolto una delle tante pecche pendenti sulla Casta. Ma c’è ancora chi contesta il provvedimento.

Un centinaio di deputati sono in ritardo nella prelevazione delle impronte. Diciannove si sono addirittura ribellati. I “reazionari” si appellano al diritto alla privacy. Il Presidente della Camera non è sceso a compromessi ed ha dichiarato: “Potranno votare con il vecchio sistema, ma per dovere di moralità e trasparenza saranno resi pubblici i nomi”. In un numero così esiguo sarà comunque impossibile che perseverino nelle loro composizioni da pianisti.

Le assenze. Il provvedimento vuol porre fine non solo a questa prassi palesemente scorretta in un Parlamento democratico ma soprattutto alle assenze ingiustificate in aula. Ogni voto dato frutta al deputato ben 206,58 euro. Somma della diaria che dovrebbe essere detratta in caso di assenza. Di fatto, complice il risaputo e riconosciuto ruolo dei pianisti, tale sanzione non è quasi mai stata attuata. Mancanza di controlli e soprattutto di correttezza. Un altro piccolo quanto indicativo privilegio della Casta. Proprio come la riduzione dei prezzi della buvette del Senato.

La nuova metodologia, siamo d’accordo, elimina il fenomeno pianisti. Ma le domande da porsi sono altre. La prima è se limiterà effettivamente le assenze; la seconda, logicamente conseguente, è se verranno attuati i controlli al fine di sanzionare realmente chi non si presenta in aula in maniera ingiustificata. Giustificazione per altro facile da ottenere in quanto basta l’invio di un semplice certificato medico da parte del deputato assente per evitare la sanzione pecuniaria.

Per quel che riguarda le assenze è necessario rimettersi ad un poker di responsabilità: a quella del Presidente Fini e di chi è addetto al controllo assenze; a quella dei singoli deputati; a quella dei medici; alla stampa che dovrà vigilare.

Lorenzo Castellani

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom