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Quando emigravamo in Romania. Storia del rapporto tra italiani e rumeni

marzo 7, 2009 di Redazione 

Focus sul Paese da poco entrato nell’Unione Europea al quale i fenomini di migrazione ci legano storicamente. I rumeni sono al centro della nostra attenzione per i fatti di cronaca nera che li hanno recentemente coinvolti. E’ interessante allora capire meglio “da dove veniamo”, per definire con maggiore consapevolezza dove vogliamo andare.

Nella foto, ragazzi romeni e italiani (con le rispettive bandiere). Europei

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di Andrea ONORI

La comunità romena oggi rappresenta un quinto di tutte le presenze straniere in Italia, la minoranza più grande sparsa in tutto il territorio nazionale. Secondo molti immigrati romeni la stampa italiana mostra, però, scarso interesse sia per la Romania sia per i romeni stabilitisi in Italia.

L’immigrazione romena in Italia inizia negli anni ’90. Migrarono soprattutto minoranze come Rom, Ungheresi, Sassoni ed i cosiddetti “cervelli”; poi l’esodo è stato in costante aumento negli anni a seguire. Con il partito comunista al potere era stata molto limitata.

Nel 1989 l’uccisione di Ceaucescu e la fine della dittatura comunista aprono la Romania ad un sistema democratico di tipo occidentale. Ci sono comunque problemi, con ritardi nelle liberalizzazioni, dovuti al difficoltoso passaggio da un’economia pianificata e statalizzata ad un economia di mercato. Si costruiscono tuttavia nel tempo le premesse per l’ingresso nell’Unione Europea.

Che si verifica il 1 gennaio 2007: la Romania – con la Bulgaria – diventa parte della Ue evidenziando subito le proprie serie difficoltà economiche, risultando il secondo paese più povero. Oltre a questo c’è la “questione Rom”, con la cattiva considerazione che godono le loro “invasioni”. L’ingresso in Europa ha portato con sè il timore dei cosiddetti zingari.

L’integrazione dei romeni – come delle altre comunità straniere – si ottiene soprattutto attraverso l’uguaglianza di trattamento a livello giudiziario e nella vita quotidiana.

I minori e le donne immigrati sono i soggetti più deboli della società. Sono coloro che rischiano più degli altri di finire nella rete della criminalità organizzata. Bambini e donne vengono ricattati quando non hanno un permesso di soggiorno e spesso finiscono nei giri della prostituzione.

Il problema che riguarda maggiormente la donna immigrata nel territorio italiano è proprio questo e coinvolge anche molte giovani romene. Le donne non vengono “valutate” come donne e subiscono l’autorità dell’uomo; vengono “rivalutate” (si fa per dire) solo dopo essere state (tragicamente) vendute.

Per ciò che riguarda i reati di altro tipo, chi ne commette di più – il 71% – sono gli irregolari. La criminalità romena si è organizzata e ben strutturata. E tuttavia si può dire che fosse molto più diffusa prima che la Romania entrasse nella Ue, poichè c’era una maggiore facilità di sfruttamento (del maggior numero di irregolari).

La Romania, dall’alto lato, è da tempo meta privilegiata degli investitori italiani per via del basso costo della manodopera (e il discorso vale soprattutto per il tessile e l’abbigliamento, nonostante la competizione con i paesi asiatici). Ma il flusso dall’Italia verso l’altro paese non è sempre stato solo di tipo industriale e ha una lunga storia.

La migrazione dall’Italia verso la Romania comincia tra il XIX e gli inizi del XX secolo ed è molto poco conosciuta. Gli immigrati italiani lavoravano soprattutto in edilizia e nelle ferrovie ed erano molto apprezzati.

In questi anni nacquero piccoli e medi imprenditori di successo. Dopo il periodo di Ceaucescu, la Costituzione romena del 1991 riconosce agli italiani lo status di minoranza e il diritto di essere rappresentati alla Camera dei deputati. Un legame molto stretto, dunque, ci unisce al Paese del premier Boc.

Da noi, dopo l’ingresso della Romania nella Ue, un obiettivo sostenibile era superare le discriminazioni e vincere il lavoro nero. Ma noi abbiamo scelto di limitare l’accesso dei romani sul nostro territorio. Il diritto al libero ingresso riguarda solo lavoratori autonomi e stagionali, per tutti gli altri è necessario un nulla osta del settore (lavorativo) di competenza e ciò è fonte di enorme difficoltà.

A questo vanno aggiunti gli ostacoli all’accesso e all’uso dei servizi sanitari, sociali, assistenziali, che per vari motivi sono preclusi.

Tra Romania e Italia, insomma, c’è una lunga storia di relazioni e mobilità umana a due direzioni. Che non va dimenticata.

Andrea Onori

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