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Crisi dei quotidiani, così Messina: “Puntare sull’approfondimento”

marzo 6, 2009 di Redazione 

Ultima puntata dell’inchiesta sui problemi del cartaceo. Dopo Ostel- lino, Smorto e Filippo Facci sen- tiamo l’opinione di Sebastiano Messina, inviato speciale di “Repubblica”. Le domande, come sempre, sono di Lorenzo Castellani.

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Nella foto, Sebastiano Messina (a destra)

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di Lorenzo CASTELLANI

I grandi quotidiani americani sono in crisi di vendite. Cosa dobbiamo aspettarci da noi?
“Purtroppo la crisi, come sappiamo, è mondiale e dunque ha già investito anche la stampa italiana. Calano le vendite, cala ancora di più la pubblicità. Alle ragioni economiche si aggiunge la concorrenza delle news on line, imbattibili sulla velocità”.
I giovani leggono sempre di meno i giornali ed i quotidiani in particolare. Come salvaguardare la vita di questi ultimi?
“Concentrandosi sugli approfondimenti, sulle analisi, sulle inchieste, sui commenti autorevoli. Ovvero su tutto ciò che tv e internet non possono offrire”.
Giorgio Bocca nel suo ultimo libro sostiene che i giornali siano avvelenati dalla pubblicità che è anima del commercio e che questo li porti a crisi tanto di gigantismo di notizie effimere quanto alla spettacolarizzazione del macabro, fino ad essere riduttivi sulle notizie serie. E’ d’accordo?
“I giornali sono imprese economiche che puntano al profitto, e dunque se un direttore si accorge di vendere più copie (ottenendo dunque più pubblicità) raddoppiando le pagine sul delitto di Garlasco, lo fa. La differenza tra un giornale e l’altro sta però nel suo pubblico di lettori. I lettori di Repubblica non ci chiedono le stesse cose che si aspetta chi compra Libero o il Giornale. Se noi spettacolarizzassimo il macabro, per usare le parole di Bocca, non solo faremmo qualcosa che è contro la nostra identità ma deluderemmo i nostri lettori. Alle “notizie serie” come quelle sulla crisi Repubblica dedica molto spazio, anche se il costo della carta ci ha costretti a diminuire il numero di pagine. Ma questo, io spero, ci costringerà a essere più sintetici, più selettivi e più chiari. A beneficio del lettore”.
L’informazione in rete sembra diventare sempre più dominate e totalizzante. Come è cambiata o cambierà l’informazione con la prepotente ascesa della rete?
“Difficile dirlo. Succederà qualcosa di simile a quello che accadde negli anni Cinquanta, quando la carta stampata cominciò a subire la concorrenza della televisione. Ovvero noi giornalisti saremo – o meglio: siamo già – costretti a fare uno sforzo ulteriore per alzare la qualità dei nostri articoli. Per renderli non dico migliori ma diversi da quelli che il lettore ha già trovato su internet”.
Cambierà quindi anche la figura del cronista? In che modo?
“Io immagino che il giornalista di domani sarà più colto, più preciso e più curioso. Sicuramente non potrà permettersi la banalità, la lentezza e la sciatteria”.
In Italia si parla di quotidiani controllati da veri e propri centri di potere. C’è chi arriva a parlare di scomparsa dei fatti per ordine degli editori. Quanto c’è di vero?
“In qualche giornale succede. Il conflitto d’interessi non è un’invenzione della sinistra e produce purtroppo ogni giorno i suoi frutti avvelenati, anche sui giornali. A Repubblica questo non è mai successo, non succede e non credo che succederà mai”.
Internet aiuta il pluralismo? Garantisce quella libertà d’informazione e libertà di opinione che può risultare ristretta nell’ambito dell’editoria?
“Certo. Internet è una risorsa importantissima per il pluralismo. Non solo a livello nazionale ma anche in quelle realtà dove un solo editore controlla l’unico giornale e l’unica tv della sua città, monopolizzando l’informazione”
Quanto influisce l’editore sulla linea del giornale e sulla selezione degli argomenti? Quanto influisce quello di Repubblica?
“Noi abbiamo un editore che ha sempre lasciato al direttore del giornale piena libertà sulla linea politica, e naturalmente anche sulla scelta delle notizie. Guardandomi attorno, mi accorgo sempre di più di quanto siamo stati fortunati”.
Ultima domanda: cosa cambierebbe nel panorama dell’informazione in Italia?
“Troppe cose. Ma se dovessi esprimere un desiderio ad Aladino, gli chiederei la cosa più difficile. Sottrarre tutte le tv, pubbliche e private, al controllo della politica”.

Lorenzo Castellani

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