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Il punto di Fattorini. La crisi economica – del lavoro. E crisi quindi dei lavoratori

marzo 6, 2009 di Redazione 

La giovanissima firma de il Politico.it ci parla di economia mondiale mettendo l’accento sulla parte più debole e, insieme, più coinvolta e colpita dalla deriva del mercato: il capitale umano. Ascoltiamo.

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Nella foto, la protesta dei lavoratori Fiat di Pomigliano

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di Marco FATTORINI

E’ crisi nera e il mondo lo sa bene. Giorni fa è appreso del calo del Pil dell’1%, mai così in basso dal 1975. E ancora le banche e i colossi finanziario-assicurativi a fare i conti con tagli di personale e richieste di aiuti statali. E le borse che ogni giorno chiudono con risultati eufemisticamente poco incoraggianti.
Il quadro della crisi economica che il mondo globalizzato sta attraversando è assolutamente grigio e preoccupante poiché, allarmismi a parte, ci troviamo davanti a cifre e dati di dimensioni davvero esorbitanti che non lasciano margini di interpretazione neanche lontanamente positivi. Per quanti problemi e crisi vi fossero in precedenza, si pensava che comunque a risentirne in modo serio fossero sempre e solo le piccole e medie imprese, le famiglie, i lavoratori e invece da vediamo che anche multinazionali importanti hanno dovuto tagliare migliaia di posti di lavoro, chiudere stabilimenti e mandare a casa, scatoloni in mano, dipendenti. La lista delle aziende è lunga: dai colossi assicurativi e bancari alle grandi industrie di tecnologia fino al comparto automobilistico.

L’Italia non è certo immune da questo vortice, anche se per ora ipotesi quali la nazionalizzazione delle banche vengono accantonate, comunque i numeri e i livelli dell’emergenza sono destinati a salire.
Il dibattito politico è ovviamente ai massimi livelli: è di questi giorni la proposta del neo segretario PD Franceschini di stanziare un assegno ai disoccupati, eventualità rispedita al mittente dal governo che ha considerato la manovra troppo esosa per le casse dello stato. Il centro-destra di per sé rivendica di aver adottato e di continuare a lavorare per ammortizzatori sociali e provvedimenti a tutela di famiglie e imprese, oltre che del sistema creditizio italiano. Intanto dall’area centrista della politica italiana si pone l’accento sulle pensioni, chiedendo nuovi provvedimenti volti proprio ad agevolare e a migliorare il sistema della previdenza.

Tutto si muove e, nonostante annunci e propositi, risulta chiaro che non si possa salvare tutto e tutti da questa crisi, un po’ per le sue dimensioni un po’ per le risorse che andrebbero scovate con la bacchetta magica. Il punto però da considerare e sui cui dovrebbe soffermarsi una riflessione comune, nonché l’azione politica ed economica, è il lavoratore in quanto uomo.
Poiché se da più parti si cerca di rispondere alla crisi economica, intervenendo su più fronti e con diversi “antidoti”, troppo spesso si dimentica il protagonista e il vero destinatario del lavoro ovvero la persona che nell’attività lavorativa impegna se stesso con la sua creatività, investe le sue forze, il suo ingegno, nonché la propria personalità e dunque a tutto ciò sarebbe lecito rispondere con altrettanta dignità e riconoscenza.

Sul piatto della crisi c’è dunque il capitale umano, preziosissimo e insostituibile serbatoio di migliaia, anzi milioni, di lavoratori che purtroppo non hanno voce in capitolo e probabilmente nemmeno avranno la busta paga in futuro, proprio perché passivi spettatori di un processo economico divorante e disperato. Abbiamo avuto modo di osservare e ascoltare in questi giorni le istanze e i problemi sollevati dagli operai di Pomigliano d’Arco che hanno sfilato e manifestato per proteggere il loro posto di lavoro, la loro dignità di persone con una famiglia ed una vita privata per la quale hanno il diritto (costituzionalmente garantito) di svolgerla con agio e tranquillità.
Alcuni di loro sono andati anche domenica in Piazza San Pietro all’Angelus del Papa, il quale li ha salutati e invitando i poteri pubblici a dare la priorità ai lavoratori e alle loro famiglie.

Questi operai, come tanti altri che siano impiegati o dipendenti, sono i veri protagonisti, spesso incompresi, del lavoro, perché per quanto il progresso tecnologico e l’ausilio meccanico siano sempre più avanzati, il valore tutto umano di ingegno e creatività nel lavoro è una componente insostituibile e assolutamente inestimabile.

La vera sfida per governi, organizzazioni internazionali e poteri pubblici è quella di salvare e conservare i protagonisti del lavoro: gli uomini, ricordandosi che il capitale non è sempre e solo quello economico e finanziario ma anche, per fortuna, quello umanissimo fatto di sudore e fatica.

Marco Fattorini

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