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La nota. “Campagna acquisti” Udc per il futuro Partito della nazione

marzo 5, 2009 di Redazione 

La strategia dell’Unione di centro. L’obiettivo della ricostituzione di un grande partito moderato. Che peschi nel malcontento a destra e a sinistra.

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Nella foto,

Pierferdinando Casini

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di Lorenzo CASTELLANI

Pierferdinando Casini sostiene di non avere fretta. C’è tempo per costruire le grandi alleanze su scala nazionale e per il momento è meglio dedicarsi a costruire sodalizi locali spesso determinanti per gli esiti elettorali, talvolta con il centrodestra, talvolta con il centrosinistra. Ultimamente però il leader centrista ha parlato di costruire non un nuovo Udc, ma un nuovo grande centro. Casini è uscito dall’ombra al momento giusto. Ha intuito le potenzialità del suo partito nel corso della vicenda Englaro ed ha ancor meglio compreso come sfruttare la crisi nera del Pd.

L’Udc fa gola ai teodem, stufi dei rigurgiti laicisti degli ex Ds e delle piazzate dell’antipolitica allineata tutta a sinistra. L’ex presidente della Camera lo sa ed ha lanciato un appiglio a chi nel Pd non si trova più su agio. Non solo. L’ampliamento centrista potrebbe arrivare anche dalle fila del Pdl. Anche qui lo scontento non manca e si chiama Lega Nord. L’ala moderata del partito di Berlusconi soffre e mal sopporta le proposte e le reazioni leghiste, in particolare in ambito di sicurezza, immigrazione e giustizia. L’ago della bilancia centrista almeno per ora non sembra pendere definitivamente da nessuna parte. E Casini un po’ ci gioca.

Prima dichiara che si potrebbero trovare punti d’incontro tra il suo Udc e il Pd, poi sconfessa l’atteggiamento del nuovo segretario Franceschini, in merito al testamento biologico. Se la prende con Di Petro e Travaglio perché “consentono a Berlusconi di non rispondere ai cittadini che non arrivano a fine mese, mentre noi dobbiamo chiedere a Berlusconi di portare agli italiani il suo rendiconto di metá legislatura sulle cose concrete. Dobbiamo fare il partito della nazione. Questa è l’espressione che a me piace, in un Paese che deve recuperare il senso identitario del proprio cammino”.

Il suo obiettivo vuole essere ambizioso. Dichiara di voler porre fine “al bipartitismo senza partiti”. Costruire quindi un nuovo soggetto politico, di ampio respiro, autonomo e di rilevanza nazionale, non una “nuova Margherita” dunque, anche se il leader Udc ha fatto spesso l’occhiolino a Francesco Rutelli negli ultimi tempi. In un prossimo futuro punta anche al Pdl, dove immagina che un dopo Berlusconi apra enormi crepe nell’unità apparente di oggi. «Le contraddizioni ci sono e s’incaricheranno le intemperie politiche di farle emergere». L’obiettivo è puntato anche verso imprese e associazionismo. Il richiamo di Montezemolo «è il nostro – dice Casini – mettere al centro i problemi dell’Italia vera variabile politica è anche il nostro richiamo».

La scommessa è dunque questa. Creare un nuovo, terzo, grande partito con “cultura e ambizioni di governo.” Pertanto il futuro Udc potrebbe prospettare non la solita campagna di alleanza ma una vera e propria campagna acquisti di stampo politico dai grandi partiti. Momento di rottura quindi, che metterebbe fine alla solita politica conservativa in grado di mantenere quella fetta di consenso elettorale senza rischiare troppo, per poi contrattare con le altre parti politiche eventuali alleanze. Un progetto tanto interessante e coraggioso quanto pericoloso per il suo leader se dovesse fallire.

La terza via della politica italiana sembra destinata ad aprirsi. Ce la farà Pierferdinando Casini a vincere la sua battaglia contro un bipartitismo che si regge su due partiti scevri da una solida cultura e un consolidato background politico? I buoni presupposti sembrano essere presenti all’appello, ma sarà necessario lavorare in un determinato modo per evitare che tutto si risolva nell’ennesima bolla di sapone della politica italiana. Staremo a vedere, anche se una prima indicazione potrebbero già darla le Europee 2009.

Lorenzo Castellani

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