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Conferenza sulla criminalità organizzata con Raffaele Cantone, Pisanu e Veltroni

marzo 3, 2009 di Redazione 

Alla presentazione romana di “Solo per giustizia”, il libro dell’ex pm della procura di Napoli, c’erano anche il presidente della Commissione Antimafia e l’ex segretario del Pd. E’ stata l’occasione per una riflessione comune in particolare sulla camorra, e sul ruolo della politica. Sentiamo.

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Nella foto, Raffaele Cantone con, in primo piano, il suo libro “Solo per giustizia”

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di Ginevra BAFFIGO

Palazzo Valentini è stato teatro di un’interessante conferenza sulla criminalità organizzata, in particolare sulla camorra, e su quel grave compito che la magistratura è chiamata a compiere per contrastarla. Ad offrire il pretesto a questa necessaria riflessione è stato Raffaele Cantone con il suo libro “Solo per giustizia” (del quale parlammo mesi fa in un’intervista allo stesso Cantone); un libro che sarebbe quantomai riduttivo definire autobiografico, seppur non difetti di una straordinaria vicenda personale. Sembra proprio nelle intenzioni dell’autore dare una prospettiva ben più vasta della singola esperienza di magistrato e di uomo, costretto a confrontarsi con la costante minaccia alla quale la passione per il diritto e per la sua professione lo hanno esposto in questi anni.

“Solo per giustizia” è il racconto di una lunga notte di congedo; l’ultima all’undicesimo piano della procura di Napoli, nel corso della quale riemergono i ricordi degli otto anni nell’antimafia, di quel primo approccio all’avvocatura, della mala sanità napoletana, di quel lungo percorso dal temutissimo esame di diritto penale fino alla vigilia del suo ingresso al Massimario della Cassazione. Vengono ricordate soprattutto quelle persone che non sempre gli obiettivi dei media ritraggono, e di cui perciò presto si dimentica il fondamentale contributo. Raffaele Cantone ce le restituisce generosamente nel suo libro, tentando di trasmettere alla memoria collettiva i nomi di coloro che con intuizioni e lavoro di squadra hanno contribuito al successo di importanti operazioni.

Nel non lesinare riconoscimenti di merito e parole gentili per colleghi e subalterni, il noto magistrato non cede ad un facile buonismo, né ad una falsa modestia; pur dimostrando un’onestà e generosità intellettuale non comune, resta un uomo consapevole dei propri meriti e del proprio successo, che non si presta a quel protagonismo che i media tanto fomentano e nei confronti del quale, anche nel corso della presentazione del libro, ha ribadito la propria avversità. Il culto del magistrato e la conseguente personificazione del processo di cui si occupa, non può trovare spazio nell’arena giudiziaria. La lotta alla criminalità è il risultato dell’opera corale di magistrati, carabinieri, guardie di finanza, di testimoni e collaboratori di giustizia, “non eroi, ma persone che compiono il proprio dovere” come ricorda l’autore del libro nel corso della conferenza stampa presenziata da alcuni esponenti della politica, come Walter Veltroni e il presidente della commissione Antimafia Beppe Pisanu, nonché dal direttore de “l’Unità” Concita De Gregorio.

In un intervento conclusivo l’ex leader del Pd si è dilungato su quelle responsabilità della politica, la cui assenza permette alla malavita di conquistarsi spazi e consensi; la camorra, come tutte le sue varianti, è una “metastasi”, con cui “un grande Paese come l’Italia non può accettare di convivere”. Per contrastarla non è sufficiente aumentare le forze dell’ordine sul territorio, serve una risposta che affronti alla base i problemi che favoriscono il radicamento della criminalità organizzata, perché altrimenti “magistrati e forze dell’ordine continueranno a tagliare un’erbaccia che poi ricresce”.

Cantone scrive nel suo libro “ci si abitua a tutto”, riferendosi alle immagini più cruente e al cinismo di certi uomini. Eppure non ci si abitua mai ai collusi. L’universo camorrista, descritto nelle pagine di questo libro, ha radici ben più profonde ed estese che non quelle evidenziate nell’organigramma verticistico dei clan; non vengono risparmiati politici, funzionari pubblici, imprenditori, medici e forze dell’ordine. Proprio per questo Veltroni ha voluto sottolineare che è necessario garantire alla magistratura ogni mezzo per combattere le mafie, non celando un certo dissenso nei confronti della riforma della giustizia, la quale limiterà la possibilità di fare intercettazioni. In merito a queste limitazioni l’autore del libro non è meno preoccupato; perché nonostante apparentemente non si intacchi la possibilità di intercettare possibili reati di mafia, l’accesso alle informazioni riguardanti i vertici dei clan il più delle volte si ottengono intercettando reati minori, finanche il furto d’auto.

Ma almeno su un punto governo e opposizione sembrano concordare; come ha detto Pisanu “la lotta alle mafie va condotta su un terreno economico e finanziario, perché è da quelle radici che la mafia trae il maggior nutrimento, riuscendo ad ottenere anche il consenso sociale” e questo si deve al fatto che lo Stato non “è sufficientemente presente”.

E sul riconoscimento di questo nemico comune si basa l’auspicio per il futuro; perché quando si parla di lotta alle mafie si dovrebbero tener fuori parti e ideologie, così come quando si parla di magistratura; “non bisognerebbe sapere le convinzioni politiche di un magistrato” ha detto in conclusione Cantone. L’imparzialità di questo è infatti garantita dal giuramento prestato in nome della Costituzione, ma in tempi in cui si basano campagne elettorali sul colore delle toghe, certe parole risuonano come il felice ritorno al senso primo delle cose. Ed il fatto che sia ancora una volta un libro ad aprire un così necessario dibattito in Italia e a riportare l’attenzione delle istituzioni su questi problemi, fa pensare che quanto profetizzato dall’autore di Gomorra sul “potere della parola”, talvolta possa trovare una reale applicazione.

Ginevra Baffigo

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