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Intervista a Nichi Vendola: “L’unità della sinistra risposta alla crisi”

marzo 2, 2009 di Redazione 

Colloquio con il presidente della Regione Puglia e leader del Movi- mento per la Sinistra: ”Cartel- lo non dei partiti ma della società civile. Riuniamo la sinistra diffusa”.  Sentiamo.

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Nella foto, il presidente della Puglia Nichi Vendola

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di Domenico OCCHIPINTI

Presidente Vendola, in questi ultimi mesi la conformazione della sinistra italiana è cambiata spesso. Qual è il “senso” e quale il cammino da qui alle elezione europee?
“Noi, l’area delle mie compagne e dei miei compagni, non siamo esaustivi e rappresentativi della sinistra tutta ed MpS ha l’ambizione di ricostruire il campo largo della sinistra, eccedendo pezzi di partito, coinvolgendo e dialogando con tante donne e tanti uomini di sinistra, facenti parte o meno di realtà organizzate. Con la sinistra diffusa quindi.
Per quanto riguarda le elezioni europee non dobbiamo avere paura dello sbarramento del 4% e non dobbiamo fare un cartello perché abbiamo paura dello sbarramento: l’unità della sinistra è una risposta per rispondere alla crisi. Noi per primi abbiamo proposto un cartello, non dei partiti però ma della società civile”.
Al di là della scadenza elettorale, qual è l’obiettivo di lungo periodo, “il sogno”, come disse a Chianciano?
“Il nostro intento è realizzare, anche attraverso la tappa elettorale, un laboratorio della società, un patto costruito con pezzi di mondo del lavoro e di giovani generazioni, consultando i territori e la società civile, anche organizzando quelle primarie che devono divenire uno dei modi ordinari di funzionamento della sinistra.
A Chianciano ho detto che la sinistra ha bisogno di ritrovare il tempo perduto, nel senso che deve sentirsi implicata dal cambiamento, non può non cambiare se stessa, ha bisogno di ossigeno, ha bisogno di una strumentazione ottica complessa e sofisticata: un po’ di telescopio, un po’ di microscopio, un po’ di caleidoscopio. I mezzi siamo noi, la nostra capacità, mi auguro all’altezza delle sfide del tempo presente, di dare centralità a quelle esperienze di unità a sinistra che già stanno lavorando nei territori, di costruire una sinistra che parla di un popolo, che parla a un popolo, che organizza le lotte, che è accogliente, che muove da una tensione unitaria, che accumula forze, che dà speranza, che ha e dà significato, che incide sulla storia del paese. Mezzo è il dovere di creare una sinistra che chiede alla teoria e alla storia gli strumenti per capire il mondo e non gli strumenti per imbalsamare le proprie convinzioni ideologiche. Intendendo così la sinistra come un’educazione civile alla conoscenza, come un’idea del mondo, un’idea della vita perché la politica torni appunto a essere pensiero, passione condivisa, reciproco affidamento, prefigurazione di un mondo liberato, migliore, per tutte e tutti”.
Fra i possibili mezzi perché il nuovo Movimento diventi “sogno collettivo e laboratorio per la società” c’è anche un modo diverso di impostare la comunicazione con la gente, la “politica gentile, che cerca persone in carne ed ossa e non il pubblico”.
“Credo che o la politica, a sinistra, riesce a parlare alle persone in carne e ossa o politica di sinistra non è. Sarebbe un’altra cosa, una sua copia sbiadita e totalmente inutile. La destra parla a un pubblico indistinto, noi dovremmo cercare di parlare alle donne e agli uomini, cercando di capire dove si dirigono con i loro comportamenti quotidiani e i loro bisogni, dove va il mondo, dove va la storia con la S maiuscola. Guardiamo che cosa è successo negli Stati Uniti: Obama ha introdotto nell’immagine di politica che comunica la suggestione ontologica del cambiamento. Perché mai quindi sposare questo tipo di relazione empatica con le persone, attraverso una comunicazione autentica, dovrebbe avere ricadute nefaste sul consenso?”.
A Chianciano, sempre a questo proposito, ha proposto di studiare gli apparati di potere e soprattutto i sistemi di comunicazione della destra. Sembra ammettere che attualmente riesca a comunicare meglio con la gente. Dove è stato l’errore della sinistra e aggiungerei anche del Pd?
“Sì, penso che la destra abbia vinto non solo nelle urne ma anche nelle menti, producendo simboli e senso comune. E così mentre la destra abita i sogni e gli incubi delle persone noi perdiamo perché subiamo la fuoriuscita della politica dai processi di protagonismo sociale, e perché smarriamo, per esempio, la radicalità dello sguardo sulla crisi del mondo. Perché non intendiamo la politica come ricerca, come inchiesta sulle cose della vita. Il Pd ha diverse colpe: ha rotto definitivamente con la storia del movimento operaio, divenendo neutrale davanti a un tema così cardinale che allude ad un’idea di civiltà: il lavoro; inoltre non riesce ad essere il catalizzatore e neppure il protagonista di una opposizione credibile a Berlusconi a cui non riesce a contrapporre un pensiero forte”.
Chiudiamo sul suo Governo della Puglia. Che bilancio ne trae?
“Sono molto soddisfatto dei risultati raggiunti dal mio governo regionale con cui portiamo avanti iniziative virtuose, alcune delle quali pionieristiche, che indicano tutte un’idea di sviluppo lungimirante per il Mezzogiorno, nelle politiche sul lavoro, in quelle energetiche e ambientali, nella cultura come nel welfare. Vorrei ricordare Bollenti Spiriti e Ritorno al Futuro, la legge di contrasto al lavoro nero e la legge anti-diossina che impone all’Ilva di rispettare i dettami europei in materia di inquinamento ambientale. Una legge dice che il diritto alla salute, i diritti dell’ambiente non possono più essere contrapposti con il diritto al lavoro. Sono leggi connotate socialmente, basate sul contrasto all’egemonia dell’impresa, leggi che non creano gerarchie tra diritti civili e diritti sociali, segno di una cultura politica dalla parte del lavoro, dei beni comuni, dei cittadini. Ho intenzione di perseverare in questa politica di buon governo”.

Domenico Occhipinti

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