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L’analisi della domenica. Sicurezza/ criminalità: problema reale o percepito?

marzo 1, 2009 di Redazione 

Il tema è la sicurezza dei cittadini. La domanda si pone di fronte da un lato all’escalation di crimini (balzati agli “onori” delle cronache), dall’altro lato alla rappresentazione spesso molto cupa del nostro Paese che viene data dai media. Sentiamo.

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A lato, un’immagine dal telegiornale di Emilio Fede

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di Marco FATTORINI

Sulla scia degli ultimi eventi di cronaca il Governo nelle scorse settimane ha varato una serie di norme in materia di sicurezza volte a rispondere in maniera adeguata ai fenomeni criminosi che hanno riempito le pagine dei giornali e spaventato la cittadinanza.Misure più severe nei confronti degli stupratori, anche e soprattutto a livello giudiziario, meno sconti e concessioni a coloro i quali si macchiano di tali reati. Ronde di cittadini, autorizzate, scelte e selezionate, che possano coadiuvare l’azione delle forze dell’ordine sul territorio. Regolamentazione dell’immigrazione clandestina attraverso l’apertura di nuovi centri di identificazione ed espulsione, da porre eventualmente nelle Marche, in Campania ed alcune altre regioni italiane. Possibilità per i medici di denunciare pazienti che si rivelino clandestini.
Questi sono alcuni dei punti salienti che contraddistinguono le nuove misure adottate dall’esecutivo: provvedimenti già ampiamente criticati e accolti con non poco scetticismo dall’opposizione che ne ha duramente avversato i caratteri discriminatori di alcune norme nei confronti dell’immigrazione.

Una valutazione razionale in situazioni di allarmismo e caccia alle streghe come questo è davvero difficile. Soprattutto se si è bombardati da ogni parte con notizie e flash su crimini, immigrazione, xenofobia e incertezza delle pene.
Tuttavia il nodo sicurezza, che ogni volta riemerge prepotente nel dibattito politico, deve essere distinto tra la sua effettiva e reale consistenza e la percezione che di essa se ne ha nella quotidianità.
Sarebbe sbagliato negare l’escalation di crimini e scorribande che, impunemente, aumentano e si fanno strada nelle periferie e nei parchi delle città italiane. D’altronde l’Italia e il suo sistema giudiziario si misurano sempre con la difficoltà di assicurare alla giustizia individui che alla luce di delitti e crimini non vengono puniti ma semplicemente “ammoniti” e sdoganati nuovamente nel libero esercizio delle loro azioni.

Allora il problema sicurezza è reale. Perché i dati e i crimini ci sono, così come anche una situazione di degrado e abbandono che caratterizza sempre più periferie e centri urbani, dove la notte si ha paura ad uscire se si è da soli o se si è donne. Questi non sono certo luoghi comuni o esercizi di retorica, ma constatazioni di dati di fatto che si riscontrano nella realtà quotidiana della gente comune che non è più tranquilla, ha paura e non ne può più di essere continuamente sul “chi va là”.

Però c’è anche da considerare quell’insidioso fenomeno che è la percezione di sicurezza, un elemento che ci viene continuamente alterato, amplificato, alle volte estorto, ad opera di una massiccia campagna mediatica in cui trionfano allarmismo e caccia al bandito. Giornali, programmi tv, sedicenti propagande politiche mirano spesso a gonfiare, in modo preoccupante quanto demistificatorio, un problema che di per sé è molto importante.
Non è certo etico né generoso cavalcare l’onda dell’insicurezza per creare allarmi ma soprattutto spiacevoli fenomeni di xenofobia, intolleranza ed esasperazione. Eventi che degenerano in violenza e giustizia sommaria, che però non assicurano pace e tranquillità a nessuno. Neanche agli italiani.

Tutto questo non significa disconoscere o chiudere gli occhi dinanzi ad un problema reale ed evidente come quello della sicurezza. Una questione che deve essere affrontata perché vinca il diritto dei cittadini ad essere veramente liberi e sicuri nella loro vita di tutti i giorni. Una questione che però deve tenere conto di tutti gli aspetti della vicenda, dare voce anche ai problemi e ai bisogni di chi voce in capitolo non ha. Passando ovviamente per una riaffermazione chiara e certa del diritto e delle regole che devono categoricamente essere rispettate così come deve essere garantito il loro adempimento da parte di tutti: non interessa il colore della pelle o l’accento, sta a cuore una convivenza che ponga le sue basi su valori leali e condivisi. Tanto per ricordarci che la democrazia e lo stato di diritto non sono un’opinione.

Marco Fattorini

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