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Sarkozy, fenomeno della moderna destra europea. Ritratto del leader d’oltralpe

febbraio 24, 2009 di Redazione 

Ve lo proponiamo nella giornata in cui il presidente francese ha (appena) firmato un accordo per una collaborazione sul nucleare con Berlusconi, ma lo avevamo in cantiere da tempo. Ci interessa indagare una leadership di indubbio successo, che va oltre i confini storici della destra e della sinistra europee e, comunque, propone un nuovo modello di riferimento per i conservatori del Vecchio Continente. Il pezzo è di Luca Lena.

Nella foto, Nicolas Sarkozy

di LUCA LENA

Se negli Usa Obama rappresenta inevitabilmente l’uomo dell’anno, in Europa una figura importante come Sarkozy merita altrettanta attenzione. Non certo per accostamenti ideologici con il presidente d’oltreoceano, bensì parlando di una nuova attitudine a fare politica e nel mostrarsi al pubblico scevro della tipica cappa istituzionale. Nicolas Sarkozy rappresenta, dunque, un notevole cambiamento negli ambienti francesi e nel sempre più invadente contesto europeo.Nato a Parigi ma d’origine ungherese, Sarkozy è il primo presidente francese con genitori d’origine straniera; situazione più volte rimarcata da lui stesso, ostentando mellifluamente, sullo scranno del successo, le difficoltà di essersi inserito, da giovanissimo immigrato, in un difficile contesto culturale, pur ribadendo l’orgoglio di essere francese.
A neanche vent’anni inizia l’attività politica, condizionato dalle idee golliste del nonno materno. La passione per quel mondo lo rapisce, fa strada, diviene sindaco di Neuilly e nel 1993 ottiene il suo primo incarico ministeriale. Scopre di possedere una natura portata all’intemperanza caratteriale che, se moderata da una praticità razionale, è spesso considerata carisma, capacità di gestione e pacato autoritarismo negli ambienti pubblici. Come quando nel 2005, sotto il governo De Villepin, non ebbe difficoltà a definire “feccia” i giovani delle banlieues parigine in un clima immerso nel disprezzo e nell’intolleranza popolare. Ma le incontinenze pubbliche di Sarkozy non tardano a mostrare un carattere altero eppure addolcito da una malcelata convinzione di superiorità.
Anche grazie a questo originale individualismo, nel 2007 diviene Presidente della Repubblica battendo Ségolène Royal e ritrovandosi a rinnovare un apparato politico logoro dopo la gestione Chirac. Ed è proprio in raffronto al presidente uscente che Sarkozy fornisce un contraltare non solo politico-istituzionale ma anche etico ed estetico. Se Chirac affrontava i media quasi con idiosincrasia e se l’Eliseo apriva con fatica le finestre al pubblico, con la presidenza Sarkozy la situazione si ribalta completamente. L’attuale presidente si mostra frequentemente ai francesi con annunci e notizie attraverso i quali informa il popolo e rafforza la propria presenza. Non esita a farsi riprendere indaffarato, sempre in movimento, attratto da mille interessi, spesso anche non direttamente annessi a quelli politici. Inoltre, le vicinanze con ambienti borghesi, la ricerca della bella vita, ma anche semplici consuetudini come fare jogging o atteggiarsi senza formalismi con altri leader europei, mantengono la sua immagine limpida e diafana anche agli occhi di chi politicamente lo scredita. E’ lo sfoggio perverso e noncurante di una normalità che solitamente non viene rappresentata in un politico di alta caratura – o che più semplicemente non siamo portati a vedere -, ciò che lo trasforma in una sorta di principe ribelle a corte.
Ma è attraverso alcune scelte sul campo che Sarkozy costruisce una nuova percezione politica del paese: custode di una visione della destra che raffreddi gli estremismi di Le Pen, e che apra ad una visione più tollerante della sinistra, come dimostrato nell’assegnare ad esponenti socialisti alcuni importanti ministeri.
Ha già arieggiato riforme drastiche in ambito economico e, forgiando il canale comunicativo attraverso il principio della propensione al lavoro, ha indicato la via ai francesi verso un nuovo senso di responsabilità soggettiva. Con queste prerogative, a pochi mesi dalla sua elezione, è riuscito a sistemare la difficile diatriba con i sindacati riguardo privilegi pensionistici di alcune categorie di lavoratori, tra cui la SNCF (ferrovieri francesi). Ciò in cui aveva fallito Chirac si è trasformato in successo per Sarkozy, guadagnandosi in seguito l’appellativo di “Super-Sarko”, in virtù della risolutezza adoperata nell’affrontare questioni delicate.

E’ in politica estera però che l’immagine francese assume definitivamente una nuova dimensione. Quasi tradendo le radici golliste, Sarkozy ha esibito un’improvvisa propensione al dialogo con gli Usa, scardinando la tradizionale insofferenza – politica e culturale – dei francesi verso il popolo a stelle e strisce. Senza dimenticare le congiunture con la Germania di Angela Merkel, iniziative volte a far rifiatare un’Europa in ginocchio, per ridare nuova linfa al vecchio continente. Un’apertura al confronto che in Sarkozy nasce all’interno del proprio paese, non sottraendosi a domande scomode, accettando di buon grado le critiche, e cercando una costante verifica non solo con il respiro del paese che lo giudica ma, in primis, con se stesso, poiché “riuscire a piacere al pubblico”, come ha detto in un’intervista, “è la cosa che più mi preoccupa”.

Quella fama popolare a cui dice di essere legato stride con gli scatti collerici a cui spesso si lascia andare; sono noti ormai alcuni epiteti affibbiati ad incauti cittadini che, in maniera non troppo ortodossa, si sono permessi di manifestare poca simpatia nei suoi confronti. Situazioni imbarazzanti che agli inizi del 2008 lo avevano visto precipitare in un calo di consensi pericoloso, se vi si aggiunge la crisi economica imperversante. A calmare le acque è subentrata la variabile Carla Bruni, che inizialmente sembrava mal contribuire all’immagine del presidente.
Dopo le sfortunate vicende matrimoniali con l’ex moglie Cécilia, la nuova tumultuosa vita privata del presidente ha dapprima prodotto un inasprimento delle critiche mentre, in seguito, l’abile ingranaggio mediatico a cui anche la politica è rodata da tempo, ha innescato un cambio di rotta repentino. Non crediamo di esagerare, dunque, affermando che la caratura internazionale di Sarkozy sia, almeno in parte, da attribuire alla relazione con l’ex modella italiana.

Possa risultare rigido o elegante, antipatico o gradevole, presuntuoso o affabile, Sarkozy è un uomo politico non collocabile nella vecchia concezione della destra francese. Cosciente delle difficoltà di governance nell’attuale clima d’emergenza socio-politica, le attitudini conciliatorie unite al pugno duro su alcuni aspetti cardine del proprio “credo”, rappresentano la svolta verso un’elaborazione della politica che avanza, che si affaccia sul mondo e accetta l’influenza di altre sfere di pensiero con l’intenzione di migliorarsi. Se siano solo propositi demagogici o intenzioni concrete ancora non è lecito dirlo. Intanto qualcosa è cambiato dai cugini d’oltralpe; che per la Francia sia l’inizio di un nuovo periodo di prosperità internazionale?

Luca Lena

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