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Perchè l’elezione di Franceschini è una buona notizia di F. Rondolino

febbraio 23, 2009 di Redazione 

Conoscete tutti Fabrizio Rondolino, giornalista, scrittore, autore televisivo, già responsabile per la comunicazione dello staff di D’Alema ai tempi della segreteria del Pds e, poi, della presidenza del Consiglio. Firma de “La Stampa”, Rondolino ha anche un secondo “canale” di comunicazione con i propri lettori, costituito dalle note che pubblica di tanto in tanto su Facebook. A partire da oggi quelle note, che offrono un punto di vista di grande valore sulla politica italiana (e non solo), sono anche in esclusiva su il Politico.it. Ecco la prima.

Nella foto, Fabrizio Rondolino durante una partecipazione a “Tetris”, il programma di approfondimento politico di Luca Telese andato in onda su La 7

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Perchè l’elezione di Franceschini è una buona notizia

di FABRIZIO RONDOLINO

L’elezione di Dario Franceschini, a dispetto delle modalità ‘oligarchiche’ e a prescindere dal generale marasma in cui versa il Pd, può essere una buona notizia per la sinistra italiana, e merita una convinta apertura di credito. Proverò succintamente a spiegare perché.

1. Franceschini non viene dal Pci: non è cioè coinvolto nella guerra fratricida che da vent’anni avvelena l’ultimo gruppo dirigente di Botteghe Oscure. Il duello D’Alema-Veltroni è soltanto la punta mediatica di un iceberg oramai profondamente avvelenato. È come se la ‘spinta propulsiva’ del Pci si sia spenta, prigioniera di un rancore che è il frutto di un fallimento: la ‘svolta’ di vent’anni fa non è riuscita a fare del Pci il motore e il cuore del nuovo partito riformista. È bene dunque che il testimone passi non ad un’altra generazione, ma ad un’altra tradizione politica. In ogni caso, poiché Franceschini non viene dal Pci, gli verranno risparmiati i lazzi e le perfidie che noialtri ex comunisti usiamo scambiarci.

2. Il gruppo Espresso-Repubblica si è mostrato piuttosto scettico sull’elezione di Franceschini, e i due giornalini-figli – l’‘Unità’ di Concita De Gregorio e il ‘Riformista’ di Polito, entrambi ex-‘Repubblica’ – non hanno risparmiato l’ironia. Finalmente la sinistra ha un leader culturalmente lontano (e psicologicamente indipendente) dal gruppo De Benedetti, il cui mix ‘nuovismo’/giustizialismo, da Occhetto in poi, è stato tra le cause principali del naufragio della sinistra italiana. Un leader estraneo a ‘Repubblica’ è una benedizione per la sinistra italiana.

3. Con Franceschini viene archiviato, almeno pro tempore, il ‘nuovismo’ prodiano-veltroniano, che è, culturalmente, la versione di sinistra del populismo berlusconiano: esaltazione di una società civile salvifica, polemica contro i partiti in quanto tali, investitura diretta e leaderismo, ‘partito leggero’ o ‘liquido’, prevalenza dell’immagine. Con Franceschini, per cultura e tradizione, torna alla guida della sinistra una concezione della politica forse più tradizionale, ma senz’altro più efficace (almeno finché Berlusconi avrà la televisione): militanza, partecipazione, organizzazione.

4. Infine, l’immagine di un figlio che giura fedeltà alla Costituzione nelle mani del padre, senza bandiere né simboli né striscioni né vallette, è un’immagine potente che parla direttamente alla coscienza dell’Italia, intrecciando con la forza del simbolo la memoria collettiva di una comunità e lo scambio diretto fra le generazioni. È un buon punto da cui partire.

FABRIZIO RONDOLINO

Commenti

One Response to “Perchè l’elezione di Franceschini è una buona notizia di F. Rondolino”

  1. davide on febbraio 27th, 2009 02.44

    PERCHE’ L’ELEZIONE DI FRANCESCHINI E’ UNA BUONA NOTIZIA…PER BERLUSCONI

    1. Sul primo puntino di Rondolino si può essere d’accordo solo parzialmente. I dissidi fra i dirigenti si sviluppano attraverso correnti, personalismi, fazioni e dunque Franceschini ne è più riparato, è vero, tuttavia tali dissidi riguardano spesso problemi politici reali, e Rondolino come tanti altri finge di dimenticarselo. Lo scontro non è solo fra D’Alema e Veltroni, ma fra la scelta di entrare nel PSE oppure no, se stare con il diritto internazionale oppure no, se ci si schiera contro i poteri forti (in Italia, Confindustria e Vaticano) oppure no, se un malato può rifiutare il sondino o se deve patire per decenni immobilizzato etc.. Si tratta del problema fondamentale dell’identità del partito, per risolvere il quale ci sono ben poche speranze. Forse un leader particolarmente carismatico saprebbe indirizzare il partito verso lidi precisi, ma è difficile. Di certo Franceschini non lo farà.

    2. Premesso che è una forzatura considerare l’Unità figlia di Repubblica, è evidente che la sinistra di questi anni mai ha adottato volti nuovi e politiche giustizialiste. Altrimenti avrebbe vinto. Prendiamo la laicità dello Stato. Secondo Rondolino il PD è succube di Repubblica?

    3. Anche a me non piacciono i partiti liquidi, e proprio non capisco la soddisfazione di Rondolino. Franceschini verrebbe da una tradizione saldamente radicata nel territorio?! Nella mia provincia la Margherita aveva due sezioni contro le 27 dei DS.

    4. Su questo punto sono anche d’accordo, ma si tratta di un mero cerimoniale, che non ha nessuna rilevanza se non quella di infondere malriposta fiducia. Ci sono articoli della Costituzione mai attuati e continuamente sfregiati, che il PD si guarda bene dal salvaguardare. Potrei stendere un elenco biblico degli articoli costituzionali non applicati e delle occasioni in cui i dirigenti del PD li hanno sacrificati per la loro ridicola fifa di apparire poco “riformisti” come credono di essere, “buonisti” verso gli immigrati, o di seguire strade diverse dai “grandi paesi europei”, come se la Francia avesse la nostra stessa Costituzione. Del resto ciò che viene chiamato “riformismo” consiste in realtà nell’adeguarsi ai processi internazionali in atto, senza alcuna ambizione di modificarli o invertirli. In questo, non differiscono in nulla dai partiti di destra.

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