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Il caso dell’esclusione dagli Oscar di ‘Benjamin Button’: ecco perchè

febbraio 23, 2009 di Redazione 

Dopo avervi raccontato la grande notte del cinema mondiale analizziamo il “curioso caso”, appunto, della pellicola di David Fincher, sbarcata al Kodak Theatre con 13 nomination e tornata a casa a mani vuote. Cerchiamo di capirne le ragioni e, intanto, ci gustiamo il film, che è ancora nelle nostre sale e che potete quindi ancora andare a vedere.

Nella foto, un momento de “Il curioso caso di Benjamin Button”, con Brad Pitt e Cate Blanchett

di Roberta BONORI

Ritorna al cinema il tema della “diversità”, stavolta affrontato in modo magico e surreale.
Nel 1919, il neonato Benjamin nasce durante la notte che decreta la fine della prima guerra mondiale. La sua nascita, però, non avviene sotto una buona stella.Una volta che la madre muore di parto, il padre si accorge dell’aspetto di Benjamin, che è simile a quello di un anziano 80enne con un piede nella fossa: preso dal panico, abbandona il neonato sulla soglia di una casa di riposo per anziani, gestita dalla simpatica signore di colore Queenie che non può avere figli suoi. Queenie lo accoglierà come una madre, e l’infanzia di Benjamin sarà ben celata dal suo aspetto e dal fatto di crescere in una casa di risposo. Ma ben presto ci si accorge che Benjamin, anno dopo anno, invece di invecchiare ulteriormente “ringiovanisce”. Ma come può essere un’esistenza “al contrario”, quando ad essa si unisce l’amore per una persona che vedrai morire?

13 nomination, nessuna statuetta. Cos’è successo al tanto acclamato “Il curioso caso di Benjamin Button”, lasciato a bocca asciutta ieri notte al Kodak Theatre?
Probabilmente, il film di David Fincher, interpretato da un delicato Brad Pitt ha pagato lo scotto di essere un prodotto preconfezionato, studiato a tavolino, misurato e calcolato per far leva su determinati sentimenti e determinate sensazioni. E’ la “falsità”, per assurdo, che non ha convinto in questo film surreale e divertente. Troppo stretto il legame fra patto narrativo e irrealtà, “Il curioso caso di Benjamin Button” non convince per il suo melenso studio. Rimane comunque una bella favola, con personaggi simpatici e carismatici. Azzardando un confronto, però, con un’altra favola moderna dai personaggi deliziosi quale “Forrest Gump” non si può non notare la differenza (e non solo per numero di statuette). La spontaneità del film interpretato da Tom Hanks è lungi da questa nuova pellicola, che riesce sì a meravigliare, ma con fin troppo garbo.
Il trasformista Brad Pitt è bravo, ma trattenuto: quel genre d’interpretazione che in un ambito scolastico porterebbe a dire “è bravo ma può fare di più”. Tuttavia l’atmosfera di fiaba, i piccoli stupori e una storia assolutamente originale, non portano alla stroncatura di questa fatica costata milioni di dollari. Poche sorprese nella trama, appesantite da una durata eccessiva (163 minuti!) se si pensa ad un film dallo stampo leggero.
A bocca asciutta quindi, ma senza particolari sorprese: di 13 nomination, “Il Curioso Caso di Benjamin Button” porta a casa tre meritatissime statuette (seppur d’importanza minore), in particolare quella per “The best Make-up”, quasi dovuta per i meravigliosi effetti visivi apportati su un Brad Pitt dapprima anziano, poi di mezza età, e infine giovane ventenne.
Ed è proprio grazie agli stupefacenti effetti speciali che il film sfiora l’eccellenza, ma non la raggiunge per la carenza di storia.

Roberta Bonori

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