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La musica al Festival di Sanremo. Uno spettacolo grande. Ma manca la qualità

febbraio 23, 2009 di Redazione 

Dejanira Bada ci propone un pezzo da rivista di settore sull’evento appena concluso. Analisi della produzione musicale proposta in gara. A quando un festival di giovani davvero alternativo?

Nella foto, una “versione” del palco dell’Ariston

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di Dejanira BADA

Cinquantanove Festival di Sanremo e sicuramente si farà anche il sessantesimo, dato il successo ottenuto quest’anno. Bonolis e tutta la compagnia sono stati in grado di rendere ogni serata quasi imperdibile. Dalla curiosità della prima lunga nottata, che non ha avuto bisogno di grandi effetti speciali, alla serata di giovedì, durante la quale le nuove proposte si sono esibite con i grandi della musica italiana, come Zucchero, la Vanoni, Paoli, Dalla, Pino Daniele, Ranieri e tantissimi altri, che sono stati davvero capaci di emozionare. Il direttore artistico ci ha provato e in parte è riuscito a far tornare l’interesse nei confronti di un Festival ormai ben poco credibile, evitando perdite di tempo inutili, dando davvero importanza alla musica, facendo anche vedere che il pubblico in sala è vivo e vegeto e che non si tratta di zombie o manichini messi lì per occupare delle poltrone di certo non a basso costo. Ma, sul piano strettamente “tecnico”, la qualità non è stata eccelsa e qualche critica vien da farla.
I BIG – Prima di tutto i big in gara erano sempre i soliti, se non fosse stato per gli Afterhours, fortemente voluti da Bonolis proprio per dare un tocco di rock alternativo, che comunque è finito per rimanere incompreso al grande pubblico, ad ogni modo vincitori del premio della critica Mia Martini. Marco Carta tra i big, oltretutto uscito vincitore da questa edizione, ha lasciato decisamente perplessi. E poi Albano, Leali, la mitica Patty Pravo, che ormai sembra purtroppo la caricatura di se stessa, Iva Zanicchi, con la sua “Ti voglio senza amore”, che ha fatto scatenare infinite polemiche dopo la satira di Benigni, che ritiene lei stessa averla penalizzata.
Artisti come Albano, Sal da Vinci, il protetto di D’Alessio, Patty, Iva, ma anche giovani come Renga, Dolcenera, il trio composto da Pupo, Belli e Youssou N’Dour ed altri ancora, hanno proposto brani a dir poco in classico stile sanremese ed è proprio questo che non funziona e che non ha mai permesso ai giovani di avvicinarsi e di apprezzare il festival fino in fondo. I primi esclusi, guarda caso, sono stati Tricarico, gli Afterhours e l’arrangiamento ricercato di Nicki Nicolai. Eliminato e poi ripescato Sal Davinci, addirittura successivamente giunto al terzo posto. La canzone di Povia, quella che ha scatenato le maggiori polemiche, ha conquistato invece la medaglia d’argento.
POVIA – “Luca era gay” narra la storia di un ragazzo, una storia che può accadere realmente e che non mi è sembrata essere offensiva nei confronti di nessuno. La libertà di pensiero nel nostro paese dà la possibilità a tutti di esprimersi e di dire la propria riguardo a qualunque argomento. Inoltre la canzone in sè è decisamente main stream ed era l’unica che aveva un po’ di ritmo tra le tante ballate struggenti delle quali però non è rimasta impressa neanche mezza parola ed il pubblico, tanto snobbato da troppi snob, scusate il gioco di parole, ha apprezzato un testo abbastanza toccante e musicalmente accattivante.
ARISA – Vincitrice della categoria nuove proposte e del premio della critica, Arisa, quasi un personaggio dei cartoni animati, che sarebbe benissimo potuta rimanere incompresa, se non fosse stato per un brano che entra nella mente per restarci con incredibile insistenza. Molto più interessanti sono risultati essere i ragazzi che hanno partecipato proprio a questa categoria, allo stesso tempo più bravi ed intonati di questi fantomatici big.
LA MUSICA – E torniamo allora al discorso sulla qualità musicale. Inutile lamentarsi se non vengono ben accolti, capiti ed apprezzati brani più sperimentali, ricercati e più vicini ad una sorta di musica colta. Il Festival di Sanremo è e sarà sempre il Festival delle “canzonette”, della musica leggera. Sarebbe apprezzabile se si desse davvero spazio alla musica alternativa, ai giovani di un certo tipo, che potrebbero portare una pura e vera sferzata di freschezza in un ambiente attaccato alle tradizioni. Ma ciò non avverrà, perchè la musica che vende i dischi è quella proposta da Laura Pausini e Tiziano Ferro. Il grande pubblico non vuole sentire note blu, violini dissonanti e qualcuno che gli ricorda i problemi. Gli ascoltatori chiedono la canzone d’amore, il ritornello che dà speranza, anche se tutti sono ben consapevoli del fatto che poi le cose molto spesso non vanno come vorremmo. Il festival di Sanremo è soprattutto questo.
Noi speriamo che prima o poi venga istituito un festival davvero alternativo, con ragazzi emergenti e qualcosa di profondo da dire. Saremo dei poveri illusi, ma noi continuiamo e continueremo a credere nella forza della musica vera e senza ipocrisie.

Dejanira Bada

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