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Netanyahu incaricato mentre sul Paese continua il lancio di razzi

febbraio 23, 2009 di Redazione 

Il nostro giornale ha scelto di dedi- care ampio spazio ai rapporti tra Occidente e mondo arabo e con- seguentemente segue con grande attenzione le vicende Medio-orientali. Molti lettori ci hanno voluto ringraziare per la qualità del lavoro. Complimenti che vanno girati ovviamente alla nostra Luana Crisarà, responsabile per l’area, che ci aggiorna oggi sugli sviluppi delle elezioni israeliane.

Nella foto, un manifesto elettorale che “fotografa” i tre grandi protagonisti anche del dopo-elezioni: Tzipi Livni, Ehud Barak e Benjamin Netanyahu. Proprio quest’ultimo ha rivolto ai primi due, leader di Kadima e dei laburisti, l’invito a formare un governo di grande coalizione

di Luana CRISARA’

Mentre il leader del Likud, Benjamin Netanyahu cerca di formare una maggioranza per governare Israele, continuano a piovere razzi sul Negev. A complicare la situazione c’è un missile esploso dal Libano che colpisce la Galilea. Il partito libanese Hezbolla nega qualsiasi coinvolgimento. Le sorti del processo di pace in Medio Oriente dipendono anche da come Netanyahu formerà il prossimo esecutivo.

Nonostante il partito di Tzipi Livni, Kadima, si è aggiudicato il primo posto alle elezioni israeliane, sarà il leader del Likud, Benjamin Netanyahu, a formare il prossimo governo. E’ stato il presidente israeliano Shimon Peres a conferire l’incarico al leader di destra, dopo tre giorni di consultazioni con i 12 partiti eletti. Sessantacinque parlamentari su 120 hanno sostenuto “Bibi” come primo ministro, tra cui il partito di estrema destra religiosa, Yisrael Beitenu, di Avigdor Lieberman, ex membro del Likud e ago della bilancia di queste elezioni. A questo punto Netanyahu, già primo ministro dal ’96 al ’99, potrebbe optare per una coalizione con l’estrema destra laica di Lieberman e i partiti ultraortodossi, cercando di livellare i contrasti tra queste formazioni. Ma subito dopo l’incarico Netanyahu ha invitato Kadima e il partito laburista a formare un governo di unità nazionale. La Livni ha dichiarato che resterà all’opposizione, ricevendo per questo critiche da parte di vari membri del partito. Ieri i due leader si sono incontrati per discutere le sorti del prossimo governo che Netanyahu dovrà formare entro sei settimane.

Durante i colloqui di ieri il prossimo primo ministro ha offerto alla Livni la posizione di ministro degli Esteri e di vice primo ministro. Ma la leader aveva dichiarato di non essere stata eletta per appoggiare un governo di estrema destra e che Kadima deve costituire una alternativa. Secondo alcuni analisti un governo di coalizione tra le maggiori forze politiche del Paese è solo questione di tempo. Le trattative potrebbero continuare per alcuni giorni.

La possibilità di una coalizione di destra con a capo il leader del Likud, riapre invece l’incertezza sui processi di pace. Abu Mazen ha dichiarato che la comunità internazionale dovrebbe vigilare sul rispetto degli accordi internazionali da parte di Israele. Ha aggiunto che l’Anp non avrà rapporti con un governo che non rispetterà tali accordi. Hamas ha ribadito che non tratterà con Israele. Sia la destra di Netanyahu che il movimento di resistenza islamica si sono opposti agli accordi di Oslo firmati tra l’Organizzazione per la liberazione della Palestina e Israele nel 1993, che prevedevano il mutuo riconoscimento e il ritiro delle forze israeliane dalla Striscia di Gaza.

Ma quanto ha influito la guerra a Gaza sui risultati elettorali? Prima dell’operazione ‘Piombo Fuso’ lanciata dicembre scorso contro la Striscia di Gaza, il Likud era largamente favorito rispetto al partito al governo, Kadima. Il continuo lancio di razzi da parte di Hamas e le accuse di corruzione a membri di Kadima avevano fatto perdere il favore di gran parte dell’elettorato. Il partito laburista del ministro della difesa, Ehud Barak, era precipitato nei sondaggi. Dopo la fine dell’attacco a gennaio, e durante le settimane precedenti il voto, Kadima ha guadagnato terreno fino ad aggiudicarsi 28 seggi rispetto ai 27 del Likud.

Luana Crisarà

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