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“Franceschini segretario”. Il pezzo in cui l’on. Laratta ha sostenuto la candidatura

febbraio 20, 2009 di Redazione 

Il deputato del Partito Democratico interviene con questa nota sulla scelta che il Pd si trova a dover compiere domani, all’Assemblea nazionale, tra l’ipotesi di una reggenza (“Un segretario”, scrive Laratta) probabilmente affidata a Dario Franceschini o, in alternativa, di primarie o congresso immediati. Ecco il suo contributo. E domani diretta scritta de il Politico.it dell’Assemblea nazionale. A partire dalle 10. Seguitela con noi.

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Il disegno raffigura l’onorevole Franco Laratta, che potete ”incontrare” su Facebook o all’indirizzo www.francolaratta.it

di FRANCO LARATTA*

C’era una volta il Pd.
Anzi….cominciamo un po’ prima. Dall’Ulivo, dalla vittoria del 1996, con il primo governo Prodi, con l’ennessinma rissa inziata con Bertinotti e finita con..Cossiga! E dopo Prodi, altri nostri governi e altri presidenti del consiglio (D’Alema, Amato), altre maggioranze. Un disastro politico. Che nel 2001 ha portato alla sconfitta.
O vogliamo cominciare ancora prima? Dalla fine del Pci e della Dc, alla nascita di un’infinità di altri partiti e partitini, che a loro volta hanno dato vita ad altre formazioni finite a destra, a centro e a sinistra. E quindi Berlusconi, la discesa in campo, il primo governo, la Lega, la fine dell’esperienza.
Una storia lunga e travagliata, con gli stessi personaggi di oggi, qualche volta anche con gli stessi responsabili del disastro di sempre.
Vogliamo invece parlare dell’Ulivo e della sua quasi-vittoria del 2006? Allora ci illudemmo di aver vinto e di poter governare con tantissimi partiti e gruppi: non era vera la prima cosa, non era possibile la seconda. Il Paese che ci aveva lasciato Berlusconi era allo stremo. E così noi, per poter far fronte al disastro, abbiamo messo in piedi un mega-governo formato da poco più di un centinaio di componenti (tra ministri, viceministri, sottosegretari) sostenuto dal una fantasiosa e larghissima maggioranza formata da una dozzina di partiti in continua crescita. Il governo lavorò bene, il Presidente Prodi aveva ben chiara la gravità della situazione del Paese e intervenne con provvedimenti forti e urgenti, che però non sapeva comunicare al Paese e nemmeno spiegare ai suoi stessi Ministri, che infatti il giorno dopo si distinguevano uno dopo l’altro, arrivando ad annunciare il voto contrario in parlamento! La maggioranza cominciava così a sbandare, giorno dopo giorno si indeboliva, perdeva un pezzo dopo l’altro: da Rossi a Turigliatto che si dissociavano, mentre Mastella e Di Pietro si azzuffavano, le anime candide di Dini, Bordon si scandalizzavano, Diliberto, Pecoraro e company marciavano, Caruso minacciava ed occupava.
Che pena, che spettacolo. Un buon governo, una cattiva immagine, una pessima reputazione nel Paese: dall’indulto in poi, non ci hanno perdonato più nulla. Inutili le ‘lenzuolate’, i sostegni alle famiglie , il cuneo fiscale, la caccia agli evasori, i tesoretti redistribuiti, la lotta al precariato, i Dico, la politica ambientalista, gli incentivi, la lotta al precariato, la dura lotta all’evasione, le riforme, il risanamento economico, una più forte immagine internazionale. Niente! Per il Paese non contava più nulla. La sceneggiata politica aveva preso il sopravvento.
Mentre qualche senatore a vita teneva disperatamente in vita un governo e una maggioranza ormai moribondi, arrivavano i colpi mortali di Montezemolo, di Ruini, della stampa.
E’ finita come tutti sappiamo.
Mentre i sondaggi davano l’Unione in caduta libera e l’Ulivo praticamente disperso, nacque il Pd. Forse troppo in fretta, forse saltando qualche passaggio importante. Ma non c’era più tempo. E così vennero le primarie, il grande successo di Veltroni, le piazze sempre più piene, le nuove generazioni. Sembrava davvero che si potesse fare, che un’altra storia era possibile. Non fu così. Fuori la sinistra radicale, dentro Di Pietro e anche i radicali, i teodem, e tutti gli ex ex ex, molte novità, un po’ di ‘nuovismo’ di troppo, e finalmente un parlamento che da 20 gruppi scende a 4. Una rivoluzione!
Ci davano poco più del 22-25% alla fine della scorsa legislatura. Il Pd di Veltroni incassò oltre il 33%. Sembrava un insuccesso, in realtà era il massimo che si poteva ottenere in quel clima, con quel disastro dell’Unione, con un Berlusconi scatenato.
Il resto è roba dei giorni nostri. Tanto entusiasmo, troppe lacerazioni. I veleni del passato che riaffiorano, la mancata svolta, la delusione della gente, la questione morale, le diversità che dividono e non arricchiscono.
Ora che fare?
Un nuovo congresso? Subito le primarie? Certamente. Potremmo anche votare per le primarie il 7 giugno, insieme alle europee! E’ un brivido che finora non abbiamo mai provato. E siccome non ci facciamo mancare niente…..
Ve lo immaginate Berlusconi che conta i voti delle europee e delle provinciali, mentre noi contiamo le schede delle primarie? Fantastico.
Ma siamo seri (a parte i professionisti del gioco al massacro!). Serve subito un segretario (cos’è un reggente?). Serve l’unità del partito e dei suoi leaders. Serve ridare fiducia agli iscritti e agli elettori, preparare la campagna elettorale, andare al voto, per poi preparare subito un congresso vero (tema, progetto, programma e leader del Pd) e ovviamente le primarie.
Eleggere Franceschini sabato, in un clima di ritrovata speranza e unità, è la cosa più saggia che possiamo e dobbiamo fare. E attorno a Dario c’è bisogno dell’apporto e dell’impegno di tutti. Tutti insieme per riportare la speranza e la fiducia. Prima che sia troppo tardi.

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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