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I grandi partiti allo specchio. Crisi del Pd, riuscirà il Pdl a reggere il dopo-Silvio?

febbraio 19, 2009 di Redazione 

Ci poniamo l’interrogativo in questi giorni di fibrillazione per il Partito Democratico, del quale il Popolo della Libertà fu la “risposta” data da Berlusconi per la cosiddetta “svolta del predellino”. Cos’è il Pdl oggi? Cosa diventerà? Il giornale della politica italiana fa il punto sui suoi grandi partiti.

Nella foto, il presidente del Consiglio, dal predellino della sua auto in piazza San Babila a Milano, annuncia la nascita del Popolo della Libertà. Era il 18 novembre del 2007

di Marco FATTORINI

E’ ormai passato più di un anno da quel 18 novembre 2007 in cui Silvio Berlusconi, dal predellino della sua auto in Piazza San Babila a Milano, annunciava la nascita del Popolo della Libertà: “il grande partito del popolo italiano, un partito aperto che è contro i parrucconi della vecchia politica. Invito tutti a entrare senza remore e a venire con noi, questo è quello che la gente vuole”.
Alle parole dell’allora leader dell’opposizione seguirono i fatti e dunque il simbolo unico e la lista unitaria con cui Forza Italia, Alleanza Nazionale e altre formazioni minori del centro-destra si presentarono alle elezioni battendo Veltroni e il centro-sinistra.
La “rivoluzione del predellino” ha dunque sancito una svolta singolare e anche molto discussa all’interno delle varie anime del centro-destra perché si trattò di un annuncio a sorpresa, che lasciò esterrefatti gli alleati Fini e Casini.Ora che questa nuova creazione si è pressoché stabilizzata e quasi tutte le anime sono tornate nei ranghi (ad eccezione del leader UDC) si pone una questione di ordine pratico: quando e come sarà veramente operativo il progetto organico del PDL?
Nato dopo la forte carica innovativa del partito Democratico, il PDL si è rivelato, almeno all’inizio, una risposta di emergenza ad un processo di innovazione e sviluppo che la sinistra democratica e riformista aveva intrapreso con l’unione di Ds e Margherita, sotto la guida di Veltroni. Quello del PDL però, almeno nell’intento del suo fondatore, va oltre al mero accordo elettorale, in quanto l’ideale comune resta quello di un partito unico e popolare che riunisca sotto la sua egida il centro-destra italiano, una sorta di “costola del Partito Popolare Europeo”, sempre citando Silvio Berlusconi.

Le difficoltà in questo lungo cammino costituente appaiono tante e si sono mostrate sin dall’inizio con evidenti contrasti per motivi di spazio e visibilità dei candidati da portare alle camere e nella reggenza del partito. Perché l’intento è unire tutti, non solo i due grandi blocchi di AN E FI, ma anche tutte le altre formazioni che hanno dato il loro sostegno a Silvio Berlusconi presidente, ma che poi hanno legittimamente reclamato il loro spazio e la loro presenza all’interno del futuro partito di centro-destra.
In questi mesi sono stati organizzati dibattiti, incontri e discussioni sul tema del percorso verso il PDL, tutti tesi alla costruzione e alla condivisione di un progetto che dovrebbe andare a trovare univocità, compattezza e organicità sotto un simbolo ed un nome ben precisi.

Dare giudizi ora è forse prematuro, visto che sino ad oggi quella del PDL può essersi considerata un’alleanza politico-elettorale, avvalorata dal fatto che sopravvivono e operano sostanzialmente i vari partiti (FI, AN) e dunque anche le loro regolari attività.
Le risposte ai dubbi di elettori, osservatori e opinione pubblica arriveranno probabilmente nei prossimi mesi. Intanto noi non possiamo che porre i nostri interrogativi e i nostri dubbi su quel che sarà. Innanzitutto il processo e la vita interna del futuro partito sarà o no a base democratica, concedendo cioè spazi e iniziative proporzionali ai vari partiti che lo compongono? E quale sarà il cammino politico che tale soggetto unitario intraprenderà?
Per ora la sfida più grande rimane quella di saper trascinare in questa svolta anche e soprattutto il popolo e i cittadini elettori, per recuperare quella dimensione sociale e rappresentativa che possa riavvicinare una volta per tutte società politica (in questo caso il PDL) e società civile. Impresa titanica, se si pensi alla crisi di tesseramenti e rappresentatività che i grandi partiti stanno attraversando negli ultimi anni, tuttavia quello del consenso e di un ritrovato rapporto politico-cittadino è un presupposto fondamentale per ridare fiducia e speranza ai futuri militanti/sostenitori.

Argomento leader. Silvio Berlusconi, nonostante i 72 anni portati ottimamente, non è immortale e quindi lascerà in un futuro il posto ai successori, sui quali ha ampiamente scritto Lorenzo Castellani su questo giornale, dei nuovi leader che possano tenere le redini di eventuali esecutivi di centro-destra ma soprattutto del neonato PDL. Perché come per Forza Italia si è spesso parlato di un “partito di plastica”, senza una struttura interna forte e radicata, così il PDL, una volta uscito di scena Berlusconi, rischia comunque di trovarsi dinanzi all’ostacolo “plasticità”.
Un’evenienza che gli intellettuali e i padri fondatori del PDL dovranno assolutamente scongiurare.

Marco Fattorini

Commenti

One Response to “I grandi partiti allo specchio. Crisi del Pd, riuscirà il Pdl a reggere il dopo-Silvio?”

  1. gualtiero.pw on febbraio 21st, 2009 06.24

    Gentile Amica, Gentile Amico,
    Buongiorno!

    Il brillante articolo del 19 Febbraio di Beppe Severgnini – su corriere.it – “Volti nuovi nel PD: la lezione di Stuart Mill”, auspica “un volto nuovo alla guida dell`Opposizione”, cioe` “no ribollite, please!”…..

    Io suggerisco che ai candidati “un volto nuovo PD” venga “appioppato” OBBLIGATORIAMENTE un “compito in classe”, che sia “conditio-sine-qua-non” per la selezione finale di “uno solo, no oligarchie, please!”.

    Se Le interessa il tema, clicchi su: http://megliotardichemai.myblog.it/

    Grazie per la Sua gentile attenzione!
    Cordiali saluti!
    gualtiero.pw

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