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“Io ricordo”, dedicato alle vittime di mafia ‘Mi chiamo come Giovanni Falcone’

febbraio 19, 2009 di Redazione 

E’ un docu-film tratto dal libro “Per questo mi chiamo Giovanni” di Luigi Garlando. Parla della lotta contro la criminalità organizzata. Un padre spiega al figlio le ragioni di quel nome. Sta cercando di ottenere passaggi in televisione e nei circuiti cinematografici. Volentieri scegliamo di parlarvene e, in qualche modo, di favorirne la diffusione.

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Nella foto, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

di Attilio IEVOLELLA

Una lettera aperta a Sergio Zavoli – presidente della Commissione di Vigilanza Rai – e un contatto con i vertici di Mediaset. Sul tavolo il ‘progetto Io Ricordo’, ossia la valorizzazione del documentario-film – dal titolo ‘Io Ricordo’, appunto -, promosso dalla Fondazione Progetto Legalità e realizzato dalla Indiana Production (grazie alla regia di Ruggiero Gabbi), che mescola narrativa e testimonianze di vita vissuta per rendere omaggio a tutte le vittime di mafia, ricordando – innanzitutto ai giovani – il loro impegno nella lotta alla criminalità, un impegno pagato a carissimo prezzo.La storia del documentario-film – presentato in anteprima a Roma, a novembre dello scorso anno – trae spunto, in maniera forte, dal libro “Per questo mi chiamo Giovanni”, ben scritto da Luigi Garlando. Nell’opera letteraria (e quindi nelle immagini sullo schermo) si narra, nella cornice della Palermo di oggi, di un padre che dedica un’intera giornata al proprio figlio per spiegargli le ragioni per le quali lo ha chiamato Giovanni… Da questo spunto nasce il ricordo di Giovanni Falcone – è in suo ricordo il nome del piccolo Giovanni -, di Paolo Borsellino, delle tantissime persone che sono morte combattendo la mafia… e sempre da questo spunto nasce la complessa spiegazione di ciò che è la mafia, di come la Sicilia e l’Italia possano e debbano sconfiggere questo cancro.
Il destinatario di questi racconti è il piccolo Giovanni – e idealmente ogni singola persona disposta ad ascoltare -, e a lui, come a tutti noi, sono rivolte anche le parole dei familiari delle vittime della mafia, che arricchiscono la parte narrativa del documentario. Sono proprio loro, i familiari, a narrare, col ricordo dei loro cari, la lotta quotidiana alla criminalità, e a invocare l’impegno comune, dei giovani e degli adulti, per la legalità, in ogni singola azione della propria vita e in ogni singolo luogo dell’Italia.

Per raggiungere questo obiettivo, cioè stimolare l’impegno comune contro la mafia e contro ogni forma di criminalità, la strada da percorrere è quella di una forte diffusione della pellicola ‘Io Ricordo’ su tutto il territorio nazionale.

Da questo punto di vista, la Fondazione Progetto Legalità – nata a Palermo “in memoria di Paolo Borsellino e di tutte le altre vittime della mafia” e presieduta, da giugno dello scorso anno, da Gaetano Paci, magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Palermo – sta allestendo una ‘rete’ con le scuole che vorranno ‘adottare’ la pellicola per presentarla ai propri studenti: la strada è quella di un confronto diretto coi docenti, per sollecitare non solo la visione della pellicola ma anche l’apertura di un dibattito con gli allievi e i genitori, coinvolgendo, ad esempio, i familiari delle vittime della mafia e i magistrati.
I primi passi sono già stati mossi: il 9 febbraio, a Palermo, il documentario è stato presentato ai docenti, e un’iniziativa ad hoc verrà riproposta a Milano il 10 marzo. E il tour è destinato a proseguire ancora… Senza dimenticare che “gli istituti scolastici, poi, possono anche ottenere una copia omaggio del film acquistando direttamente dalla Fondazione il libro “Per questo mi chiamo Giovanni”, da cui è tratta la parte narrativa della pellicola”, ci spiega Giada Li Calzi, direttore della Fondazione.

Resta, poi, una prospettiva da sviluppare in maniera piena: quella della diffusione del documentario-film nelle sale cinematografiche e sulle principali reti televisive nazionali.
“Abbiamo appena superato il ‘Visto Censura’ al Ministero dei Beni Culturali, necessario per la commercializzazione. E qui sta il punto…”, afferma la Li Calzi. Il ‘punto’ è, per essere precisi, riuscire ad ottenere una risposta adeguata nella diffusione della pellicola: la richiesta avanzata dalla Fondazione, d’intesa con Indiana Production, è “di mandare in onda il documentario in prima serata sulle reti nazionali, accompagnato da un programma di approfondimento, con ospiti in studio: ad esempio, Ballarò in Rai e Matrix in Mediaset”, chiarisce il direttore della Fondazione. A questo proposito, “Mediaset è stata contattata e sta ancora valutando la proposta” e, come detto prima, in Rai il destinatario della richiesta di contatti è stato Zavoli, a cui è stato proposto di “visionare la pellicola”.
In questi ultimi giorni, “abbiamo scritto a Zavoli e ai vertici della Rai – conferma la Li Calzi – chiedendo un cenno di riscontro e proponendo la messa in onda del film ‘Io Ricordo’, che, lo abbiamo voluto ribadire, è stato prodotto in maniera indipendente, e che è stato presentato, con una grande accoglienza da parte del pubblico, a Roma, a Milano e a Palermo, con l’apprezzamento, per giunta, di importanti rappresentanti istituzionali, tra i quali il presidente del Senato, Renato Schifani, il Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro Grasso, e il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Aspettiamo un cenno dalla Rai, intanto, testardamente, andiamo avanti – conclude la Li Calzi – nella costruzione di una memoria collettiva, portando il film nelle scuole e provando a dare acqua a quei ‘germogli’ di cittadini che sono i ragazzi italiani”.

Attilio Ievolella

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