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Crisi quotidiani, intervista Smorto: “Le nostre redazioni? Verso l’integrazione”

febbraio 18, 2009 di Redazione 

Prosegue il ”giro d’ascolto” de il Politico.it tra direttori e grandi firme del giornalismo italiano sul crollo di vendite e pubblicità della versione cartacea dei giornali. Oggi ascoltiamo Giuseppe Smorto, respon- sabile di Repubblica.it, che è un po’ il riferimento della stampa di rete in Italia. Ecco cosa ci ha detto.

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Nella foto, Giuseppe Smorto accanto al suo giornale

di Luca LENA

Attraverso internet il giornale è inevitabilmente cambiato. Negli Usa, il “New York Times” ha integrato la redazione cartacea e digitale. A questo proposito, come crede possa cambiare il ruolo del giornalista in redazione? E come vede il futuro di Repubblica.it?
“Gli aspetti che differenziano il giornalista on-line sono molteplici: la velocità, ad esempio, è fondamentale, così come lo stile con cui strutturare un pezzo. In definitiva è un cambiamento che riguarda una diversità di parametri che per ovvi motivi discosta il giornalismo cartaceo da quello digitale. Alla base, però, la sostanza dell’informazione è la stessa. Repubblica ha già avviato il processo di integrazione tra redazioni per essere inserita al meglio in questo nuovo contesto culturale”.
Lei reputa tutto questo un passo avanti nell’espressione giornalistica di una notizia?
“E’ certamente un cambiamento importante. Con il cartaceo sono possibili approfondimenti che on-line non avrebbero senso. Ma su internet si offre un accesso più immediato alla conoscenza, anche se spesso si rischia di perdere un po’ di qualità”.
Parlando appunto di qualità, non vede nel giornalismo on-line il rischio che si arrivi ad una sorta di omogeneizzazione della notizia, e che la differenza sostanziale si riassuma nella forma espositiva?
“Internet porta in serbo alcune superficialità. Il rischio del cosiddetto “copia-incolla” esiste certamente. Ma credo anche che ogni redazione debba sviluppare un filone attraverso cui contrassegnare un marchio culturale ben preciso”.
In ogni caso, l’eventuale similarità di notizie potrebbe essere l’occasione per un ritorno al giornalismo attivo, sul campo, che produca nuovi muckcrackers, nel tentativo di differenziarsi dalla concorrenza.
“E’ possibile. Ma quel tipo di giornalismo non è mai scomparso del tutto. Qui non è in discussione la salute del giornalismo, ma solo la vecchia proposta cartacea, che oggi finisce soppiantata da una nuova forma espositiva. Se anche si vendono meno giornali, la gente ne ha comunque bisogno. Ovviamente le forme con cui accedere alla notizia muteranno inevitabilmente, ma l’inviato ci sarà sempre”.
A questo proposito ci colleghiamo ad un’affermazione di Piero Ostellino, rilasciata in una recente intervista al nostro giornale. Il giornalista del Corriere della Sera afferma che la causa della crisi dei quotidiani sia anche di carattere strategico, alludendo al fatto che la stampa offre al pubblico notizie di poco appeal. Definendo inoltre il giornalista odierno una sorta di impiegato della notizia. Lei è d’accordo?
“Non proprio, ripeto che credo non sia un problema legato alla sostanza della notizia, ma è nella presentazione della stessa che il giornale deve concentrare le energie. Ed oggi da questo punto di vista sono più fiducioso”.
In che senso?
“I giornalisti moderni sono più preparati di quelli del passato. Probabilmente proprio grazie ad internet, ma anche ad una migliore formazione scolastica. I giovani che si presentano sul palcoscenico professionale hanno migliori fondamentali rispetto a vent’anni fa”.
Torniamo a parlare più strettamente del giornalismo on-line: crede che la crisi economica sia la causa principale del boom digitale oppure rappresenti solo l’occasione per accelerare un cambiamento che sarebbe comunque avvenuto?
“Questo non lo so, ma entrambi gli aspetti hanno la loro importanza. Il passaggio al giornale in rete è soprattutto il logoramento del quotidiano vecchio stile”.
Capitolo blog. Nell’ultimo governo Prodi venne proposto un disegno di legge con il quale regolamentare giuridicamente i blogger non giornalisti che si cimentavano in attività editoriali. Ci furono molte critiche alla proposta, ma lei non crede che una soluzione di questo tipo garantirebbe maggiore autorevolezza alle informazioni che circolano su Internet?
“Sicuramente delle regole non solo chiarirebbero alcune situazioni, ma credo siano necessarie. Ovviamente non sto difendendo una cultura corporativa della vicenda. Per quanto mi riguarda, prima di pubblicare verifichiamo l’attendibilità della fonte e inoltre sviluppiamo un punto di vista attraverso una riflessione collettiva. Generalmente non vedo molti blog di alto livello in giro per la rete. Eccetto alcuni casi, come il sito di Beppe Grillo che, al di là della condivisione politica delle sue idee, è un blog costantemente ai primi posti nella classifica mondiale stilata da alcune riviste. In definitiva, sono comunque favorevole ad una legge che faccia luce sulla questione”.
Un’ultima domanda: lei crede che un giorno il cartaceo sparirà definitivamente?
“Assolutamente no. E comunque spero che non accada. Ci saranno forme di completamento, sinergie tra cartaceo, digitale e tra tutte le avanguardie tecnologie. Ma la struttura cartacea del giornale fa parte del patrimonio culturale dell’uomo. Spero vivamente che non scompaia mai”.

Luca Lena

Commenti

One Response to “Crisi quotidiani, intervista Smorto: “Le nostre redazioni? Verso l’integrazione””

  1. Uniroma.tv on maggio 7th, 2010 12.33

    Al seguente link potrete vedere il servizio realizzato da Uniroma.TV dal titolo “Il futuro del giornalismo? Il web”

    http://uniroma.tv/?id_video=15951

    Ufficio Stampa di Uniroma.TV
    info@uniroma.tv
    http://www.uniroma.tv

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