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Giudichiamo i quattro ‘protagonisti’ delle elezioni: Silvio, Cappellacci Soru Veltroni

febbraio 17, 2009 di Redazione 

Pagelle delle elezioni sarde. Commento critico al comportamento dei due candidati alla presidenza, il nuovo governatore e lo sconfitto, e i leader dei loro partiti. Analisi in prospettiva sui quattro contendenti. di Lorenzo CASTELLANI

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Nella foto, il neo-governatore sardo Cappellacci e Silvio Berlusconi in campagna elettorale

di Lorenzo CASTELLANI

Lo abbiamo già detto, è stata una campagna elettorale lunga per i partiti, sfibrante per i candidati, a tratti pesante per il Paese, sicuramente decisiva per la Regione Sardegna. Renato Soru non ce l’ha fatta. La situazione interna del Pd è a dir poco drammatica, con punte catastrofiche. Mister Tiscali esce mestamente di scena e lascia le chiavi della Regione all’anonimo e fino ad ora semisconosciuto Cappellacci. Un’elezione, quella sarda, che riflette pienamente il vento che tira nel belpaese.
Noi tiriamo le somme e diamo i voti ai quattro protagonisti dell’elezioni sarde. Come previsto dal codice della galanteria si inizia dal vero vincitore di queste elezioni…

Silvio Berlusconi. Il Silvio factotum sembra essere davvero imbattibile per ora. Nonostante la crisi che incalza e gli incidenti istituzionali. Il Presidente del Consiglio non perde un colpo e si configura come vero rullo compressore della politica del Belpaese. E’ lui il vero protagonista della campagna elettorale e la conduce a modo suo. Alza i toni, disegna coreografie, sfoggia la solita fascinosa oratoria. Abile nello sfruttare il carisma, feroce nel demonizzare l’avversario Soru. Meno concreto nella scelta del suo candidato. Ma si sa, in casa Pdl è lui il padre-padrone che senza problemi invade e occupa gli spazi dei suoi candidati. Vincente la carta di una maggiore vicinanza tra Sardegna e Roma. Maestro nel costruire un consenso che seppur con battute d’arresto vola sull’onda lunga della politiche del 2008. Ripetitivo nelle sue convinzioni fino ad essere quasi ossessivo in certi contesti(ricordate lo slogan Soru-fallito?), è riuscito ad aggravare la crisi del Pd anche se i democratici, va detto, ci hanno messo molto del loro. Dinamico e reattivo ha raggiunto il suo obbiettivo,instaura il proprio governo sulla sua seconda terra e soffoca in culla il pericoloso nemico Soru. Nonostante una campagna elettorale a tratti pessima e un candidato che è apparso insipido. Ancora una volta si conferma unico uomo al comando. Voto 8.

Ugo Cappellacci. Figlio dello storico commercialista di casa Berlusconi, è un berluscones di razza. Fido scudiero del Cavaliere. Affidabile ma con poco carisma e poca personalità, almeno da ciò che ha mostrato in campagna elettorale. Furbo, se non altro, nell’usare lo scudo Silvio. Indipendentemente da come sarebbe andata il premier ci aveva messo la faccia. In caso di sconfitta sarebbe passato come candidato sbiadito e sarebbe caduto nel dimenticatoio dopo un paio di giorni, una settimana al massimo. Con la vittoria, Silvio Berlusconi festeggia e si prende le prime pagine nazionali mentre lui, silenziosamente, sale sul più alto scranno della Regione Sardegna. Uomo di partito e perfetto impiegato della politica. La vittoria è più di altri che non sua, ma intanto si prende la poltrona. Ora dovrà dimostrare di reggere la responsabilità conferitagli dal grande capo. Buon lavoro Presidente. Voto 6.

Renato Soru. L’aggettivo che più gli si addice è coraggioso. Senza peli sulla lingua, concreto, diretto, carismatico. Ha dato l’idea di avere le idee chiare. Ha accettato il difficile duello con Berlusconi ed almeno a parole gli ha tenuto testa. Abbandonato dal suo partito, troppo impegnato a risolvere malumori e gelosie interne. Soru lo ha capito e chiede un ritorno allo spirito originale dell’Ulivo. Ha perso la sfida sulla sardinitas, l’identità culturale sarda, ha dato forse troppo l’idea di essere autonomista ed isolazionista. Probabilmente però era l’unico modo per tentare di battere Berlusconi. Il gioco non gli è riuscito. In molti si aspettano che esca di scena, ma con l’aria che tira in questi giorni nella segreteria romana del Pd non c’è da giurarci troppo. Porterebbe se non altro idee nuove e personalità, sempre che la morsa dei vecchi serpenti della politica capitolina non arrivi a stringerlo a tal punto da soffocarlo. Voto 7,5.

Walter Veltroni. Sbiadito, consumato, distante. A volte persino timido. I vecchi del Pd hanno capito che con lui non si va da nessuna parte. Se continua così Berlusconi tra qualche anno arriva al Quirinale. Non tiene botta con il premier che lo surclassa in dinamismo e visibilità. Berlusconi va in Sardegna nove volte e lui due. Azione lenta e poco incisiva. Veltroni non è mai stato solo in questi mesi, ha sempre avuto infatti un nemico interno da cui guardarsi le spalle. La sua creatura, il Pd, è nata male e cresciuta peggio, lacerata da spaccature, gelosie e correnti. Si sente odore di congiura ai suoi danni. D’Alema parla di “Pd non autosufficiente” e Bersani è pronto a fargli le scarpe alla segreteria. Poco leader e troppo politico. Oscilla goffamente tra compromessi con il Pdl e rapporto di amore-odio con il riottoso alleato Di Pietro. La sua condizione attuale? Instabile e precaria. Voto 5.

Lorenzo Castellani

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