Top

Il trionfo di Berlusconi. La colata a picco del Pd. Il futuro di Soru. Ecco il punto

febbraio 17, 2009 di Redazione 

E’ dunque finita in questo modo, con il centrodestra vittorioso sul più temibile degli avversari Democratici e il Pd alle prese con una crisi ormai molto grave. Dopo la diretta del pomeriggio di ieri, seguita da un numero mai così alto di visitatori, facciamo il punto sulla situazione sarda e, soprattutto, dei rapporti di forza a livello nazionale, che erano l’altra faccia della medaglia della posta in palio in Sardegna, in questo voto di febbraio.

Nella foto, Silvio Berlusconi “brinda” (all’affermazione personale in Sardegna)

di Marco FATTORINI

Dopo il week end elettorale arrivano anche i risultati, quelli veri, di una tornata lunga ed emozionante che ha riservato non poche sorprese alla Sardegna e al Paese.
Alle 10 di stamattina le sezioni scrutinate erano 1658 su 1812, con i risultati sono già definiti: il candidato alla presidenza del Pdl Ugo Cappellacci ha raccolto il 51,9% distaccando l’ormai ex governatore Soru fermo al 42%. Una lunga notte di spogli lenti e densi di polemiche per problemi inerenti alle modalità di voto disgiunto e varie interpretazioni che hanno fatto emergere dubbi e discussioni nelle sezioni elettorali. Tuttavia, ora che ne mancano una manciata all’appello i numeri sembrano essere inequivocabili: un distacco di 9 punti che premia il candidato del Pdl.
Ugo Cappellacci, classe 1960 e laurea in economia, è stato assessore tecnico della giunta regionale e poi dal 2008 coordinatore regionale di Forza Italia. Ora eletto al soglio regionale ha dichiarato di voler partire con la risoluzione di problemi come lavoro, occupazione e povertà che da tempo assillano la terra sarda.
Tornando al presente, quelli sfornati in queste ultime ore sono numeri notevoli che permettono di parlare di una vittoria importante per Berlusconi e il Pdl, che torna a governare la regione autonoma dopo il mandato di Soru. Da notare anche che le schede nulle hanno “formato” il terzo “partito” della Sardegna raggiungendo quota 15000 e l’affluenza alle urne ha registrato una flessione dal 71,2% del 2004 al 67,58% di oggi.
Il fondatore di Tiscali ha riconosciuto la sconfitta e nella notte, come da copione, ha telefonato al suo avversario per auguragli buon lavoro. Nonostante dal Pd anche prima del voto si cercasse di negare una valenza nazionale delle elezioni sarde, ora i risultati pesano e non poco soprattutto per il partito di Veltroni che ultimamente è alle prese con continue tensioni e possibili scissioni paventate dalle correnti democratiche, un’aria tesa che da tempo ha messo in crisi la leadership del Pd.
Il risultato sardo pesa anche per la partecipazione forte di Berlusconi che durante la campagna elettorale ogni volta che ha potuto è volato in Sardegna per affiancare il suo candidato Cappellacci in comizi ed incontri. Proprio il premier ci ha “messo la faccia” e questa sua scesa in campo è forse stato il fattore determinante della vittoria che può essere considerata sorprendente, visto che dall’altra parte si ripresentava un uomo forte della politica sarda, una figura carismatica e determinata come Renato Soru.
Per il Governo e Berlusconi si è trattato di un’opportunità per verificare il proprio livello di gradimento nel Paese, sebbene si trattasse di un voto regionale e di una realtà locale lontana dalle dinamiche di Roma; per il Pd l’obiettivo era tornare a sorridere e c’era la possibilità di puntellare la leadership dopo la sconfitta in Abruzzo e le polemiche interne che continuano a tenere in bilico il segretario e il partito tutto.
Dal centrodestra non nascondono la grande soddisfazione per questo esito, una scia di risultati positivi che danno nuova linfa al Pdl e all’azione di Berlusconi alla presidenza del Consiglio.
E Renato Soru? Per lui si prospetta, e non è una novità, un futuro attivo all’interno del Partito Democratico; da più parti ormai si fanno nomi e candidature per un nuovo corso alla guida del Pd e lui potrebbe essere quell’homo novus di grande importanza per il rilancio dei Democratici, anche e soprattutto alla vigilia delle prossime consultazioni che di certo non passeranno inosservate: le Europee di giugno.

Marco Fattorini

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom