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Corsa a 4 tra i Liberali. “Partitino” o una rappresentanza storica?

febbraio 13, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana rac- conta anche le piccole formazioni, quando hanno una identità forte che discende, magari, da una grande tradizione. E’ il caso del Pli che va a congresso il prossimo 20 febbraio. A contendersi la segreteria saranno Diaconale e il segretario uscente De Luca, sostenuto dalla new entry Guzzanti, che spariglia. Due prospettive opposte: avvicinamento al Pdl o alleanza (auspicata) con Radicali e socialisti.

Nella foto, l’onorevole Paolo Guzzanti

di Lorenzo CASTELLANI

Dopo anni persi a brancolare nel buio alla ricerca di un’identità e di un’esistenza tanto significative quanto allo stesso tempo effimere, tornano ad accendersi i riflettori sul Partito Liberale Italiano. Il partito che è stato di Einaudi e Malagodi vota il nuovo segretario il 20 febbraio. Due le correnti che si fronteggiano. Quella che tira più a destra e guarda al Pdl è capeggiata da Marco Taradash e Arturo Diaconale, direttore de l’Opinione, candidato alla segreteria. Dall’altra parte la corrente di sinistra, anche se tale termine è abbastanza improprio, che mira all’indipendenza e ad alleanze con partiti minori come radicali e socialisti. I due alfieri in questo caso sono il segretario uscente l’Avvocato palermitano Stefano De Luca e la grande new entry Paolo Guzzanti, vecchia conoscenza della politica e degli schermi televisivi.
Una sfida tra quattro galantuomini il dibattito che si è svolto il 5 febbraio a Roma, nella sede del partito, trasmesso anche in streaming via internet. I nuovi liberali puntano sulla modernità. Molti più presenti in rete che in sala. Come da copione, De Luca è apparso calmo e convincente. Diaconale propositivo, Taradash è sembrato onesto e sincero, Guzzanti colorito e aneddotico.
Il primo ad attaccare è Taradash che critica in modo impietoso il Pdl che si fa fregio dell’idea liberale. E’ poi però sconfinato su posizioni vicine al centrodestra come collocazione naturale del Pli. De Luca rincara la dose, ricorda che il Pdl ha già cercato di servirsi prima e fagocitare poi il Pli e la strada da perseguire è necessariamente un’altra. Magari stipulando possibili alleanze con socialisti e radicali. Pragmatico e chiaro nei primi interventi Diaconale. Idee chiare sull’organizzazione del partito. Dinamismo e attivismo costituiscono il suo verbo per fare proselitismo tra i liberali. Meno bene sulla linea politica. La sua analisi è parsa carente di motivazioni e di perché. Abbastanza grave per un candidato alla segreteria. Guzzanti è stato frizzante e deciso a togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Pronto a denunciare il paradossale stalinismo che impera nel partito di Silvio Berlusconi e il servilismo nei confronti della democrazia totalitaria di Vladimir Putin dimostrato tanto nelle questioni di politica estera quanto in quelle di intelligence(leggi caso Litvinienko).
Taradash e Diaconale continuano a voler puntare sul catturare elettori di centrodestra perché proprio in questa area secondo il direttore de l’Opinione ci sarebbe un gran numero di scontenti. Intanto nello stesso momento il centrodestra interveniva sul mercato con concessioni alla Fiat, tentava di approvare il decreto salva vita per Eluana Englaro, legalizzava le ronde. Faceva insomma da cassa di risonanza alle richieste della Lega e della Chiesa.
Si replica al Congresso, dove si terrà lo scontro finale. Sono molti a dirsi liberali nel nostro paese, ma pochi ad essere disposti ad esserlo veramente ed è in questa direzione che il Pli e il nuovo segretario dovranno lavorare.

Lorenzo Castellani

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