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Chi sarà l’erede di Berlusconi alla guida del Pdl e del centrodestra? Ecco i nomi

febbraio 12, 2009 di Redazione 

Ragioniamo sulla possibile successione (prima o poi avverrà…) al presidente del Consiglio. Alla guida del Pdl e, quindi, alla leadership del centrodestra. Lorenzo Castellani ha tracciato per noi questo pezzo tra analisi e colore.

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Nella foto, il presidente del Consiglio

di Lorenzo CASTELLANI

Per la sua sopravvivenza, una monarchia deve garantirsi una linea di discendenza solida. Silvio Berlusconi ha già designato i suoi eredi in campo imprenditoriale. Ha scelto il sangue del suo sangue. Ha affidato l’impero televisivo Mediaset e il regno editoriale Mondadori ai due figli maggiori Piersilvio (vicepresidente Mediaset, Presidente RTI) e Marina (Presidente Fininvest e gruppo Mondadori Editore). Sembra proprio che i due riescano a cavarsela egregiamente da soli alla testa dei vari gruppi di famiglia senza incorrere in troppe difficoltà. Quella del Presidente del Consiglio è anche (passateci il termine) una “monarchia democratica”. Berlusconi, anche se non sembra quasi mai dare segni di cedimento dovuti all’età, ha oramai 72 anni, compiuti lo scorso 29 settembre. Per forza anche in politica, tra qualche anno, dovrà designare il suo erede, scegliere il suo delfino. Ammesso che il Presidente ci abbia mai pensato, chi sarebbero gli ipotetici candidati alla successione al trono del centrodestra? A chi Re Silvio conferirà lo scettro del potere?
Il popolo vuole il suo capo, purché ce ne sia uno. Quindi escludiamo subito la corrente dei berluscones, i fedelissimi che sono specialisti nell’eseguire la volontà del presidente. Diventare Presidente di partito vuol dire saper comandare, oltre che obbedire. Peccato che siamo in un periodo talmente negativo che un cambio in corsa può avere successo solo se lo scettro passa ad un vero leader. In circostanze più tranquille sarebbe stato interessante sperimentare una soluzione alternativa – magari colorandola di rosa. Le donne berlusconiane sono molte e spesso hanno più attributi dei maschietti azzurri. Una donna premier di destra sarebbe una mazzata sull’orgoglio del femminismo di sinistra. Abbiamo quindi escluso sudditi e gonnelle. Allora a chi? I nuovi coordinatori del Pdl, a dir la verità, non sembrano poi eredi così credibili. Il triumvirato Bondi, La Russa, Verdini sembra essere una soluzione momentanea, ottima fino a che il Presidente del Consiglio terrà in mano le fila del futuro partito.
Sandro Bondi è il caposquadra dei berluscones, un comunista redento dopo l’incontro con il Presidente. Ignazio La Russa appartiene a quella destra sociale, vecchio stampo, zoccolo duro della a volte rimpianta An insieme al Sindaco di Roma Gianni Alemanno, però francamente poco immaginabile come protagonista assoluto del panorama politico dei prossimi anni. Poi c’è Dennis Verdini, Professore di Storia delle dottrine economiche presso la facoltà di Economia della prestigiosa università Luiss Guido Carli di Roma ed ex coordinatore di Forza Italia. Dal 2001 alla Camera, mai ricoperto un ministero, poca visibilità mediatica. Un’intelighenzia del centrodestra che probabilmente rimarrà silenziosa anche nel prossimo futuro. Renato Brunetta trova grandi consensi a destra quanto piogge di critiche a sinistra. Con il suo decreto, è vero, ha assunto grande visibilità, ma resta un tecnico, per quanto di elevatissimo livello. Gianfranco Fini potrebbe essere il delfino più politico, ma allo stesso tempo più diverso da Berlusconi. Ha spesso ondeggiato tra volontà di indipendenza e impossibilità di staccarsi dal premier. Ha la stoffa del leader ma si è rimangiato tutta la sua identità storica, ha cambiato nome al suo partito, si è perfino inoculato il virus delle correnti interne per sembrare più democratico e non ha mai smesso di fare l’occhiolino al centrosinistra. Per lui, si addice senza dubbio un ruolo più istituzionale che da leader di coalizione. Gli resterà l’onore di essere cofondatore del Pdl. Poi c’è Giulio Tremonti. L’opposto di Fini. Un raffinato accademico, la “mente economica” dei governi Berlusconi. Un fedelissimo con le parole ma capace allo stesso tempo di non asservirsi e difendere la sua autonomia. Il suo asso nella manica è l’intesa perfetta con Bossi, grazie alla quale Forza Italia e Lega costituiscono il motore del governo e frenano la voglia di larghe intese di Fini. Tremonti potrebbe essere dunque il principe ereditario. Anche perché oggi il Ministero dell’Economia è senza dubbio il più visibile ed influente. Non è la gabbia dorata della Presidenza di Palazzo Chigi dove sono politicamente andati a morire leader come Casini e Bertinotti. Ma Tremonti non è un politico in senso stretto e non può di certo vantare la retorica e la capacità di raccogliere consenso del suo Presidente, ma nemmeno quella di Fini. Dubbi, quindi, sulle sue capacità carismatiche e di leader, ma forse resta il più papabile. C’è chi punta su un nome importante come quello di Luca Cordero di Montezemolo, ma forse per lui è oramai troppo tardi per entrare nei palazzi della politica. Anche perché dovrebbe lasciare tutte le poltrone ed i benefici di cui gode. Non è un politico, non ama compromettersi con la politica ed è un uomo che ha imparato ad esercitare il suo potere anche da pulpiti che non sono quelli di Montecitorio. Il centrodestra, che sia con Fini, con Tremonti o con qualcun altro (c’è chi giunge ad ipotizzare anche qui l’ipotesi dell’erede consanguineo, magari Piersilvio) dovrà vincere una grande sfida, colmare l’enorme vuoto di potere e leadership che lascerà Silvio Berlusconi. Dimostrare a quel punto di non crollare come un castello di carte una volta fattosi da parte il suo ideatore e costruttore. Se questa sfida saprà vincerla potrà presentarsi ipoteticamente più forte di ora perché nella tomba politica di Silvio Berlusconi finirà anche l’antiberlusconismo.

Lorenzo Castellani

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