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L’analisi domenicale. “La religione dietro ad alcune scelte politiche”

febbraio 8, 2009 di Redazione 

Il caso è quello al centro dell’attenzione di tutti in questi giorni difficili. L’”obiettivo” sono le scelte che la politica italiana si trova a fare quando entrano in gioco temi cosiddetti “eticamente sensibili”, quelli che riguardano la vita: qui, il confine tra laico e religioso, tra Stato e Vaticano inevitabilmente vacilla. Ecco l’analisi del nostro vicedirettore.

Nell’immagine colta da una webcam posta sulla Basilica di San Pietro, piazza San Pietro, appunto, via della Conciliazione e vista su Roma

di Luca LENA

Mentre Eluana Englaro continua la silente lotta con la vita, tra le istituzioni di Stato si consuma uno scontro dai contorni indefinibili, in cui voci e pretese di soluzione scuotono ogni morale, ribaltando la giustizia in funzione del potere.
Nella battaglia legislativa che vede in scena Governo, Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale e Vaticano, le questioni di coscienza, in queste ore, stanno prevalendo su ogni disposizione giuridica. Per ciò che concerne la bioetica non esistono ancora – come ricorda Napolitano – “decisioni legislative integrative dell’ordinamento giuridico vigente”, e di fronte ad un vuoto normativo colmato da dialettiche che non attecchiscono al suolo parlamentare, la vicenda Englaro rappresenta la tragica occasione per smuovere il blocco legislativo. In nome di istanze morali che dovrebbero smuovere l’animo umano di fronte al mai così labile confine tra vita e morte, si innesca una valanga istituzionale che attacca alla radice la Costituzione stessa.

Ma ciò che realmente destabilizza la visione politica a cui siamo abituati, non è l’eventualità di un assalto governativo alla separazione dei poteri statali, poiché la fossilizzazione di ruoli e compiti all’interno del sistema istituzionale non può certo inorgoglirsi nella mera funzione di un rispetto incondizionato della legge. Quello che lascia stordita la concezione democratica del Paese è la sensazione che vi sia un attacco alla radice del dibattito, ovvero, che l’esigenza governativa di ribaltare la scelta della Magistratura sia dettata non da principi politici, bensì morali e religiosi. Si ha la sensazione, dunque, che la legge non sia più causa prioritaria su cui adeguare funzioni parlamentari, ma rappresenti uno strumento modellabile con cui manifestare il potere.
A vacillare, dunque, è la dimensione stessa della politica, sotto bisbigli religiosi ed etici che individualmente ogni politico può scegliere o meno di adottare ma che, in Parlamento, dovrebbero lasciare spazio ad un approccio laico delle questioni in atto. Nella vicenda Englaro, invece, l’incombente posizione del Vaticano, che spesso si trova a cancellare il confine con la politica, rappresenta un’avvisaglia pericolosa. Inoltre, la posizione del Presidente della Repubblica, che con la lettera a Berlusconi ha manifestato l’impossibilità di avallare il decreto governativo, acuisce emblematicamente la difficile dimensione in cui si trova la politica attuale. Napolitano lascia intendere che, nonostante la drammatica vicenda umana, non possono essere toccate le istituzioni con un provvedimento incostituzionale che anticipi una legge ancora da discutere collegialmente. Soprattutto se si tratta di questioni che non solo dividono i poli parlamentari, ma creano contraddizioni anche all’interno degli stessi partiti. Significativo, a questo proposito, l’atteggiamento in favore del decreto da parte della deputata del PD Paola Binetti e di altri “teodem” dell’opposizione.

Nel frattempo, con l’attenuante di dover decidere su una questione delicata, Berlusconi spera di aprirsi il terreno in vista dell’approvazione di una legge definitiva che regolamenti le questioni bioetiche. Ma eludendo le disposizioni della Magistratura offre l’occasione alle schiere ecclesiastiche di ottenere, senza una concertazione laica, ciò che fino ad ora è rimasto confinato nelle convinzioni morali di ciascun individuo. Si potrebbe dire che il rapporto subalterno tra legge e religione, almeno nella tragica eccezione della vicenda in corso, inevitabilmente si è annullato.
Di fronte a questo tipo di analisi anche il grave tentativo di forzare la separazione dei poteri cade in secondo piano, poiché rappresenta la conseguenza diretta di interessi politici ed extra-politici, mascherati e ammansiti nella drammatica enfasi che attira su di sé il caso Englaro.

Per quanto in ogni legge sia insita una commistione di relativismi morali ed esperienze storiche, in democrazia non si può prescindere dalla certezza di porre punti fermi che garantiscano limiti invalicabili anche tra chi detiene il potere. Ma quando queste stesse leggi vengono poste in secondo piano a vantaggio di principi apolitici, come quelli religiosi appunto, in un paese laico come il nostro, la funzione parlamentare stessa perde ogni valenza pratica. Si rischia la frantumazione di obiettivi, la perdita del sentiero politico, fino a derive istituzionali che arrivino a rendere plausibile qualsiasi decisione critica da parte di chi avrebbe il dovere di garantire ordine e armonia.

Luca Lena

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