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“La visita” a teatro. Ancora oggi e domani a Roma. Italia dei favolosi anni ’60. Amari

febbraio 7, 2009 di Redazione 

Federico Betta ci ha proposto questa recensione dedicata ad uno spettacolo che potete ancora vedere, firmato da Duccio Camerini a partire dall’omonimo film scritto da Scola, Maccari e Pietrangeli, da cui l’immagine di copertina. “”La visita” ci riporta tutte le difficoltà d’integrazione di quegli anni, gente che diviene simbolo di benessere e cambiamento e molti altri, invece, che si sentono esclusi, tanto da far dire al protagonista “In Italia, dicono che siamo diventati tutti ricchi, forse io non sono italiano”". Voci, temi che aiuta riascoltare, insieme a tutto ciò che riguarda la nostra storia recente (e non).

Nella foto, una scena del film da cui è tratta la rappresentazione

“La visita”

tratto dall’omonimo film scritto da Ettore Scola, Ruggero Maccari, Antonio Pietrangeli e diretto da Antonio Pietrangeli
Regia Duccio Camerini
con Duccio Camerini, Antonella Attili, Edoardo Rossi, Paola Pessot
Prodotta da “La casa dei racconti” e “Sala Umberto”

Teatro Sala Umberto di Roma, fino all’8 febbraio

di Federico BETTA con Elena VANNI

E di notte, e di notte, per non sentirti solo, ricorderai i tuoi giorni felici, ricorderai tutti quanti i miei baci e capirai, in un solo momento, cosa vuol dire un anno d’amore…..
Ci lascia con questo successo di Mina nella testa, con una finestra aperta sulle nostre solitudini, “La visita”, spettacolo di Duccio Camerini, in scena al “Teatro Sala Umberto” di Roma fino all’8 febbraio.
Uno spettacolo che riteniamo una perla, nella programmazione assai commerciale del teatro che lo ospita. Tratto dell’originale versione cinematografica del 1964, diretta da Antonio Pietrangeli e sceneggiata in collaborazione con Ettore Scola e Ruggero Maccari, ci restituisce un’istantanea amara dei favolosi anni ‘60, fatti non solo dell’euforia del boom economico, di cinquecento lucide e di facili canzonette.
“La visita”, ci riporta tutte le difficoltà d’integrazione di quegli anni, gente che diviene simbolo di benessere e cambiamento e molti altri, invece, che si sentono esclusi, tanto da far dire al protagonista “In Italia, dicono che siamo diventati tutti ricchi, forse io non sono italiano”.
Un momento storico che vede contrapporsi la vita frenetica della città, con la perdita di un proprio tessuto sociale, e la vita annoiata della provincia, dove tutto scorre identico da generazioni e si guarda a Roma, alla capitale, come a un miraggio lontano, dove tutto è possibile.
I due protagonisti sono Adolfo e Pina. Lui vive in città, lei in provincia. S’incontrano grazie a un inserzione, si scrivono, si inventano una vita, una personalità, poi viene il momento dell’incontro. Ed ecco che assistiamo allo sgretolarsi di un edificio fragile, costruito per piacersi, per illudersi di essere la persona giusta.
Uno spettacolo che alterna toni squillanti, esagerati, a frasi sussurrate, sottovoce, che contraddicono e svelano i propri sentimenti, le proprie piccole meschinità. Un testo che porta in primo piano la messa in discussione dei ruoli, con lui che prepara la tavola e lei che pensa di doversi sposare, ma è innamorata di un ragazzo, amante camionista, a sua volta già sposato. Tutto cambia, ma da parte di chi guarda, degli spettatori come dei compaesani, tutto deve rimanere perfetto e lei, tra le lacrime, ci confessa che in paese tutti la stimano. Crisi dei modelli di vita, dei rapporti tra uomo e donna, crisi di tutte le certezze. In un mondo incantato che esiste solo in televisione e sulle prime riviste patinate.
Duccio Camerini, attore, regista, sceneggiatore, fondatore nel 1997 dell’associazione “La casa dei racconti”, mostra tutte le sue capacità di attore istrionico, raffinato narratore e regista efficace. La scenografia è semplice, un telo, dietro il quale accadono tutte gli eventi fuori dalla casa, e un grande letto dalla misure esagerate, il lettone dei genitori di Pina, ingombrante e fuori misura, come il ricordo delle generazioni che l’hanno preceduta. Un letto, però, dove si consuma l’amore fugace con l’amante camionista e dove Adolfo cerca di sedurla. Presente e passato in contraddizione.
La commedia scorre e si arriva alla fine, si tenta di incontrarsi, si ci convince di essersi scelti, ma poi la vita sceglie per noi. E ci si trova a ricordare i giorni felici che non arrivano mai.
Camerini ha il pregio e il merito di aver lavorato con gli attori, privilegiando un lavoro di relazione, riportandoci tutta la forza e la crudeltà della storia. Di aver creato una regia leggera, per un pubblico avvezzo a non pensare troppo, ma comunque scandita da momenti in cui la fisicità irrompe creando inaspettate fratture narrative.
A Duccio Camerini, diamo soprattutto il merito di aver scelto questo testo. Di aver portato in scena una storia preziosa, che non risparmia nessuna critica alla nascente società di massa. Un testo che ci attraversa con la sua attualità e che, con un po’ di amarezza, ci fa dire tutto è cambiato anche se niente è cambiato.

Federico Betta con Elena Vanni

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