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Un punto di vista sul caso Englaro. “Il grande equivoco sulla vita che continua”

febbraio 7, 2009 di Redazione 

Marco Fattorini, nostro collaboratore, ci propone questa sua riflessione sulla vicenda di Eluana. E noi, volentieri, pubblichiamo, dando voce così ad opinioni anche molto diverse tra loro. Perchè su questi temi è improbabile avere certezze assolute. E la riflessione comune, il confronto, sono la condizione sine qua non sia possibile ricercare, se non trovare, una comprensione reciproca.

Nella foto, Beppino Englaro padre di Eluana mostra una foto di sua figlia prima dell’incidente

di Marco FATTORINI

Il susseguirsi di notizie, polemiche e ribaltamenti degli ultimi giorni non può lasciare indifferenti, anzi evoca continue domande. Si tratta di un caso troppo importante dal punto di vista giuridico, politico, scientifico che è giusto affrontare anche se ci si è dimenticati che prima di tutto il dramma di Eluana è un fatto squisitamente umano.
Un fatto umano che è stato e continua ad essere strumentalizzato e sbandierato, spesso senza una sufficiente consapevolezza della situazione, talvolta con poco rispetto per il suo dolore suo e per quello dei familiari.
Eppure a sentire le persone che fanno opinione (siano giornalisti, filosofi o scrittori) il problema viene spesso proposto come riflesso e mera contrapposizione di posizioni ideologiche. Da una parte la fazione dei cattolici con la lunga mano della Chiesa, dall’altra i laici (presunti laicisti) che si battono contro le battaglie di questi crociati del terzo millennio.
Insomma assistiamo alla degradazione della vita come fatto ideologico. La si difende a tutti i livelli se si è cattolici, oppure le si pongono dei caratteri discriminanti per il suo termine, se si è laici.
Questo spaventoso manicheismo mediatico rischia di offuscare la vera realtà di Eluana e con lei le sue sofferenze e la sua umanità. Così come ci si dimentica del valore indiscusso della vita che non può essere valutato con il contagocce ideologico.
La vita (alla quale la nostra Costituzione dedica ampio spazio) è universalmente unica e irripetibile ed ha un valore che trascende da qualsivoglia agente esterno che arrivi a minarla. Non esistono esistenze umane di serie A e di serie B, ma esiste LA vita, quella per cui si è uomini con cuore e intelletto dalla nascita alla morte, con tutto quel pacchetto di pregi, difetti, caratteri e malattie, che ci portiamo dietro come inseparabile bagaglio, alle volte un po’ pesante ma pur sempre vero.
Dunque se può esserci una consolazione in tutta questa vicenda è che almeno siamo stati obbligati, come uomini, a ripensare al nostro senso quaggiù, alla pienezza della vita umana sempre e comunque. Perché ogni momento di essa, comunque sia, è tale e non ritornerà più, è già e non è ancora. Una vita che dovrebbe considerare la persona inestimabile e degna di amore e attenzioni, anche quando apparentemente le condizioni non sono buone, perché se c’erano delle suore che per 17 anni hanno accudito Eluana e l’hanno trattata e amata come una figlia, sicuramente non sono invasate e quella di Eluana in questi 17 anni (tappatevi le orecchie) non è stata una vita inutile e indifferente.
Perché migliaia di persone che si ritrovano in uno stato vegetativo, soffrono ma sono accompagnate dalla presenza viva e vera di parenti, amici che le amano, le rispettano per quello che sono, non per quello che passano in quel periodo di tempo. Si scopre una bellezza che è infinitamente più grande della stretta contingenza.
Ecco che la vita torna ad essere un valore da difendere ed amare, non come un’ideologia o una dottrina, nemmeno come motivo di un’improbabile battaglia politica. La vita è fatta di carne, di concretezza, di nutrimento e idratazione. E allora cosa c’entra tirare in ballo discorsi sulla laicità dello stato, sulle presunte ingerenze della Chiesa e sullo scontro di fedi e ideologie?
Sembrano piuttosto dei metodi per sviare il discorso, portarlo su un piano diverso, che certo non aiuta a comprendere la verità. E allora cattolici, laici e laicisti di tutti paesi unitevi in uno slancio di riflessione nel porci un’ultima, mai superflua, domanda: vogliamo davvero arrogarci il diritto di sapere “quello che è bene” per lei?

Marco Fattorini

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