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Il mondo sfila oggi intorno alla stanza di Eluana. Nessuno ricorda di cosa si parla

febbraio 6, 2009 di Redazione 

Si rischiano demagogia ed ipocrisia. Ma pensiamo che sia un tema reale. In questi giorni sono accadute molte cose e, a quanto pare, molte altre accadranno intorno al caso di Eluana. Noi abbiamo provato ad assumere l’unico punto di vista che dovrebbe contare: quello della ragazza e della sua famiglia.

Nella foto, Eluana Englaro prima dell’incidente

di Attilio IEVOLELLA

Quattro mura. E fuori il mondo intero.
È così da diciassette lunghi anni, dal giorno di un terribile incidente, dal giorno del sonno. Ma prima piano, negli ultimi mesi, e poi più duramente, nelle ultime settimane, negli ultimi giorni, nelle ultime ore, il mondo ha voluto entrare, di prepotenza, in quella stanza. Per allestire uno spettacolo ad hoc, una sorta di macabro Grande Fratello, per sventolare – come in un immaginario stadio – le proprie bandiere, i propri vessilli. E lei è rimasta lì – obbligata in un letto -, a subirlo, quello spettacolo…
Lei è Eluana, sì Eluana Englaro. Ma chiamarla col suo nome di battesimo serve ancora, perché ci si ricordi che è di lei che si parla, di una ragazza costretta – a vivere o a non vivere, scegliete voi – a rimanere immobile in un letto, non di un caso – l’ennesimo in questa Italia sempre più barbara, perennemente pronta a dividersi in fazioni -, non di una querelle da sviscerare in dibattiti televisivi, scontri politico-istituzionali, lanci di agenzie.
Questa è una storia – anche se nessuno vuole ricordarlo – lunga diciassette anni, vissuta sulla propria pelle da Eluana e dalla sua famiglia. Lo ribadiamo perché proprio Eluana in questi giorni è svanita nel nulla: sommersa dal torrente delle parole (inutili); tirata, metaforicamente, da una parte e dall’altra; quasi sventolata, da una parte come dall’altra, come una bandiera; utilizzata come simulacro per rivendicare l’importanza di valori (presunti), ideali (presunti), diritti (presunti)… politici, religiosi, sociali, poco importa. E lei, Eluana, lì, in mezzo a un volgare can can mediatico, senza alcuna possibilità di andar via, di spegnere le luci e, soprattutto, i microfoni.
Cosa vorrebbe, Eluana? È questa la fatidica domanda a cui tutti, nessuno escluso, presumono di poter dare una risposta… la propria risposta, s’intende. E ognuno rivendica – in nome di Eluana, ma con quale coscienza? – un diritto inviolabile… alla vita o alla morte? Anche in questo caso, poco importa.
Forse, però, sarebbe utile porsi, ora, una domanda meno rilevante, meno profonda. Eluana vorrebbe essere tirata idealmente per la giacchetta, utilizzata come simulacro, issata come vessillo, strumentalizzata per battaglie politiche?
È arrivato il momento – e le ultime ore lo hanno confermato – che il mondo, in silenzio, esca da quella stanza, spegnendo tutti i riflettori, staccando le telecamere. E lasciando a Eluana e alle persone che le sono state vicine in questi lunghi diciassette anni il cammino ancora da compiere, che sia breve pochi passi o lungo chilometri.
Almeno questo, la dignità di essere una semplice persona, a Eluana va restituito.

Attilio Ievolella

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