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Quando lo stupro fa notizia (e quando no). Media e percezione collettiva. Inchiesta

febbraio 6, 2009 di Redazione 

Come viene percepito il fenomeno dagli italiani. Quando e come finisce sui giornali. C’è una differenza tra quello che accade quando a compierlo è una persona straniera – e quando quindi il reato si “colora” anche di altri spauracchi e paure – o quando invece, ci sono casi specifici di questi giorni, avviene, ad esempio, tra le mura domestiche magari ad opera di una persona anziana. L’inchiesta è della bravissima Luna De Bartolo, che comincia con questo pezzo la sua collaborazione con noi.

Nella foto, donne in piazza contro la violenza

di Luna DE BARTOLO

L’inizio dell’anno nuovo ha visto gli organi d’informazione, compatti, dare straordinario risalto ad alcuni recenti episodi di violenza sessuale. Sembra di essere tornati indietro a più di un anno fa, quando un terribile episodio di cronaca, un omicidio a seguito di uno stupro nel quartiere Tor di Quinto a Roma, ha costituito uno degli argomento più discussi nella campagna elettorale per la conquista del Campidoglio. Era l’ottobre 2007.
Oggi i rappresentanti del Governo, cavalcando l’onda del rinnovato sdegno popolare, insistono sul tema della sicurezza, snocciolano febbrilmente i nuovi piani che metteranno un freno all’ignobile violenza contro le donne: stanziare altri 30.000 militari a protezione delle città, tolleranza zero nei confronti dei clandestini, obbligo di custodia cautelare in carcere per gli stupratori in attesa di giudizio e divieto di sconti di pena, semilibertà o affidamento ai servizi sociali, per chi si macchia dell’odioso crimine. C’è stato anche chi, demagogicamente, ha parlato di sospendere il trattato di Schengen nei confronti della Romania che, per chi lo ignorasse, sarà esteso al nuovo stato membro solo nel 2011. Numerosi siti internet hanno effettuato sondaggi istantanei dai quali è risultato che l’equazione straniero-stupratore sembra essere estremamente radicata. Senza considerare i diffusi episodi di matrice xenofoba cui abbiamo assistito in questi giorni. E così, un recente sondaggio di Ipr Marketing per Repubblica.it rileva che il 66% delle donne ha paura di subire un’aggressione sessuale e, dato agghiacciante, più della metà delle italiane ha paura semplicemente di camminare da sola per strada. Pochi giorni fa il Viminale ha reso noti i dati degli arrestati a Roma nel 2008 per violenza sessuale: 87 persone di cui 59 stranieri e 28 italiani. La notizia è stata ripresa da alcuni organi di stampa che hanno pomposamente titolato “Il 60% degli stupri opera di stranieri”.
Il cancro sociale rappresentato dalla violenza contro le donne è quindi un problema legato principalmente alla sicurezza? Linda Laura Sabbadini, direttrice nazionale dell’Istat, in un rapporto del dicembre 2007 afferma: “Se si considerano gli stupri avvenuti in Italia, il 69% sono opera dei partner, mariti o fidanzati, solo il 6% di estranei. Se anche considerassimo che di questi autori estranei il 50% sono immigrati, ciò vorrebbe dire che si arriverebbe al 3% degli stupri, se anche ci aggiungessimo il 50% dei conoscenti al massimo si arriverebbe al 10% del totale degli stupri opera di stranieri”. Al massimo. Continua Sabbadini: “E invece l’immagine è di stupri per le strade ad opera di immigrati. Non fare i conti con le statistiche esistenti nel Paese può portare ad orientare in modo errato le priorità e il tipo di politiche”.
Qualcosa non torna: o la situazione è radicalmente mutata in un solo anno, cosa assai improbabile, o, verosimilmente, non è possibile ricavare statistiche sulla violenza sessuale nei confronti delle donne contando il numero degli arrestati nel 2008 a Roma diviso per etnia.
Un dato fondamentale, atroce, rilevato sempre dall’Istat ci informa che ben oltre il 90% delle violenze sessuali non viene denunciato. La quasi totalità dei responsabili delle 733.000 violenze sessuali stimate dall’Istat nel 2006 è rimasta completamente impunita. La motivazione prima di questo silenzio, mostrano sempre i dati, risiede in gran parte nella mancata consapevolezza del reato subito: nonostante il 68% consideri la violenza subita molto o abbastanza grave, solo il 26,5% delle donne vittime di stupro o tentato stupro dal partner o dall’ex partner percepisce il fatto come reato, il 46,3% lo considera “qualcosa di sbagliato ma non un reato” ed il 25,3% “qualcosa che è accaduto”. A questo proposito viene in mente un articolo di pochi giorni fa intitolato sensazionalisticamente: “Violenta la moglie e finisce in carcere”; sottotitolo: “E’ vero, le ho strappato le mutandine, ma è sempre stata una sua passione”. E ancora: “Un focoso pensionato ha violentato la moglie che proprio non voleva saperne di fare sesso con lui” e, se non bastasse, “La nottata hot con la moglie è costata cara al pensionato”. Toni ben diversi da quelli utilizzati in rapporto al recente episodio raccapricciante di Guidonia che tanto ha indignato l’opinione pubblica; ma il reato è lo stesso.
Se osserviamo i dati degli stupri o tentati stupri ad opera di uomo non partner i dati si discostano ma non di molto: il 77% ha riconosciuto la violenza come molto o abbastanza grave e, accanto ad un 43,6% che considera il fatto reato, il 31% lo considera “qualcosa di sbagliato ma non un reato” e il 24% “qualcosa che è accaduto”.
Errata percezione dei diritti della propria persona quindi, ma il silenzio è causato anche dalla paura di non essere credute, dalla vergogna e dal senso di colpa. Si, senso di colpa. In uno stato la cui società inquadra(va) lo stupro in un’ottica di impulso erotico irrefrenabile, provocato da un abbigliamento o un atteggiamento provocanti, come ci ricordano processi per violenza carnale non molto lontani, o addirittura dall’avvenenza femminile, come, più recentemente, il nostro Presidente del Consiglio suggerisce involontariamente alla nazione. Quando gli studiosi evidenziano come lo stupro non nasca da un impulso erotico, ma trovi la sua ragion d’essere nella volontà, conscia o meno, di annientamento fisico e psicologico nei confronti della vittima. Il sesso come arma, non come scopo.
Hanno vinto le donne?, si è chiesta Lucia Annunziata su “La Stampa” osservando la folla inferocita che tenta di linciare i quattro arrestati per le violenze di Guidonia. In un acuto editoriale intitolato “Lo stupro come simbolo” la giornalista scrive: “Ma se lo stupro fa rabbia solo quando è fatto da «stranieri», forse entriamo in un diverso campo, in cui diventa simbolo (fortissimo, ma pur sempre simbolo) di mancanza di sicurezza, di degrado dell’ambiente, e di una guerra per il controllo del territorio. Insomma, lo stupro indigna quando si carica di una battaglia più ampia di quella della difesa delle donne. Una battaglia in cui, paradossalmente, le donne si trovano di nuovo «oggetto», in quanto proprietà collettiva di un gruppo contro un altro”. E, leggendo le email arrivate all’indirizzo dell’Onorevole Bernardini, la distorsione del concetto di violenza appare evidente. Intanto in questi giorni continuano, a ritmo costante, le aggressioni. La maggior parte di esse scivola inascoltata. Ad esempio, il “Corriere della sera” del 4 febbraio, a pagina 27, è l’unico quotidiano nazionale a darci notizia della condanna a sei anni dell’ex sindaco leghista di Rovato, Roberto Manenti. Brutali stupri di gruppo continuati ai danni di una ragazza romena, all’epoca dei fatti diciannovenne.

Luna De Bartolo

Commenti

2 Responses to “Quando lo stupro fa notizia (e quando no). Media e percezione collettiva. Inchiesta”

  1. lelio orsetti on febbraio 20th, 2009 23.17

    Finalmente qualcuno che scrive in maniera informata, sintetica e piacevole, che porta ad un tipo di lettura abbastanza frequente nei paesi anglo-sassoni, rarissimo in Italia. Brava Luna.

  2. Gino on novembre 22nd, 2009 19.28

    Tutte le persone che commettono reati, dovrebbero, essere puniti, con pene serie, come quelle che vengono applicate in USA, e perché no, se ci vuole anche la pena di Morte, Ma con fucilazione in piazza davanti a tutti. Il caso che ormai noi tutti abbiamo visto e sentito con sdegno, e soprattutto con amarezza e rabbia, sapendo benissimo che anche questo rimarrà in parte impunito, in quanto anche se lo condannano, poi avrà sconti di pena, o circostanze attenuanti del reato, o meglio si comporterà bene ,”poverino ” ( in carcere), e allora noi popolo di pecoroni ci limiteremo a fare solo un commento ironico. ma colei che ha subito la violenza, rimarrà eternamente ferita, non credendo più in questa società permissivista e ipocrita.

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