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“Storie senza etichetta”, su temi e politiche giovanili – di A. De Napoli

febbraio 3, 2009 di Redazione 

Ed ecco il secondo giovane sul quale il Politico.it sceglie di investi- re. Fa politica, da indipendente, da quando aveva 15 anni. Fonda nel 2000 il Movimento Studenti Cattolici e attualmente è membro del direttivo del Forum Nazionale Giovani e del CdA della LUISS Guido Carli in qualità di rappresentante degli studenti. È un nome sul quale vale la pena spendersi. Si chiama Antonio De Napoli e ha la stessa età di Giulia Innocenzi. Avviamo oggi questa rubrica nella quale Antonio spazierà liberamente proponendoci le sue “storie senza etichetta”.

di ANTONIO DE NAPOLI

Il Ministro Meloni ripete spesso in pubblico che lei non crede nelle politiche giovanili. Al sentire una cosa del genere si rimane interdetti, stupiti? Ma come, il Ministero “ereditato” dalla Melandri non si chiamava proprio così? Ma come, non è forse un ministero che si occupa di giovani? Il mistero del ministero, stando alle Meloni, è presto spiegato: la 32enne romana afferma di non credere nelle politiche settoriali, come le politiche giovanili appunto, ma nel concetto più ampio di gioventù, risorsa per il Paese. Da qui anche il cambio di nome al ministero, criticato dall’opposizione per un richiamo a decenni lontani.
Non ci interessa in questa sede il pensiero della Meloni, utilizziamo le sue parole per accendere questa breve riflessione. Ci sembra infatti che la questione non sia per nulla scontata. Non solo perché chi scrive è sempre più convinto che per riformare la politica italiana è necessario partire proprio da un rinnovato lessico politico, da un vocabolario comune e condiviso. Ma soprattutto perché bisogna dare un senso al dibattito, spesso strumentale, sul rapporto fra politica e giovani. Poniamoci alcune domande, esattamente due generi di domande.
I giovani si occupano di polis perché devono risolvere “questioni giovanili”? La lista delle emergenze perenni è piuttosto lunga, quindi è meglio non cominciare (università e pensioni sono i temi più di moda negli ultimi mesi). Per sfondare il muro del ghetto in cui sono isolati e aggredire la gerontocrazia? Per tutelare esclusivamente un interesse generazionale? Per non essere annientati dal parlamento più vecchio di Europa? I giovani si devono occupare di politica per reazione e/o per spirito di sopravvivenza? In molti casi prevale questo approccio al tema. Giusto o sbagliato non sta a noi dirlo (almeno per ora), poiché l’intento è solo quello di svegliare qualche testa.
Altra cosa è porsi il secondo genere di domande. I giovani si occupano di politica perché hanno uno sguardo diverso da quello dominante? Perché la loro capacità di rottura può fare bene al paese? Perché rappresentano una parte di paese non rappresentata? Perché il paese senza di loro non è il paese più bello che possiamo esprimere? Sono o non sono, ‘sti benedetti giovani una risorsa per il Paese? Se sono una risorsa, forse, non si limiteranno a occuparsi solo dei temi che li riguardano.
Giudichiamo il valore dei giovani in politica dalle proposte che fanno. Se sono diverse da quelle di Berlusconi e Veltroni forse avremmo aggiunto temi nuovi al dibattito politico italiano. Altrimenti accontentiamoci del grande fratello e delle varie isole stellate.
Se i giovani hanno da dire qualcosa di interessante al Paese, facciamoli sedere in prima fila e alziamo il volume del megafono. In caso contrario, avremmo perso la grande occasione.

ANTONIO DE NAPOLi

Commenti

3 Responses to ““Storie senza etichetta”, su temi e politiche giovanili – di A. De Napoli”

  1. Timoteo Carpita on febbraio 4th, 2009 00.33

    Eh si’, ‘sti giovani devono essere ascoltati molto di piu’, non solo perche’ credo che ne esistano in grado di amministrare la cosa pubblica meglio degli attuali molti mestieranti della politica, ma soprattutto perche’ dobbiamo ‘cancellare’ chi brucia la gente e fa altro ancora.

  2. marcoDeAmicis on febbraio 4th, 2009 12.47

    “Se sono una risorsa, forse, non si limiteranno a occuparsi solo dei temi che li riguardano”.

    Questa è un’intuizione degna di Antonio ed è anche una buona chiave per risolvere il problema.
    C’è proprio bisogno che i giovani (ma poi fino a che età lo si è?) si occupino di tutte le tematiche.
    Per non farsi ghettizzare con le solite etichette inutili e perchè sono pronto a scomettere che riuscirebbero in analisi ben più valide e risolutive di chi, a causa di un degenerante cancrenismo, si reputa ‘addetto ai lavori’ a vita.

  3. elena bottazzi on febbraio 6th, 2009 11.45

    Marco De Amicis si chiede”ma poi fino a che età lo si è”(giovani!).
    Io rispndo dicendo che si può essere vecchi a 20 anni e giovani a 90, ma che purtroppo nei nostri Parlamento e Governo, pur essendo composti da persone che vanno dai trenta-quaranta agli ottanta, ben pochi hanno caratteristiche “da giovani”.
    Giovane per me significa fresco di pensiero, una mente vivace, capace di prendere posizione, ma anche di saperla mettere in discussione, di avere certi valori e portarli avanti a testa alta, è giovane chi crede che ci siano più modi di “sporcarsi le mani”, per alcuni ne vale proprio la pena, e che il modo che insegna la politica purtroppo quasi mai è da seguire! Quindi, io credo che ogni giovane faccia politica anche solo quando prende in mano un giornale e comincia ad informarsi su cosa accade nel mondo, quando, somma i giudizi degli opinionisti di turno alla tv e si crea una propia opinione, quando aderisce a un’associazione con la quale condivide delle cose, e che gli pare lo possa rappresentare, quando sa che fare politica non è solo una questione nazionale, ma significa anche preoccuparsi dei problemi degli amici, dei vicini, dei parenti, di fare un sorriso piuttosto che una smorfia.
    Giovane è chi non si lascia piegare e comprare dai soldi e dalla paura.

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