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Il dialogo tra occidente e mondo arabo, tra politica, comunicazione, economia

gennaio 30, 2009 di Redazione 

Ragioniamo sui temi discussi in una conferenza che si è tenuta alla Luiss. Lo facciamo pochi giorni dopo l’intervista rilasciata da Obama ad al-Arabiya, quando cioè il nodo del rapporto con l’altra “metà” del mondo, grazie al nuovo presidente americano, si sta forse già cominciando a sciogliere. Ma il cammino è comunque lungo. E, allora, vale la pena di chiedersi: cosa è bene fare. Se lo sono chiesti, appunto, alcuni studiosi ed esperti di comunicazione intervenuti a Roma. Sentiamo.

Nella foto, il presidente Obama durante l’intervista alla televisione al-Arabiya. E’ stata peraltro la prima intervista rilasciata ad una televisione dopo l’insediamento alla Casa Bianca

di Luana CRISARA’

L’occidente e il mondo arabo sono spesso descritti e percepiti come realtà monolitiche, parallele e in conflitto tra loro. La teoria dello scontro di civiltà sostenuta da Samuel Huntington e gli stereotipi veicolati dai mezzi di comunicazione su occidente e mondo arabo hanno reso più difficile il dialogo tra i molteplici interlocutori che vengono in modo semplicistico ricondotti a una o l’altra parte. Molti studiosi, attivisti, esperti di comunicazione e operatori culturali s’impegnano attivamente per migliorare la comprensione reciproca, ma non sempre le premesse consentono di instaurare uno scambio permanente. Considerare il mondo arabo e l’occidente realtà monolitiche e riducibili a caratteristiche ben definite ostacola ogni tipo di dialogo costruttivo.

Gli ambienti accademici di Roma ospitano spesso incontri relativi al tema del dialogo tra il mondo arabo e l’occidente. L’università La Sapienza è stata di recente la sede di un seminario sull’operazione militare di Israele a Gaza, mentre presso l’università Luiss si è tenuta a dicembre una conferenza internazionale dal titolo “Ricostruire il dialogo con il Mondo Arabo”, a cui hanno partecipato studiosi e comunicatori provenienti dall’Europa e dalla regione mediterranea. Partendo dall’analisi della situazione attuale in cui stanno cambiando i rapporti di forza e sono in crisi le due “narrative dominanti”, cioè l’imperialismo statunitense e il millenarismo di al-Qaida, i relatori hanno cercato di capire quali sono gli ostacoli e le difficoltà di questo dialogo.

Politica Per poter dialogare è fondamentale ri-conoscersi reciprocamente. Ma sono parecchie le difficoltà che si incontrano quando si tenta “di considerare le cose partendo da un punto di vista che non sia il proprio”, come ha sostenuto Francesca Corrao, una degli organizzatori dell’incontro, riprendendo Edward Said. Questo significa che non sempre un evento fondamentale per una parte del mondo – non intesa in senso strettamente geografico – lo è anche per un’altra. Come infatti ha sostenuto Hassan Hanafi gli attentati dell’11 settembre 2001 potrebbero essere considerati uno spartiacque nella storia statunitense da alcuni, mentre per altri potrebbero rappresentare la reazione al mancato supporto da parte dei Paesi arabi e dell’Occidente alla seconda Intifada palestinese iniziata nel 2000 e all’appoggio statunitense nei confronti di Israele, che ha accentuato sentimenti anti-americani.

Irrigidirsi sul proprio punto di vista e considerare solo la propria percezione degli eventi – che diventa verità indubitabile – è uno degli errori più diffusi. Comprendere cosa spinge molti palestinesi, egiziani, siriani a gioire di fronte agli attentati contro turisti occidentali o cittadini israeliani sarebbe più costruttivo che etichettarli come sostenitori del terrorismo, appartenenti ad un mondo del tutto inconciliabile con il proprio.

Comunicazione Secondo Hanafi spesso sono i mezzi di comunicazione di massa che veicolano immagini stereotipate dell’Occidente e dell’Islam volte a mobilitare le masse contro i propri avversari. La guerra a Gaza, conclusa il 27 dicembre scorso, è un esempio di come i mezzi di comunicazione possono essere utilizzati per influenzare la popolazione.

Esistono stretti rapporti tra potere mediatico, politico ed economico. Durante la conferenza, Nina Zu Furstenberg, parlando dell’uso dei canali satellitari, ha sottolineato il potere dei giornalisti nel fomentare le divisioni ma anche dimostrato, attraverso la descrizione dell’esperienza di al-Jazira, come è possibile realizzare un giornalismo aperto ai vari punti di vista che costituisce un’arena politica per il mondo arabo e ne favorisce la domoscratizzazione.

Economia Durante la terza parte della conferenza sono state affrontate alcune questioni socio-economiche e delineati i rapporti economici tra Occidente e Mondo Arabo. La Finanza Islamica è emersa come un modello a cui l’Occidente si può richiamare in un momento come questo, in cui il sistema liberistico è in crisi e la teoria dell’autoregolamentazione del mercato viene superata. “La Finanza Islamica è un fenomeno innovativo e flessibile, un sistema da cui si può imparare” ha detto l’economista Loretta Napoleoni dopo averne ha definito i principi fondamentali. Claudia Segre ha in seguito sottolineato come questa possa essere considerata una via per ripensare ad una nuova etica bancaria.

Luana Crisarà

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