Top

Dossier-caso Genchi. Chi è. Cosa potrebbe contenere il suo archivio

gennaio 28, 2009 di Redazione 

Capiamo di più della vicenda del poliziotto-consulente informatico delle Procure. E proviamo a pre- vedere cosa potrà accadere. La firma è di Lorenzo Castellani.

-

-

Nella foto,

Gioacchino Genchi

di Lorenzo CASTELLANI

Gioacchino Genchi è un personaggio misterioso, controverso.
Qualche mese fa dichiarava in un’intervista: “Il mio archivio è la mia assicurazione sulla vita”. Il 26 gennaio ospite a Sky tg24 smentisce: “Non esiste nessun archivio”. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi parla iperbolicamente del “più grande scandalo della storia della Repubblica italiana” quando si riferisce all’archivio di Genchi. Questo dovrebbe contenere tabulati, numeri telefonici, tracce identificative di sim card di buona parte della classe dirigente del Paese. Il premier parla di 350mila persone controllate. La stessa opposizione (ad eccezione dell’Idv) richiede che la questione venga verificata in Parlamento, dopo essere passata al vaglio del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica). In questa vicenda dai tratti oscuri, intricati, che vede come attori personaggi dei servizi segreti e dello spionaggio è bene iniziare a comprendere due punti fondamentali: chi è Gioacchino Genchi e che cosa potrebbero realmente contenere i suoi archivi. Al fine di realizzare effettivamente quali ripercussioni politiche potrebbe avere questo caso.

Gioacchino Genchi. Vive nel bunker sotterraneo di un palazzo confiscato alla mafia, nel centro di Palermo. Giorno e notte incrocia dati, elabora, scrive. Poi comunica il risultato ai magistrati, utilizzando mail e telefoni criptati. E’ nato nel 1960 e ha il grado di vice-questore aggiunto, ma da otto anni è in aspettativa ed è diventato il consulente informatico più ricercato dalle Procure. Non molti riescono a parlargli, neanche al telefono. Non frequenta salotti, né circoli. Non esce quasi mai di casa, non fuma, non ama lo sport. L’unica tessera che ha è quella di Slow food. La sua storia professionale inizia nella Sicilia degli anni ’80. Genchi è un avvocato, ma molla la toga ed entra in polizia. Utilizza le nuove tecnologie, apprese nell’azienda informatica del padre, con estrema padronanza. Questa abilità viene subito notata dai vertici della polizia. A 28 anni è nominato direttore della Zona Telecomunicazioni del Ministero dell’Interno per la Sicilia occidentale. Immediatamente l’ex avvocato si mette in luce. E’ lui a stanare il primo tentativo di spionaggio mafioso nel Palazzo di Giustizia, diretto sui telefoni di Giovanni Falcone.
Genchi intuisce le potenzialità dell’informatica a servizio delle indagini. Con i telefoni è bravo. Forse troppo, per qualcuno. Controllando le conversazioni di una cabina telefonica, intercetta alcune conversazioni che i dirigenti della polizia hanno con Salvatore Contorno, pentito del clan dei Bontade, ufficialmente in USA, in realtà a Palermo per vendicarsi dei rivali. E’ in questo modo che Genchi si fa i primi nemici nella pubblica amministrazione. E’ sempre lui ad indagare sull’agenda elettronica Casio di Giovanni Falcone. Autorevoli testimoni affermano che non funzionava più da tempo perché smagnetizzata in aeroporto. Ma il poliziotto non si fida, e ha ragione. Scopre che i file sono stati misteriosamente cancellati mentre l’agenda era già sotto sequestro. Dopo un lavoro di gruppo meticoloso con i tecnici giapponesi della Casio, Genchi riesce in pochi mesi a recuperare i file. Sono le annotazioni top secret di Falcone. L’esperto informatico sa ora che qualcuno ha mentito e che il compianto magistrato quell’agenda la utilizzava, eccome. Trova segnati gli incontri e gli appuntamenti che aveva previsto addirittura fino a qualche settimana dopo la strage. Scopre un segretissimo viaggio negli Stati Uniti nell’aprile del 1992, anche questo smentito da certi testimoni. Scova un incontro con il procuratore capo Gianmanco, superiore poco amato da Falcone per il clima velenoso creatosi a Palermo. Poi c’è un incontro segreto ed anomalo, perché mai registrato in nessun archivio istituzionale, con il boss di Cosa Nostre Gaspare Mutolo. Killer ed autista di Totò Riina che proprio nel ’92 si era dichiarato pronto a pentirsi.
Intanto Genchi comincia a sentirsi solo. Arrivano puntuali fughe di notizie sul suo lavoro. Fughe pilotate. La tensione cresce e al vice-questore vengono fornite scorta ed auto blindata. Il poliziotto però rifiuta e in una lettera datata 7 dicembre 1992 scrive al questore Matteo Cinque: “Più che alla sicurezza personale ho badato a preservare accuratamente il contenuto dei miei scritti, dei miei ricordi, degli aspetti più inediti e più salienti di un’esperienza affascinante e significativa”.
Genchi continua a decodificare e collegare. Tramite i tabulati telefonici e i numeri di identificazione delle schede sim dei cellulari, sembra poter tracciare una dettagliata mappa dei rapporti tra mafia, politica, servizi segreti e alti funzionare statali. L’indagine però si inabissa. L’esperto informatico decide di lasciare e si mette a fare il consulente delle Procure. Quando arriva in tribunale, rigorosamente in jeans e maglietta, custodisce gelosamente le sue perizie in un hard-disk criptato, protetto da chiavi e password di ogni tipo. Genchi non fa sconti a nessuno. Si è trovato infatti ad indagare e a far condannare suoi vecchi compagni di scuola e università. Nella sue figura si concentrano il fiuto del poliziotto, il rigore del matematico, la velocità dell’informatica, il mistero della segretezza.

I contenuti dell’archivio. Ammesso che esista un archivio collezionato da Gioacchino Genchi, ecco quello che potrebbe contenere. Dal tracciato telefonico dei cellulari egli riesce a ritrovare l’imei (numero seriale dei cellulari) e le sim utilizzate anche se falsificate o coperte. Poi confronta questi dati con tracce bancomat, telepass, carte di credito, ricariche, viaggi aerei e in nave, conti correnti e operazioni societarie. Dai processi al senatore Dell’Utri a quello dell’ex presidente della Regione Sicilia Cuffaro, dalla scomparsa di Denise Pipitone alle talpe del Boss Guttadauro del quartiere Brancaccio nel dda di Palermo. Una serie di indagini molto delicate sono passate sotto i suoi occhi e le sue orecchie. L’archivio potrebbe contenere migliaia di pagine scritte dallo stesso Genchi. Il quale ricostruirebbe una rete di connessioni tra i personaggi più disparati confrontando ed elaborando i dati a sua disposizione. Una banca dati in cui si avrebbero a disposizione spostamenti, acquisti, telefonate, rapporti ed incontri di tutti coloro che sono stati captati dai programmi informatici del consulente e che potrebbero anche non essere stati direttamente indagati dalle Procure. Non intercettazioni telefoniche quindi, che sarebbero penalmente illegali, ma dati. I quali permetterebbero dettagliate ricostruzioni delle vite e delle attività di chi sia stato intercettato telematicamente dagli strumenti di Gioacchino Genchi.

Se l’archivio esistesse davvero e fosse realmente così dettagliato, potrebbe rivelarsi uno scandalo di dimensioni colossali tanto per la magistratura quanto per la classe politica ed i servizi segreti. Non rimane che aspettare ed attendere se la bomba innescata esploda oppure no. Intanto Genchi nel suo bunker continua a lavorare. Chi lo conosce sostiene che sia impegnato per 18 ore al giorno nella sua attività e che oramai non si fidi più quasi di nessuno.

Lorenzo Castellani

Commenti

3 Responses to “Dossier-caso Genchi. Chi è. Cosa potrebbe contenere il suo archivio”

  1. pippo on gennaio 29th, 2009 00.39

    “…e che potrebbero anche non essere stati direttamente indagati dalle Procure…” ho letto l’intero articolo e questa, che riporto testualmente, mi pare sia l’unica “prova” a carico del sig. Genchi… fossi in voi mi vergognerei…

  2. Redazione on gennaio 29th, 2009 10.53

    Se ha letto l’articolo avrà visto che ci siamo limitati a fare una fotografia della situazione e a formulare delle ipotesi. Nessuno, qui, è accusato di niente. Quindi nessun altro, crediamo, deve vergognarsi di alcunchè.

  3. francesco on gennaio 29th, 2009 20.56

    Il dottor Genchi è un uomo di Stato e non di governo come nell’ amministrazione statale ce ne sono tanti . La sua posizione in merito all’indagine con De Magistris sembrava essere chiusa con il trasferimento del magistrato, ma al momento giusto quando sta per passare la riforma della giustizia e delle intercettazioni serviva rispolverarla, addirittura farla diventare il più grosso scandalo della Repubblica, chi lo ha detto forse ha vissuto all’estero in questi ultimi 50 anni. L’altra sera a condurre matrix c’era Emilio Fede, e no Mentana che negli ultimi tempi stava guadagnando tanta stima, con quelle posizioni gli sono costate l’esilio e tante umiliazioni, tipo quella di aspettare un ospite tanto desiderato che alla fine lo ha puntualmente bidonato. L’italia cerca disperatamente uomini come Genchi che possano ridarle dignità.

Bottom