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Elezioni in Sardegna, sfida oltre la Regione. Berlusconi contro Soru

gennaio 26, 2009 di Redazione 

Cominciamo ad occuparci del voto del prossimo 15 e 16 febbraio sull’isola. Dell’elezione che vale per il rinnovo del parlamentino sardo e del suo governatore, ma che ha anche una indubbia valenza nazionale. Ce l’ha, e lo ha capito il presidente del Consiglio, anche e soprattutto perchè il candidato del centrosinistra non è solo l’autorevole presidente uscente della Regione. Renato Soru è la figura che più di tutte sta catalizzando le speranze del popolo del Pd per una possibile leadership del futuro. E noi, che torneremo invece sugli aspetti più territoriali delle elezioni, cominciamo, a venti giorni dal voto, ad indagare su questo.

Nella foto, il candidato alla presidenza della Regione Sardegna per il centrosinistra, Renato Soru

di Lorenzo CASTELLANI

C’è aria di battaglia nell’isola. Come c’era quando nel 535 a.C. i nuraghi avvistarono le navi degli invasori cartaginesi che avanzavano a vele spiegate verso il loro territorio. Le attenzioni politiche ed elettorali del momento sono rivolte proprio alla Sardegna, dove due coalizioni si combattono a suon di slogan, comizi, manifesti e polemiche per il controllo politico della Regione Autonoma. Lo scontro si snoda tra le innumerevoli e suggestive piazze di questa terra meravigliosa di 24 mila chilometri di foreste, campagne e coste immerse in un mare miracoloso. Lo scontro avrà fine solo il 16 febbraio, quando sapremo chi sarà il nuovo Presidente della Regione Sardegna. Il vincitore della battaglia.
L’isola, da tempo immemore territorio strategico, continua ad esserlo per le due maggiori forze politiche a livello nazionale che non vogliono pensare di perderlo. Si stanno battendo e continueranno a farlo con ogni forza e con ogni mezzo. Vincere in Sardegna, politicamente parlando, vuol dire dimostrare qualcosa al Paese.
Ma in questo assalto politico al territorio sardo c’è qualcuno che rischia più di ogni altro. Questo qualcuno ha un nome e un cognome, si chiama Renato Soru. Il Presidente uscente non è solo l’uomo da battere, ma è la figura sulla quale sembrano soffermarsi le attenzioni di buona parte del PD quando si parla di futuro con la f maiuscola. E’ l’homo novus che potrebbe colmare il vuoto di leadership che attanaglia da mesi le dinamiche intestine del Partito Democratico. Lo stesso Soru non sconfessa la posizione conquistata: «La sconfitta non è per sempre. Se vinciamo in Sardegna, si può tornare a vincere e a battere Silvio Berlusconi, come ha fatto Prodi due volte». Si accredita quindi come l’uomo che può ridare fiducia al centrosinistra. Soru chiede al Pd «un forte segno di discontinuità», ovvero la non canditura di chi ha più di due legislature e di chi «non si riconosce nel programma». Poi torna ad inorgoglire i prodiani: «Bisognerebbe mettere più in risalto la continuità con l’esperienza di Romano Prodi e dell’Ulivo. Quella è la radice più autentica del Pd». Plausi per lui da quasi tutto il PD eccezion fatta per i ristretti gruppi di veltroniani e dalemiani. Il fondatore di Tiscali conquista consensi giorno dopo giorno all’interno del suo partito. Particolare ancora più importante, Soru è molto apprezzato tra gli elettori del centrosinistra. La sua figura esterna alle logiche di Roma, alle vecchie e morenti oligarchie di ex ds e margherita, lo configura come ancora di salvezza dell’unità del Pd, come personalità forte, caratterizzata da fermezza morale e scarsa inclinazione al compromesso. Elementi rari da ritrovare tra la dirigenza del Partito Democratico. Ha il giusto coraggio politico, è un imprenditore, ma è allo stesso tempo il proprietario de “L’Unità”. Non si lascia intimidire da Berlusconi al quale ribatte con veemenza, è gradito sia all’ala moderata sia a quella più riformista del PD. Dietro all’accento sardo, alla dialettica spesso inciampata, sembra annidarsi la concretezza. La determinazione del leader. Inoltre Soru non è uomo di partito, ha un passato scevro da incrostazioni ideologiche, non si attarda in nostalgie di un mondo anacronistico. Potrebbe rappresentare il superamento dei vecchi schemi, l’impegno della società civile nell’attività politica italiana. Ha 51 anni, quindi è sufficientemente giovane. Potrebbe essere un leader moderno, una figura post-ideologica in senso compiuto, che tuttavia non dimentica le origini moderne del centrosinistra. Se diventerà leader del Pd in questo momento è impossibile dirlo, ma ha tutte le carte in regola per poterlo fare.
Silvio Berlusconi questo lo ho capito. Ha fiutato nell’aria odore di pericolo. Per questo in Sardegna vuole evitare il rischio di una sconfitta più che in ogni altra regione d’Italia. Non solo perché questa, dopo la Lombardia, è la sua seconda casa. Non solo perché vincere vorrebbe dire consolidare ulteriormente la posizione di governo e di consenso del suo partito. Il presidente del Consiglio vuole vincere perché questo vorrebbe dire tagliare fuori, almeno per il momento, Renato Soru dai giochi partitici che potrebbero determinare un’ipotetica e per il momento teorica rinascita del Partito Democratico. Vincere vorrebbe dire sconfiggere l’avversario del Premier più accreditato che la sinistra potrà offrire nei prossimi anni. Per questo si sta impegnando in prima persona in ogni provincia dell’isola, arrivando a volte ad oscurare l’immagine, per la verità un po’ sbiadita, di Ugo Cappellacci, candidato del Pdl alla presidenza della Regione.
Soru è un avversario temibile. Ha la forza necessaria per poter vince questa battaglia. I sondaggi, che lo danno in vantaggio di 6 punti rispetto allo sfidante Cappellacci, sembrerebbero confermarlo. La sua vittoria per il Pd potrebbe segnar un momento di rinascita e cambiamento. Potrebbe aprire all’imprenditore sardo le porte della politica nazionale e non in un ruolo di seconda linea. Lasciare spazio ad un leader che dovrà apparire un riformatore plausibile con una visione concreta del Paese. Dovrà ricostruire un’alleanza stile Ulivo, ma con un profilo più smagliante e una reale vocazione realizzatrice. Capace inoltre di andare d’accordo con i sindaci e gli amministratori del Pd delle città del Nord. Personalità spesso in contrasto con la segreteria romana. Forse è proprio tra i Comuni, le Province e le Regioni il PD detiene i suoi uomini migliori (Chiamparino, Cacciari e lo stesso Soru solo per fare alcuni nomi), tra i quali si può scorgere il leader di domani che sia capace di rivitalizzare la ormai oggettivamente obsoleta dirigenza capitolina.

Lorenzo Castellani

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