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Appello per la democrazia di Segni Primarie/ uninominale/ sep. poteri

gennaio 22, 2009 di Redazione 

L’ispirazione (e l’occasione) è quella di cui scrive Sebastiano Messina, inviato speciale di “Repubblica” tra i primi firmatari del documento, agli amici di Facebook nelle ore dell’insediamento di Obama alla Casa Bianca: “E se provassimo a smuovere le acque anche da noi?”. La “necessità” è quella di tutte le battaglie di Mario Segni, dare al nostro Paese una democrazia compiuta e funzionante di chiara caratterizzazione liberale. Il mezzo è questo nuovo “appello” – lanciato e ora “condotto” proprio su Facebook - alle parti virtuose del Paese. Andiamo a conoscere il documento attraverso questo pezzo del giovanissimo Lorenzo Castellani che comincia così la sua collaborazione con il Politico.it.

Nella foto, Mario Segni

 

di Lorenzo CASTELLANI

Parte da un sito internet e arriva ad avere il gruppo su Facebook. Questo è già un segno di novità. E’ la nuova organizzazione politico-culturale fondata da Mario Segni, professore di diritto civile prestato per lunghi anni alla politica come deputato e parlamentare europeo.

Il titolo è grintoso, esclamativo: “Appello per la democrazia: Contiamoci!”. I firmatari ci sono e sono anche nomi prestigiosi. Da Giorgio Bocca a Gian Antonio Stella, da Cesare Romiti a Gad Lerner fino ad Andrea Camilleri passando per Renzo Arbore e Filippo Andreatta. Solo per citare i più noti all’opinione pubblica, insieme ad altre eminenze grigie del nostro paese e a gente comune che aderisce.

Il progetto vuole essere ambizioso e cerca di sfruttare lo strepitoso eco di entusiasmo generato dall’elezione di Barack Obama alla Casa Bianca. Cinque i punti principali ed ideali su cui verte il programma riformatore dell’organizzazione. Le primarie, interne ai partiti, si dovrebbero instaurare come consuetudine politica, così che siano gli elettori a scegliere i loro comandanti in campagna elettorale. Elezione democratica perciò del candidato premier di ogni coalizione, così che questa divenga realmente un primus inter pares scelto dagli elettori del partito.

Al secondo punto, una delle premesse inviolabili dell’idea politica di Mario Segni. Adozione di un sistema maggioritario che garantisca stabilità e governabilità al paese. Capace di creare mediante collegio uninominale un solido legame tra eletto ed elettore. Sistema che potrebbe per altro garantire l’ingresso in parlamento di eminenti personalità in modo più semplice, mediante la possibilità degli elettori di esprimere un voto di preferenza.

Il terzo punto recita una non meglio precisata scelta popolare del governo. Idealmente basata su un governo formato dai candidati con più preferenze attribuitegli dal voto e maggiormente competenti ad occupare un dicastero di loro effettiva e reale competenza.

Il quarto punto esprime la meta finale dell’accidentato sentiero sulla quale la politica italiana sembra già essere avviata: il bipartitismo. Secondo Segni e soci questo dovrebbe garantire una maggiore chiarezza e stabilità tanto nella scelta che si troveranno a fare gli elettori tanto nella formazione di maggioranze e minoranze in Parlamento.

Quinto ed ultimo punto di chiara ispirazione liberale. Separazione dei poteri e reale autonomia delle istituzioni. Portare ad una più ampia capacità di autogestione e quindi di responsabilità da parte degli enti ed assicurare, in particolare, l’indipendenza del potere giudiziario dalle intromissioni e le ingerenze dell’esecutivo. La democrazia americana è quindi il vero, reale punto di riferimento dell’organizzazione.

Segni dà dunque vita al suo sogno di riformatore della vita pubblica prima e solo conseguentemente della vita politica. Un’organizzazione che vuole guardare così avanti da guardare oltreoceano. L’unica riserva è che per immaginare un futuro diverso e migliore si perda contatto con la dura e concreta realtà. E’ sotto gli occhi di tutti di come la speranza di cambiamento pervada indistintamente ogni parte del globo, Italia compresa. Resta ora il ben più difficile compito di tradurre la bellezza, la profondità dei messaggi e delle parole in fattispecie concrete.

Lorenzo Castellani

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