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Ritratto di Giovanni Spadolini. Uno dei grandi della Prima Repubblica

gennaio 20, 2009 di Redazione 

Questa è la storia di un due volte presidente del Consiglio. E molto di più. La storia di un grande uomo (politico) che si distinse per il suo spessore morale e intellettuale, e che ebbe modo di toccare (suo malgrado) anche il periodo in cui la politica italiana è entrata in crisi. Arrivò a Palazzo Chigi - dopo alcune esperienze da ministro - ”espressione” di un piccolo partito, il Pri, stretto tra i molossi (allora ancora in piedi) del Novecento. Fu il primo non democristiano a riuscirci. Se n’è andato troppo presto, prima di ogni altro tra i suoi “compagni di avventura” . Questa è la storia di Giovanni Spadolini.  

Nella foto, Giovanni Spadolini

di Domenico OCCHIPINTI

«Il mio desiderio è quello di vedere le stanze della mia casa a Pian dei Giullari – quando io non ci sarò più – popolate di giovani che studiano le carte e i libri che ho raccolto nel corso di tutta la mia vita. Aiutati da un’università più aperta di quella che noi siamo riusciti a costituire e illuminati da un amore per l’Italia maggiore di quello che noi siamo riusciti a trasmettere loro. Voglio che quella casa, dopo la mia morte, rimanga la “casa dei libri”. Tutto dovrà rimanere così come è, in cima a quel poggio di cipressi antichi: l’emeroteca, i libri, le collezioni, al servizio delle nuove generazioni di studiosi».
Lui non c’è più dal 4 agosto 1994, ma in quella casa tutto è rimasto com’era anzi si è arricchita, negli anni, di libri ed altre opere, messe, gratuitamente, a disposizione di ogni studioso.
Giovanni Spadolini, che in quella casa fiorentina ci viveva, espresse la volontà che quella fosse la biblioteca della Fondazione Spadolini Nuova Antologia, da lui istituita nel 1980 per promuovere la cultura attraverso la formazione dei giovani per i quali destina borse di studio e partecipando all’organizzazione di mostre e convegni di interesse artistico e storico. Oggi la Fondazione conta di una casa-museo e di tre biblioteche che raccolgono oltre 100.000 volumi e numerosi cimeli di interesse storico e civico, in gran parte raccolti da Giovanni Spadolini.
L’amore per la cultura e la storia è il filo conduttore unico nella vita di Spadolini che per il resto si divide in due parti. Nacque a Firenze, il 21 giugno 1925, in una famiglia borghese che lo crebbe in un vivace ambiente intellettuale: il padre era un pittore macchiaiolo proprietario di una biblioteca nella quale egli studiò e plasmò la sua formazione laica. Già in giovanissima età, 8 anni, si dilettava nella composizione di saggi biografici su uomini illustri e questa sua attitudine lo portò, terminati gli studi di legge, ad intraprendere sin dal più immediato dopoguerra la carriera di giornalista. In circa 25 anni lavorò per “Il Messaggero”, “il Borghese”, “il Mondo” e poi da direttore al “Resto de Carlino”, per 13 anni ed al “Corriere della Sera” dal 1968 fino a quando, nel 1972, la politica non si accorse di lui.
Causa elezioni politiche anticipate ed un incontro, voluto dall’influente collega del Corriere, Gaetano Afeltra, fra l’allora segretario del PRI Ugo la Malfa e appunto Giovanni Spadolini, si materializzò la possibilità di ottenere un collegio senatoriale a Milano.
Quel che viene dopo la sua elezione, come indipendente, nelle liste del PRI è la parte che più forse conosciamo di questa figura che ha sorvolato, leggera, un ventennio travagliato e pieno di ombre per la politica italiana.
Avremmo detto un pio prestato alla politica, se non fosse stato, da sempre, ateo perché strenuo difensore della laicità.

Egli seguì sempre e principalmente la sua inclinazione intellettuale, fu anche presidente del CDA della Bocconi, dal 1976 alla morte, coltivando la sua passione civica per la storia del nostro Paese, soprattutto quella dell’Ottocento, di cui è considerato uno dei più grandi studiosi e conoscitori.
Dell’ottocento lo affascinava la figura di Giuseppe Mazzini, del quale amava le idee. Lo apprezzava a tal punto che sulla sua lapide di marmo bianco, sulla quale sventola perennemente un tricolore, dispose fosse riportata la sua firma con scritto sotto “un italiano”.
“E’ morto al momento giusto perché non era trasferibile in questa Seconda Repubblica”: così disse Indro Montanelli del suo amico e collega scomparso, troppo presto, perché di tutta quella generazione di governanti, fu il primo ad andarsene.
Ma nella sua breve e brillante carriera politica Giovanni era stato spesso “il primo”: Primo Ministro dei Beni Culturali ed Ambientali perché da lui il ministero fu “inventato”, nel 1974, togliendo e riunendo sotto di esso competenze che prima erano dei Ministeri della Pubblica Istruzione e dell’Interno. Nel 1979 fu il primo Ministro non democristiano della Pubblica Istruzione. La sua ascesa raggiunse il culmine quando Pertini lo nominò, nel 1981, Presidente del Consiglio dei Ministri ed anche in questo caso fu il primo non DC della storia dell’Italia repubblicana. Una sterile diatriba fra due ministri del suo governo, che egli stesso apostrofò come “lite delle comari”, troncò bruscamente il suo mandato dopo appena un anno e mezzo.

La condotta sempre equidistante e conciliante tenuta nelle diverse situazioni che l’attività politica gli sottopose lo spinsero, quasi naturalmente, ad assumere cariche istituzionali da interpretare con la sua proverbiale moderazione e il buon senso. Fu Presidente del Senato dal 1987 al 1994 fino alla mancata riconferma per un solo voto, a favore di Scognamiglio, e dal 1991, anche senatore a vita per nomina di Cossiga.
E degli ultimi anni la frase che più di ogni altra ci rivela chi fosse e dove volesse arrivare Spadolini: “Il male che mi affligge si chiama Italia. Questo paese ha tanti problemi e io sono qui senza poter far nulla”. Esprime l’impotenza e il rammarico di un uomo perbene al cospetto del (mal)governo che di li a poco fu travolto dalle inchieste di “Mani pulite” lasciando pochi “superstiti”. Fra gli immuni appunto Giovanni Spadolini che per statura ed integrità morale, unita alla proverbiale timidezza, che lo ha sempre contraddistinto, è immortalato nella memoria degli italiani con due immagini in particolare. Una tratta dalle famose tavole del disegnatore umoristico Forattini che lo ritraggono come un rubicondo putto senza vestiti, a sottolinearne la purezza e l’altra lasciataci da Montanelli che alla sua scomparsa, attraverso la prima pagina de “La Voce”, saluta lo Spadolini istituzionale, solenne ed intellettuale raffigurato mentre sale una lunga scala fatta di libri e che scompare tra le nuvole sormontata dal titolo: “Buon viaggio professore”.

Domenico Occhipinti

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