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Israele ritira le truppe. Il bilancio della devastazione nella Striscia

gennaio 20, 2009 di Redazione 

La guerra è finita, almeno per il momento, ed è ora di fare i conti con ciò che ha prodotto. Le morti, ovviamente, innanzitutto. I danni infrastrutturali nella Striscia (si parla di un “costo” di poco meno di un milione e mezzo di euro). Poi c’è il tema politico, su due fronti: come l’azione militare può influire sull’andamento delle elezioni, imminenti, in Israele; come la contrapposizione a Gaza si riflette nelle divisioni che sono (ri)emerse tra gli Stati arabi. Oltre a questo, l’uso delle armi di nuova generazione da parte israeliana e la prossima visita di Ban Ki-moon a Gaza. Bilancio, triste, di ventidue giorni di conflitto. La firma, come sempre, è di Luana Crisarà.

Nella foto, distruzione a Gaza

ISRAELE RITIRA LE TRUPPE. BILANCIO DELLA DEVASTAZIONE NELLA STRISCIA DI GAZA

di Luana CRISARA’

La calma regna su Gaza. Tsahal, l’esercito israeliano, sta completando il ritiro unilaterale da Gaza iniziato domenica sera dopo aver raggiunto gran parte degli obbiettivi. L’attacco israeliano sferrato il 27 dicembre scorso sembra essere concluso e adesso si calcolano i danni dopo 22 giorni di guerra. Più di 5.000 case distrutte e circa 17.000 danneggiate, più di 1.300 palestinesi uccisi, tra cui molti civili e circa un terzo bambini. Secondo l’agenzia palestinese per le statistiche i danni alle infrastrutture ammonterebbero a poco meno di un milione e mezzo di euro. Si teme inoltre per il diffondersi di malattie a causa dei cadaveri in decomposizione che si celano tra le rovine delle case distrutte.

Il ministro degli Esteri israeliano Tzipi Livni si è dichiarata soddisfatta della missione israeliana, affermando che la resistenza palestinese è rimasta sorpresa dall’attacco. Ma anche Hamas, che ha accettato la tregua interrompendo il lancio di razzi, proclama vittoria, nonostante Gaza sia diventata un luogo di morte e distruzione. L’ala armata del partito starebbe già riorganizzando il suo arsenale militare. Israele si è detto pronto a rispondere con la forza in caso Hamas ricominci le ostilità.

Il ritiro dalla Striscia di Gaza avviene circa tre settimane prima delle elezioni del 10 febbraio per il rinnovamento della Knesset, il parlamento israeliano. L’operazione ‘Piombo Fuso’ ha fatto guadagnare terreno al candidato laburista, Ehud Barak, attuale ministro della Difesa, ma il favorito rimarrebbe comunque l’ex premier di destra Benjamin Netanyahu.

Durante l’offensiva Israele ha utilizzato armi di nuove generazione, in particolare fosforo bianco, secondo l’organizzazione Human Right Watch. Questo tipo di arma chimica di tipo incendiario usata come cortina fumogena nel campo di battaglia, non è specificatamente bandita dal diritto umanitario internazionale, ma è comunque proibita nelle aree densamente popolate. Israele ha utilizzato più volte armi proibite dal diritto umanitario, come cluster bomb, uranio impoverito e fosforo bianco durante il conflitto del 2006 in Libano.

Il summit arabo di lunedì scorso a Kuwait City ha mostrato le profonde divisioni tra i governi degli Stati arabi circa la situazione a Gaza. Mentre Siria e Qatar hanno proposto di prendere posizione contro Israele, il sovrano saudita Abdallah bin Abdalaziz e il rais egiziano Hosni Mubarak, hanno dichiarato che le radici del conflitto stanno nella presunta interferenza iraniana. “Gli arabi dovrebbero sostenere la resistenza palestinese. Chiedo ufficialmente di dichiarare Israele uno Stato terrorista per i crimini commessi a Gaza”, ha detto il presidente siriano, Bashar al-Asad.

Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki Mon, visiterà a breve la Striscia di Gaza e il sud di Israele durante la sua missione di pace. Ma finché la resistenza palestinese non riconoscerà lo Stato di Israele e la comunità internazionale non accetterà Hamas come interlocutore qualsiasi tentativo di pace sarà vano. E durante il giorno dell’investitura di Obama alla Casa Bianca, come suggerisce lo scrittore israeliano Akiva Eldar, israeliani e palestinesi dicono “No, we can’t”.

Luana Crisarà

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