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“Il fuoco della poesia”, commenti alla vita e alla società, di Rondoni

gennaio 16, 2009 di Redazione 

Enrico Pietrangeli, lo scrittore de il Politico.it, ci porta oggi a conosce- re questo libro di Davide Rondoni, che compone in un’antologia di poesie alcuni dei versi più significativi del nostro tempo e non solo. Attraverso la rilettura e i commenti alle opere Rondoni, poeta a sua volta, riflette sui problemi di oggi, attraverso la prospettiva di persona che crede. Conosciamo dunque il suo punto di vista – e il libro – in questa nota di lettura di Pietrangeli.

Nella foto, Davide Rondoni

di ENRICO PIETRANGELI

Iconoclasta di un mondo sgretolato, impegnato in astrusi, grotteschi esercizi volti a vanificare la morte in una cultura anaffettiva nel suo essere sentimentalista, Rondoni accende luci e speranze attraverso allegoriche, colorate finestre ritratte nella copertina, novello surrogato di stelle per una perduta, sublimante tradizione. Invoca poesia, consapevole suggestione di appartenenza ad altro perché di stelle, in fondo, siamo costituiti. Dell’umano calore, della vita e dell’oltre, piccole frammentarie luci ritraggono un ulteriore cosmo, una comune origine per un divenire ignoto nella chiave di un medesimo mistero da condividere. Rondoni, con “Il fuoco della poesia”, v’intraprende il suo ponderato viaggio nell’ “oggi”, come cattolico allineato e assumendone con coraggio le scelte, ma in una dimensione comunque universale e illuminata di esegesi poetica da cui non possiamo prescindere sebbene, beninteso, restino sempre opinabili talune identità di posizioni. Si apre con un nodo epistolare pretestuoso, che “da palo in frasca” riesce a dialogare nell’armonioso caos poetico con la cronaca di tutti i giorni. L’autore veste i panni del bardo indignato per il suo paese, ma anche quelli del crociato, baluardo di cristianità contro le volgarità di questo mondo, “il niente della schiavitù” in un vuoto di valori, l’indifferenza del vivere. Nel merito e nella qualità delle motivazioni, resta il miracolo dell’amore, se autentico. Sì, perché tra i mali elencati nell’anamnesi di cronache l’ipocrisia imperversa come una cancrena conclamata nel nostro vivere, anzi non vivere. Famiglia evocata tra “ronde” di mamme, insita in una tradizione incapace di rigenerarsi e che, proprio nell’amore, non è più in grado d’interrogarsi sull’inadeguatezza e il disagio di spazi e ruoli come pure dei mezzi legislativi. Famiglia che, a mio parere, dovrebbe estendersi ed evolversi per salvaguardare un futuro piuttosto che riproporsi nella sua dissoluzione. “La tradizione è sempre da conquistare, diceva Eliot”, non da emulare. Lo sguardo poetico di Rondoni si sofferma su tematiche delicate e di rilievo come aborto, fecondazione assistita, omosessualità ed eutanasia riuscendo a esemplificare i più convincenti spunti tra strisce di cocaina e “ansia di prestazione” o nella tv “droga psicologica”, “dio algido del nostro tempo”. Inevitabilmente si attraversa la storia, quella più recente, che va dai kamikaze dell’ 11 settembre agli sciacalli di New Orleans, controfigura del “nostro cuore”. Rievocati anche gli anni Settanta che, secondo me, non sono soltanto un modello diseducativo anzi, c’era un vivido, libero e sincero senso di ricerca spirituale e amore, soprattutto nel filone di certa cultura hippy-psichedelica. Oggi c’è la “generazione bancomat”, priva di un riferimento educativo autentico e libero, che segna il “nulla” evocato attraverso i versi di Montale. Qualche laico qua e là additato, come Grillini con l’aneddoto dantesco o la Hack in tutto il suo “livore anticattolico dal sapore ottocentesco”. Rilevante l’attestato di stima per il coraggio della Fallaci, a testimonianza vengono riportati eloquenti frammenti di una conversazione: “le due grandi questioni sono Dio e la libertà”. Pertanto, di fronte a una Chiesa schietta con le sue “indicazioni” nel rispetto della “libertà di chiunque” coesiste il Voltaire di “non sono d’accordo con le tue idee, ma darei la mia vita perché tu possa esprimerle”. Viceversa, sull’altro fronte, troviamo intolleranza ed estremismo con tutto il male che ne consegue. Per “uscire dal Novecento”, certamente, occorre rivalutare quegli aspetti spirituali più evoluti e saldamente rappresentati dalle religioni piuttosto che accomunarli nel “brodo di cultura del nuovo fanatismo”, così come Rondoni ravvisa in Wiesel. Fondamentali restano “gli artisti. Meno noiosi dei filosofi, della grande maggioranza dei preti e dei commentatori”, perchè quel “tacito, infinito andar del tempo” è una “costante cosmologica” che riporta a sottili equilibri che soltanto un poeta può cogliere.

Enrico Pietrangeli

Commenti

One Response to ““Il fuoco della poesia”, commenti alla vita e alla società, di Rondoni”

  1. velse on settembre 27th, 2009 09.34

    SPERO CHE PARLI LA POESIA CHE HO SCELTO PER ME.

    CIONDOLI DI STELLE SPENTE/ Sui fossili hanno scritto di niente le stelle spente, ciondoli che hanno scritto del niente. Ho lasciato morisse il suono dell’inverno d’incenso mentre andava lontano per tanto tempo,andava in catastrofi mimetizzato e cataclismi a far tremare le coscienze delle polveri di cristalli e vetro delle galassie cieche, ma non ho capito dov’è tutto il suo rumore mutilato di cento giorni e più se il nostro silenzio non piange ma solo ci su rosee labbra morse,ci lascia impiccati d’amore a gridare quanto ci saremmo amati per tutto il resto delle stagioni dalla schiuma di stelle cadenti che fanno onde di costellazioni. Non saprò mai dire mondo,non saprò mai di niente se non della fierezza dei sassi e degli scogli, a piangere d’inverno in acqua con Dio a mezzo metro. ALESSANDRO IDISIUM LUPOEDITORE

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