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I gusti culturali dei giovani di Pdl e Pd. Li abbiamo chiesti a 4 “grandi”

gennaio 12, 2009 di Redazione 

Fausto Raciti, primo segretario na- zionale dei Giovani Democratici. Carlo Fidanza, vicepresidente na- zionale di Azione Giovani. E con loro Cristiana Alicata, scrittrice, militante LGBT, e Alessandro Dalrio, dirigente di Forza Italia a Bologna. Gli abbiamo chiesto cosa leggono, ascoltano, vedono al cinema. Per capire cosa pensano (gli uni degli altri). Risultato? Abbiamo buone speranze…

Nelle foto, Carlo Fidanza e Fausto Raciti

di Domenico OCCHIPINTI

Cosa ascoltano, leggono e vedono al cinema i giovani di centrodestra e centrosinistra ma soprattutto perché preferiscono quella canzone o quel libro o un genere di film. Ciclicamente, di pari passo con l’avvicendarsi delle generazioni, questi gusti cambiano, si modificano e forse tendono talvolta ad avvicinarsi quasi a convergere. Per comprendere meglio in cosa si identificano oggi i giovani delle diverse aree culturali del Paese abbiamo distolto dai loro molteplici impegni quattro ragazzi, che a dispetto della giovane età hanno già maturato una significativa esperienza politica che li ha portati oggi a ricoprire ruoli rilevanti e di responsabilità a livello nazionale o territoriale, per chiedergli quali fossero i loro interessi in ambito musicale, letterario e cinematografico.
Gli spunti che ci hanno offerto sono tanti ed andandoli ad esaminare salta in primo luogo all’occhio l’attenzione di tutti a temi di stretta attualità, problemi e questioni del nostro tempo. Uno sguardo attento alle difficoltà economiche mondiali lo suggerisce Carlo Fidanza, 32 anni, consigliere comunale a Milano e vicepresidente di Azione Giovani, quando ci indica il libro di Giulio Tremonti “La paura e la speranza” che per lui offre una visione lucida della crisi globale e la via per superarla.
La guerra e le sue crudeltà ci vengono narrate nel libro “Forse domani t’ammazzo - 58 giorni all’inferno”, che ci ricorda il rapimento e la prigionia dei quattro ostaggi italiani e la barbara uccisione di uno di essi, Fabrizio Quattrocchi: sicuramente un tema più sentito da ambienti di destra, più direttamente colpiti dalla tragedia anche perché proprio il governo Berlusconi di allora aveva deciso la missione in Iraq. E la segnalazione del libro ci viene da Alessandro Dalrio 24 anni, bolognese, responsabile cittadino di FI per le politiche sociali e l’immigrazione e responsabile regionale di Forza Italia Giovani (dipartimento politiche giovanili).
E al tempo stesso Dalrio sposa totalmente la condanna del nazismo e dell’olocausto, indicando il capolavoro di Spielberg “Schindler’s list” come suo film preferito. Sempre sullo stesso tema ci consiglia anche due libri: “La Notte” di Elie Wiesel che descrive il suo tragico arrivo al campo di Auschwitz e “L’amico ritrovato” di Fred Uhlman che ci racconta di una amicizia nata in uno dei periodi più tetri della storia moderna, proprio la Germania poco prima dell’ascesa al potere di Adolf Hitler. Non più attualità, dunque, e la voglia di Alessandro di affrontare un tema che per anni è stato scomodo da trattare in certe aree della destra. Tutto questo dimostra ancora una volta la volontà di prendere le distanze dagli orrori di quei regimi totalitari che si collocavano a destra ma che in realtà erano incollocabili, fuori dall’umano.
Resta ancora tabù per tanti ma non per Cristiana Alicata l’argomento-omosessualità e suoi diritti. Lei ha 32 anni ed è responsabile commerciale di una grande casa automobilistica, ma da sempre è un’attivista di sinistra, oggi nel PD e del movimento GLBT. Difende con grinta i diritti fondanti del movimento a cui appartiene, che sono anche, nella sua vita privata, i suoi diritti e quelli della sua compagna.
Cristiana consiglia un bel film a riguardo: “Le fate ignoranti”, “Per la delicatezza con cui Ozpetek sa penetrare nell’amore e nella sua complessità, soprattutto nel bisogno, tutto umano tutto terreno di completare se stessi. E’ un film duro che giustifica il tradimento e la bugia, ma sa anche essere tenero e delicato, descrivendo il mondo omosessuale ad una Margherita Buy rigida e borghese nella sua colorata e dolorosa essenza. E’ un film in cui i limiti dell’umano, la sofferenza assumono la forma che devono avere: una forma dimensionata ai nostri limiti. E’ un film doloroso non solo perché parla di un lutto, ma perché ci mette davanti alla relatività ed all’imperfezione. La nostra”.
In continuo divenire anche il tema dello spunto che ci viene da Fausto Raciti, 24 anni, neo-eletto primo segretario nazionale dei Giovani Democratici. La sua è una indicazione di genere politico-economico che ci invita a guardarci intorno. Più precisamente individua il modello spagnolo come quello da seguire e lo fa spiegandoci come i gialli di Alicia Giménez Bartlett, attraverso le inchieste del ispettore di polizia Petra Delicado, riescano a raccontare in maniera originale la Spagna di oggi, che reputa interessante.
Stupisce, ma non più di tanto, l’apprezzamento che Cristiana Alicata fa del genere fantasy scegliendo “La storia infinita” di Michael Hende. Ci permette di aprire una discussione, che da tempo tiene banco, sulla diffusa opinione che il genere fantastico sia riconducibile ad ambienti di destra e per di più estrema. La diatriba nacque già nei “facinorosi” anni settanta quando si compì l’errore di indicare come di destra il più fervido autore del tempo, Tolkien. Fu conseguenza logica che, poi, i ragazzi trovassero analogie con i loro ideali destrorsi, nelle sue opere e nei personaggi. Ma un po’ tutto il filone subì il fenomeno dell’identificazione nel momento in cui raccontava battaglie epiche piuttosto che storie celtiche molto apprezzate già in epoca nazista. Questa concezione sembra ormai superata, sicuramente è così per Alicata che ci riferisce di come “La storia infinita” le abbia insegnato la riflessione su di sè e il senso fisico della discriminazione.
Convergono alquanto i gusti musicali e, anzi, si toccano quando Carlo Fidanza dice di apprezzare Battiato, come artista, e soprattutto di gradire una canzone di De Gregori, “Il cuoco di Salò”. Cristiana, invece, inanella tutta una serie di artisti che più o meno sono circoscrivibili nell’area culturale della sinistra, vedi i Modena City Ramblers, Guccini o il De Andrè di questi giorni. Alcuni gruppi e cantanti per cultura e temi trattati difficilmente potranno entrare nel cuore di giovani di centrodestra, ma Fidanza ci dimostra come contaminazioni, incontri siano possibili.
Una scelta molto netta, ma anche personale, in quanto legata al ricordo di una campagna elettorale, è quella che fa Alessandro Dalrio ricordando l’inno coniato ad hoc da Andrea Vampini “Meno male che Silvio c’è”. Da sempre la politica associa melodie ai suoi momenti ed è normale che esse vengano più facilmente recepite dai giovani e fatte proprie.
La positività, al di là di ogni politica (di parte), è apprezzata da Fausto Raciti nel testo “Riprendere Berlino” degli Afterhours che canta di certi sogni che non si abbandonano mai, i nostri; come sono tutti nostri anche i ricordi anch’essi positivi e bipartisan che Carlo Fidanza piacevolmente riassapora ascoltando “Gli anni” degli 883, perché ci offre spaccati di vita reale che appartengono ad una generazione che abbiamo vissuto.
Lo stesso Fidanza ci confessa di aver letto in anni giovanili “Cent’anni di solitudine” ed averlo apprezzato molto salvo poi, riprendendolo in anni successivi, con la maturità e la formazione politica acquisita, rendersi conto di non riconoscersi più nei concetti espressi.
Proprio il libro di Marquez ci consente un’ultima considerazione: in questo viaggio che abbiamo condotto si intravvede una certa indipendenza dalla politicizzazione estrema di un tempo. Forse le generazioni dei nostri genitori e nonni avevano più bisogno di simboli che motivassero la loro militanza. E’ vero che gli eventi storici e le rivolte creavano passioni più forti di quelle attuali ma anche tensioni e scontri che oggi, grazie ad una gioventù che ha capito gli errori ed è più lucida nel cercare di comprendere chi non la pensa esattamente allo stesso modo, non ci sono più.

Domenico Occhipinti

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